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 "Amleto"
Mancavano da questa estate in Puglia. Inseriti nel cartellone del Festival Castel dei Mondi nel cortile di Castel del Monte i tipi del Teatro del Carretto con questa rappresentazione teatrale a metà tra cinema, musica con Amleto svoltasi al teatro Kismet di Bari con una tre giorni di repliche che vedono la regia (ed il suo adattamento) di Maria Grazia Cipriani, con l’ apparato scenico di Graziano Gregori e l’ apporto musicale di Hubert Wertkemper.
Amleto ed i suoi innumerevoli cloni e Shakespeare meravigliosamente si presta a farsi icona pop o cartoon efferato, figurina nera e disperante rispetto a qualsiasi analisi definitiva. E avanti così, fissato in eterno fra dubbio (amletico!) e metafora teatrale multiuso, pronta per splendide operazioni di alto manierismo scenico.
Impeccabile, e divertente una “danza macabra” con scheletri e teschi sulle note della Marcia funebre per marionetta di Gounod, che poi è la stessa musichetta all’ inizio dei telefilm di Hitchcock.
InAmleto assistiamo a un’ evocazione di immagini e fantasmi nella mente del protagonista: figure bianche e gessose, ecco Gertrude e Ofelia, il re Claudio e Polonio, Rosenctantz, Guildestern, Laerte e compagni che entrano ed escono dalle pareti rosso porpora, tappezzeria permeabile ai passaggi in scena, in una Corte di Danimarca popolata da lemuri grotteschi e violenti. Di lato se ne sta Amleto, con la sua scacchiera e i suoi pupazzi di un teatrino privatissimo, dove gioca alla recita, dove moltiplica i ruoli (il fantasma del padre si fa in quattro), dove anche può dare e suggerire battute a tutti, facendosi regista e protagonista, lui unico senza trucco e tutto vestito di nero, figura contorta di povero Christus patiens.
Incisiva è la cifra stilistica propria della compagnia di Lucca, fatta di vigoroso impatto fisico nella corporeità degli attori, di soluzioni sceniche visionarie e grottesche, di raffinato citazionismo, in un mix di teatro, cinema, musica e media.
Dimensione melò (brani da Handel come da Arancia meccanica) e momenti di burlesque si alternano con sintesi di grande effetto, fino al duello finale ma virtuale e a distanza, fra Amleto e Laerte, con coltellacci, veleno in coppa, quindi sintesi tragica conclusiva e fulminante.
La regia di Cipriani e l’apparato di Gregori portano il gioco del play all’ estremo e, in fondo, al nocciolo delle pulsioni di Amleto. La mammina Gertrude, livido oggetto di desiderio, alza la gamba lubrica fasciata di bianca lingerie, mentre il sempre ubriaco e flaccido Re-Fellone (Giacomo Vezzani) la insegue strisciando sul palco come un serpente. Ofelia (la stessa attrice che fa Gertrude, la brava Elsa Bossi) si lascia morire nel ruscello sotto il salice, ma sotto secchiate di petali di fiori, alla faccia del romanticismo e di tutti i preraffaelliti dell’ 800. Amleto (incisivo Alex Sassatelli, quando non eccede in lamenti) se ne muore fra i suoi dubbi…tutto il resto è silenzio. Quasi una standing ovation e lunghi applausi per un pubblico di persone appassionate che hanno apprezzato le doti degli attori Nicolò Belliti, Giacomo Pecchia, Carlo Gambaro, Jonathan Bertolai e dello splendido adattamento.
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