Tempo di lettura: 2 minuti

"LecceUn po’ autobiografia, un po’ romanzo e un po’ cronaca teatrale, LECCE SBAROCCA, il nuovo libro di Franco Ungaro (edizioni Besa) sta incontrando tanta curiosità e sorpresa tra i lettori salentini e venerdì 13 Gennaio alle ore 18.00 (ingresso libero) approda presso la Libreria Feltrinelli di Lecce.
A dialogare con l’autore, Stefano Cristante, docente dell’Università degli Studi del Salento e Luisa Ruggio, giornalista.
[…] Lecce, ‘sbarocca’ nei paralleli che sono la cifra zero della sua leccesità, raccolti in questo libro come i grani di una collana rotta, afferma Luisa Ruggio. Con queste premesse va da sé che la lettura degli ‘appunti’ di Ungaro è calda della maledizione dei cantori di razza: ha il sapore del sangue, denso di un’inquietudine necessaria quanto il suo linguaggio […]

Ad accompagnare i presenti in un ideale giro in questa Lecce, le letture di Alessandra Crocco, attrice di Koreja.
Ungaro sorprende per la ricchezza degli argomenti e specialmente per lo sperimentalismo con cui frammenta il materiale narrativo, lo rimescola e lo aggrega con un piacevole disordine logico-temporale dentro una struttura aperta e mobile.
Storia e cronaca locale, pagine autobiografiche, testi di canzoni, proverbi, aneddoti, raffinate citazioni di poeti e scrittori, pagine di diario, riflessioni sul teatro e sull’arte, memorie di viaggio, racconti d’amore e di malavita a puntate, proposte culturali, italiano e dialetto si susseguono in apparente disordine in questo piccolo zibaldone, ma come le tessere di un mosaico tracciano poco alla volta l’immagine preoccupante di un Sud che non vuole o non sa rinnovarsi.
Ha uno spazio molto ampio nella riflessione dell’autore, la città di Lecce, o meglio, la cosiddetta "leccesità", con la spietata critica della mentalità e della cultura della sua classe dirigente. Ancora una volta l’amore-odio per questa terra e questa città anima l’impegno civile e le battaglie culturali di un operatore teatrale di lunga esperienza, conosciuto e stimato in Italia e all’estero, che ancora non si è rassegnato alla logica imperante della mercificazione e del profitto e non è disposto a condividere l’idea volgare e peregrina che "con la cultura non si mangia".