Tempo di lettura: 3 minuti

"I
Su un palcoscenico di fortuna, in un quartiere non proprio «bene» di Milano, un capocomico all’antica si affanna a far interpretare a una scalcagnata compagnia il capolavoro di Alessandro Manzoni. Così iniziano «I promessi sposi alla prova» di Giovanni Testori, che la compagnia Sandro Lombardi, in coproduzione con lo Stabile della Toscana, porta in scena con la regia di Federico Tiezzi mercoledì 22 e giovedì 23 febbraio al Nuovo Teatro Verdi di Brindisi per la Stagione 2011-2012 ideata dal direttore artistico Italo Nunziata (info botteghino 0831.56.25.54).

«I promessi sposi alla prova» è il testo con cui nel 1984 Giovanni Testori, dopo le riscritture da Shakespeare e Sofocle, approdò a un inevitabile traguardo. Ma a differenza delle reinvenzioni scespiriane, segnalate sin dal titolo con una deformazione linguistica («L’Ambleto», «Macbetto»), resta intatta la formula manzoniana. Testori aggiunge soltanto «alla prova», due parole nelle quali non c’è soltanto l’indicazione che il romanzo verrà spinto nel territorio del teatro. In questa breve locuzione è scritta la portata dell’opera, e forse dell’intera vita di Testori: la verifica delle proprie passioni umane e culturali. Del resto, «mettere alla prova» è, in tutti i sensi, il cuore del lavoro registico, nel doppio significato di constatare la praticabilità teatrale di un testo e la sua tenuta in una situazione storica mutata. Ed è su queste premesse che si basa il lavoro di Tiezzi: non una spiegazione del romanzo ma, come desiderava Testori, «una lezione e un monito», perché «I Promessi Sposi» sono «il romanzo della storia, e il popolo incarna questa storia nella libertà più assoluta».

"ISulle scene di Pier Paolo Bisleri e nei costumi di Giovanna Buzzi ci sono Sandro Lombardi (il maestro), Francesco Colella (l’attore che fa Renzo), Debora Zuin (l’attrice che fa Lucia), Giovanna Bozzolo (l’attrice che fa Agnese), Caterina Simonelli (l’attrice che fa Perpetua), Alessandro Schiavo (l’attore che fa Egidio), Massimo Verdastro (l’attore che fa don Rodrigo) e Iaia Forte (l’attrice che fa Gertrude).

Con «I promessi sposi alla prova» Sandro Lombardi è arrivato al quinto spettacolo testoriano della sua carriera. Il pubblico che lo ha seguito lo ricorda in «Edipus», «Cleopatràs», «Due Lai» e in «Ambleto». E Lombardi, sempre con la regia di Tiezzi, ha deciso finalmente di affrontare il testo di Testori che, nella straordinaria messa in scena di Franco Parenti, riscosse più successo con l’autore ancora in vita.

Le interpretazioni che Lombardi e Tiezzi hanno dato di Testori hanno avuto in questi anni un’importanza storica, perché hanno dimostrato come l’autore lombardo possa essere fatto proprio da attori e registi che vengono da percorsi lontani, sia culturalmente che geograficamente, anzi la differenza rende ancor più potenti e affascinanti gli spettacoli ricavati da questo autore. Uno allestimento che Tiezzi ha pensato anche come una parola sul 150esimo dell’Unità d’Italia, unità che Manzoni contribuì a creare dal punto di vista linguistico-letterario, innestando la tradizione lombarda in quella toscana. Insomma, unità della lingua come unità di una nazione. Perché la cultura non è qualcosa di separato dalla storia, ma addirittura la determina.

A tal proposito, «I promessi sposi alla prova» hanno una differenza molto importante rispetto ai testi affrontati sino ad ora: non sono scritti nella lingua «inventata» da Testori (quel potente impasto di dialetto, italiano, latino e francese che tanto piace agli attori) ma in italiano. E nella teatrografia di Tiezzi hanno costituito un ideale dittico con il «Simon Boccanegra» diretto alla Staatsoper di Berlino e poi alla Scala, se si pensa che Verdi e Manzoni hanno contribuito «da artisti» – e come nessun altro artista – all’unità della nazione.