Tempo di lettura: 4 minuti

"Fabrika"
Come presentare con successo un progetto musicale indipendente in un mercato che è sempre più affollato e difficile? Il MOMArt (Motore meridiano delle arti) ci prova con Unplacked: un ciclo dedicato alla musica emergente pugliese, giunto ormai al suo terzo appuntamento.
È toccato stavolta ai Fabryka (Tiziana Felle alla voce, Stefano Milella alla batteria, Raffaele Stellacci al pianoforte, Agostino Scaranello al basso e Alessandro Semisa alla chitarra), che hanno presentato in anteprima il nuovo EP 5 Days.
L’ex discoteca di Adelfia, confiscata nel 2007 e adesso gestita dal Kismet, ha accolto un folto pubblico di fan e curiosi, che sono stati fatti accomodare su tappeti e cuscini, creando un’intima atmosfera di raccoglimento.
Dopo l’intervista di presentazione, i Fabryka hanno incantato i presenti con melodie dal sapore nordico, che evocano sogni fiabeschi o melanconici struggimenti, senza mai perdere la tenerezza. Per l’occasione erano presenti come tutor d’eccezione anche Tommaso Cerasuolo e Rossano Lo Mele dei Perturbazione.
Nata nel 2004, la band barese si è sempre distinta per l’approccio sperimentale, ottenendo riconoscimenti importanti da parte della critica e calcando palchi prestigiosi. Abbiamo approfittato dell’occasione per rivolgere a Tiziana Felle qualche domanda.

5 Days esce due anni dopo il vostro primo LP, Istantanea. Perché questa lunga pausa e quali sono le novità rispetto ai lavori precedenti?

Ci sono stati cambiamenti, trasformazioni all’interno della band proprio durante quella lunga pausa di cui parli. Raffaele Stellacci (attuale tastierista) ha sostituito Giovanni Chiapparino, che ha lavorato con noi fino alla realizzazione di Istantanea. Poi è entrato nella band Alessandro Semisa (chitarrista): avevamo l’esigenza di una chitarra più presente, che fosse rock ma allo stesso tempo riuscisse a colorare con parti melodiche e a dare quel tocco in più all’arrangiamento.
Naturalmente il nostro suono è cambiato: da essere più legato all’indie-tronic, al glitch, è diventato più fisico, più suonato; abbiamo perso quella freddezza che caratterizzava i nostri lavori precedenti, ora siamo vicini all’ indie-folk, al pop anni 90 senza tralasciare un certo sound britannico anni 80 che è radicato in noi.

"Fabrika"Come mai con questo disco siete ritornati alla lingua inglese?

Abbiamo sempre lavorato con due lingue in parallelo. Per l’album Istantanea abbiamo scelto l’italiano, perché era la lingua che più ci rispecchiava in quel momento. Dopo la sua realizzazione, però, abbiamo sentito l’esigenza di ritornare a scrivere in entrambe le lingue e ci siamo domandati: “Perché limitarci e scegliere una sola lingua? Perché non scrivere testi sia in italiano che in inglese e lasciare che tutto avvenga naturalmente?”
5 Days è il risultato di queste riflessioni; siamo profondamente convinti che ogni melodia nasca nella “sua” lingua e che debba liberamente intraprendere il suo naturale percorso.

In Retromania il critico Simon Reynolds ha affermato che la creatività musicale è morta negli anni ’90, uccisa dall’avvento del file sharing e di YouTube. Sarebbe infatti radicalmente cambiato l’approccio alla musica, passando a una fruizione compulsiva, superficiale e incostante, in cui tutto si appiattisce e non si fa altro che riproporre quello che si ascoltava trenta o cinquant’anni prima. È davvero possibile riuscire a comporre qualcosa di nuovo? E che rapporto avete coi vostri modelli musicali?

Io credo che nessuno componga qualcosa di completamente nuovo, credo che esistano variazioni più o meno originali di quello che già è stato detto. Il passato, la storia della musica, gli ascolti incidono su quello che facciamo.
Credo che si riuscirà sempre a comporre qualcosa e che ci saranno sempre musicisti più o meno originali che sapranno tradurre la contemporaneità e la vita (fatta anche di appiattimento, superficialità e incostanza, come dice Reynolds) attraverso le note, le composizioni, canzoni.
Per quanto riguarda i nostri modelli musicali e il rapporto che abbiamo con essi, non so… Ognuno di noi è innamorato di diversi artisti e anche di generi musicali differenti, dunque in noi convivono tanti mondi diversi che ci arricchiscono. Senza questi ascolti probabilmente i Fabryka non esisterebbero.

"fabrika"Da qualche anno stiamo assistendo a un grande interesse verso la musica pugliese e nella provincia barese si sono aperti diversi locali che danno spazio alla musica indie. È solo una moda passeggera o qualcosa sta davvero cambiando?

Credo che stia cambiando realmente qualcosa qui da noi. C’è una curiosità e un vero interesse per la musica indipendente e la ricerca in ambito artistico. Si stanno aprendo nuovi locali, esistono nuovi collettivi di ragazzi baresi e pugliesi che fanno ricerca, che organizzano concerti e che si preoccupano di diffondere musica italiana e internazionale, non prettamente popolare e conosciuta.
Sono sforzi che dovremmo tenere in considerazione e tutti dovremmo contribuire, attraverso la partecipazione attiva, a sostenere queste realtà.

Quali sono i vostri progetti futuri?

In questo momento con Fabryka stiamo lavorando a un mini-tour nel nord Italia e ci saranno delle sorprese! Parallelamente ci stiamo dedicando ai nuovi brani del nostro prossimo album, che uscirà in autunno. Sarete informati su tutto e grazie per l’intervista.

Le foto sono di Simona Ardito