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"360"L’amore si può capire, o può restare ancora più incomprensibile, attraverso l’effetto domino della catena di personaggi che attraversano ‘360’ di Fernando Meirelles (premio Oscar per City of God). Una storia appunto a catena in cui tutti i personaggi sono in qualche modo legati tra loro e che vede, tra i protagonisti, Anthony Hopkins, Rachel Weisz, Jude Law e Ben Foster. Già passato al London Film Festival oggi in anteprima italiana al Bif&st di Bari, il film, sceneggiato da Peter Morgan (The Queen, Frost/Nixon), si basa su un romanzo, Reigen (Girotondo) dello scrittore austriaco Arthur Schnitzler che nel 1950 fu già tradotto per il grande schermo con Il piacere e l’amore, un film francese di Max Ophls.

In tutto una decina di personaggi per un cerchio di eventi, tutti connessi tra loro, che iniziano a Vienna, dove una giovane donna inizia a prostituirsi e, guarda caso, ha come primo cliente Jude Law. Si passa poi a Bratislava, Parigi, Londra, Denver, Phoenix e Rio de Janeiro, per poi chiudersi nuovamente a Vienna.

Law, intanto, è sposato con Rachel Weisz, che a Londra lo tradisce con un fotografo brasiliano, la cui fidanzata, una volta scoperta la relazione adulterina, lo lascia e torna in Brasile. Ma sull’aereo diretto a Denver, dove farà scalo, incontra Anthony Hopkins, la cui figlia è fuggita di casa anni prima perchè aveva scoperto che lui tradiva la madre.

In questa catena infinita di uomini e donne che si relazionano l’uno con l’altro, anche un maniaco sessuale appena uscito di prigione, la sorella della prostituta, un mafioso russo ed il suo autista, la moglie dell’autista e il suo capo, un musulmano innamorato di lei.

Alla base di tutto l’intreccio, anche e soprattutto il modo di comportarsi delle diverse classi sociali rispetto ad amore e sesso. Non solo. Come accade appunto in ‘360‘ di Meirelles, nei dieci quadri ai quali si assiste nel film, anche una bizzarra procedura. I personaggi dialogano due alla volta, per poi avviarsi inevitabilmente verso un inevitabile atto sessuale che tuttavia non viene mai mostrato. Uno dei due personaggi, poi, è anche protagonista del quadro successivo, in modo da creare quella catena di persone unite da un filo di cui non si capisce davvero il senso.