Tempo di lettura: 2 minuti

"FabrizioQuanto contano le radici sull’essere? E la terra che le accoglie quanto influenza la crescita?
A volte sembra che il vento sparga semi da una parte all’altra del mondo. Succede in tutti gli ambiti, musica inclusa.
Fabrizio Cammarata cattura ed interra granelli sparsi da veterani e da nuovi seguaci del folk, per poi accudire i germogli di un microcosmo decisamente italiano. Cammarata nasce in Sicilia, zattera a mollo tra Europa e Nord Africa, madre di eroi e di briganti, ma soprattutto lembo di terra che gode di ottima vista sui grandi spazi americani. In Rooms, nuovo album registrato con i Second Grace, il cantautore occulta la sua origine italiana dietro liriche anglofone e sotto uno strato di denso sound come solo l’american roots della migliore tradizione può dispensare. Avvolgenti arpeggi di chitarra acustica orientano il suono pastoso di una sezione ritmica bilanciata, così discreta e così possente, che si fa sentire senza mai soverchiare il resto. Merito dei musicisti che colmano con personalità e maestria i solchi di quest’album. Merito anche di JD Foster. Il produttore newyorkese ha raccolto le visioni sonore concepite dall’autore e le ha amalgamate. Ha regolato istinto e ragione, ha lasciato coabitare sconfinati deserti e caos tra i vicoli della Vucciria, ha ridotto la distanza tra il monte San Pellegrino e i grattacieli delle metropoli statunitensi, fino a unire il palpito del Magreb e l’ampio respiro della world music.
I dieci brani, insomma, sono cartoline scritte in Italia ma spedite dagli U.S.A. dopo un viaggio a tappe per il mondo. Le storie nascono dall’introspezione del palermitano che ha dischiuso le stanze del proprio io nella lingua più adatta allo stile rappresentato. Alone & Alive, pezzo trainato dal video avviato con un inciso di Alda Merini (“Non sanno che io piango, che ho una solitudine bambina”), è la summa di Rooms. Alla delicatezza degli arrangiamenti si contrappone la ruvidezza del canto che propone un ritornello difficile da rimuovere.
Ma è tutto l’album che incanta, con il suo fluire espressivo e maturo. Una rivelazione italiana votata all’internazionalità. Internazionalità amplificata anche dalle presenze illustri di Joey Burns (leader dei Calexico) e Jairo Zavala (DePedro, Calexico), preziosi collaboratori di un disco che molto deve alle radici ben salde nella tradizione. Ovunque si trovi.