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"epilessia_foto_1"Parlare e scrivere di epilessia certamente non è semplice; l’argomento, infatti, è da sempre studiato dai medici e scienziati, al fine di cercare le vere cause scatenanti degli attacchi epilettici. La definizione più precisa è quella di John Hughlins Jackson, che svolse la sua attività di medico presso il National Hospital di neurologia e neurochirurgia di Londra: “La crisi epilettica è la scarica improvvisa, eccessiva e rapida di una popolazione più o meno estesa di neuroni che fanno parte della sostanza grigia dell’encefalo”. Data la grande varietà di casi, si può parlare non di una sola, ma di molteplici forme di epilessia. Intanto, si può dire che fortunatamente, è difficile trovare una persona affetta da epilessia. Infatti nel mondo intero ne soffrono circa 43 milioni di persone e l’OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanità), calcola che l’85% delle persone affette da epilessia, viva nei paesi in via di sviluppo ( terzo mondo). Il termine epilessia, significa attacco e deriva dal greco epilepsis. Le crisi convulsive si diversificano in crisi parziali e crisi generalizzate. Le crisi parziali  si suddividono poi in crisi elementari e crisi complesse. Le generalizzate in piccolo male e grande male.

Di seguito è spiegata la più classica delle crisi epilettiche, cioè la crisi del grande male, la quale si manifesta attraverso la convulsione di tutto il corpo: la vittima crolla a terra, contorcendosi ripetutamente, come in preda ad una forte scarica elettrica. Questo tipo di crisi si conclude con una fase di risoluzione dove la persona si sente molto confusa ed indolenzita. Ha la durata di circa tre minuti. Bisogna dire che quando una persona è in preda ad un attacco epilettico, si verifica nella stessa  un’ eccessiva attività funzionale del sistema nervoso, per cui, alcuni o tutti i neuroni della corteccia cerebrale, cominciano ad attivarsi  ad un ritmo superiore al normale, producendo una forte scarica.

Come scritto all’inizio, la classe medica ha forti difficoltà a trovare la causa scatenante di molte forme di epilessia, che viene pertanto definita criptogenica. Ma la scienza dà sempre forti speranze per il futuro, ed infatti, l’epilessia potrebbe essere possibile curarla, grazie alla recente scoperta di alcuni ricercatori inglesi dell’Università di Leeds, i quali sono riusciti ad evitare il manifestarsi di una forma genetica di epilessia in alcune cavie di laboratorio. Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica PNAS, ha messo in luce, per la prima volta, che è la versione difettosa del gene Atp 12A3 a causare gli attacchi epilettici nei topi affetti da una forma ereditaria della patologia. Questo gene è implicato nella regolazione dei livelli di sodio e potassio nelle cellule nervose; un loro squilibrio, quindi, è ritenuto un fattore scatenante degli attacchi epilettici. Questo è il motivo per il quale una versione mancante o difettosa di Atp12A3 è coinvolta nelle crisi epilettiche.

Per tornare al quotidiano e studiare vari casi di epilessia, forse non tutti sanno che un attacco epilettico può essere causato anche dall’uso del telefonino. "epilessia_foto_2"Il fenomeno è stato descritto recentemente anche al ventinovesimo congresso sull’epilessia svoltosi in settembre a Roma. Si tratta di una nuova forma di epilessia osservata soprattutto nei giovani, età media 18 anni, che rientra nel più vasto gruppo delle cosiddette epilessie riflesse, scatenate cioè da stimoli ambientali come la luce, le immagini elettroniche, videogiochi, la musica ed i rumori. Nel caso specifico, quando i soggetti rispondono al telefono oppure al cellulare, vengono colti entro pochi secondi, da una crisi focale ( instabilità) oppure incapacità di comprendere le parole, ed ancora arresto del linguaggio. Tutto questo fa pensare ad un coinvolgimento del lobo temporale del cervello, a livello dell’area uditiva. In alcuni casi l’elettroencefalogramma (Eeg) è positivo. Fino ad ieri, questi malati, non venivano inquadrati come pazienti epilettici, ma come persone affette da disturbi della sfera emotiva o comportamentale, e di conseguenza di competenza di psichiatri e psicologi. Oggi, invece, siamo a conoscenza, che a sollecitare il focus dell’epilessia è proprio il telefono, per l’attività indotta dal tentativo di riconoscere la voce e la persona con la quale parliamo. Come si è visto, quindi, l’argomento è talmente vasto che anche la classe medica ancora oggi fa fatica a risolvere l’angoscioso problema, ma la soluzione sembra vicina. Alcuni ricercatori del Center of Neuropharmacology & Neuroscience di New York, infatti, stanno sperimentando l’isovalina, un aminoacido molto raro in natura, che possiede proprietà inibitorie su sistema nervoso centrale. Tali azioni consisterebbero sia in proprietà antidolorifiche ma anche e soprattutto anticonvulsivanti. Si spera quindi che gli studi e le ricerche di questi scienziati possano portare a risultati positivi in un tempo relativamente breve.