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"la-porta-del-cielo"
Impertubabilmente assiso in cima al monte Pirchiriano, sta a presidio dell’imbocco della Valle di Susa uno dei più grandi complessi architettonici religiosi di epoca romanica: la Sacra di San Michele. Monastero precedente all’anno mille, in ottimo stato di conservazione è tutt’oggi gestita dai Padri Rosminiani, la sua ubicazione è inscritta al centro di un’antichissima via di pellegrinaggio che collega Mont-Saint-Michel a Monte Sant’Angelo, tutti dedicati al culto di San Michele, l’Arcangelo venerato come principe delle milizie celesti e protettore dei credenti.
Non solo è un monumento dalla possente bellezza ma è il simbolo adottato dalla Regione Piemonte. In questa struttura religiosa e architettonicamente militare al contempo, è ospitata una mostra di fotografia che celebra il suo tempo presente, la sua storia, il suo fascino austero. Trenta scatti di grande dimensione del fotografo torinese Franco Borrelli rinnovano incondizionatamente l’immagine della Sacra. Le foto regalano intensità, risottomettono il trascurato, danno voce alla pietra laboriosamente intagliata, giganteggiano con il panorama circostante, e soprattutto non mentono. Non c’è traccia di trasfigurazione, d’intrusione, rilevano con scrupolo la superficie di un luogo connaturato alla contemplazione, e ne restituiscono la solidissima bellezza.

Le immagini scelte, con i loro vividi colori, frutto di un accurato lavoro di stampa, si inseriscono in quella faglia sottile che si schiude tra la disposizione spaziale del monastero e la sua dimensione temporale. Ossia, tra la forza del dato architettonico, e la funzione religiosa di accoglienza dei pellegrini e preghiera a cui esso è destinato, senza confonderne i significati ma facendoli coincidere. Queste foto sono a tutti gli effetti un’esperienza nuova, percebili anche come una tautologia. Propongono lo stesso luogo in cui vengono esposte. Significa che mentre si visita la Sacra di San Michele, si fa anche visita alla rappresentazione fotografica del luogo stesso; Wittgenstein, il grande logico, ci sarebbe impazzito. Ed un effetto altrettanto straniante lo regalano. Ospitate all’interno della grande foresteria appositamente oscurata, ribaltano improvvidamente l’attenzione sul mondo esterno, come grandi finestre si aprono sul panorama circostante, così che da dentro, osserviamo il fuori, pur essendo, il fuori, giust’appena là fuori. Un fenomeno divertente e curioso, indice di un connaturato senso del simbolo e della sua staticità, concetto che da sempre l’arte ha saputo interpretare.
Divisa in tre parti dai suggestivi titoli che rappresentano i tre momenti della crescita spirituale, la coscienza del mondo, il desiderio estatico, il senso dell’eterno, la mostra offre in chiusura tre video costruiti con una sequenza spazio-temporale di scatti in successione poi uniformemente amalgamati e accompagnati da musiche appositamente composte.
Le foto rimarranno in esposizione fino al 3 giugno 2012.