Tempo di lettura: 2 minuti

"album-teletextile"Il vetro è una sorta di barriera invisibile che tiene a bada il tatto. E’ un materiale resistente che lascia passare l’intangibile. Proprio come vetro, Glass appunto, il disco dei Teletextile filtra il tepore confortante della voce di Pamela Martinez da un container di suoni meticci di matrice pop. Lo-fi sin nel midollo, le undici tracce di Glass variano per lunghezza e per stile in un trionfo di atmosfere pacate.

La vocalità meditabonda di Pamela è predominante e si staglia sui morbidi fraseggi o si insinua in ritmi blandi. Sirena dal canto ammaliatore, la musicista combina alla temerarietà di Björk la solennità di Kate Bush e non disdegna il ruolo di strumentista cimentandosi con arpa, piano e violino.
Di origine texana la fondatrice, nonché vera anima del gruppo, ha vissuto prima a Boston poi a Detroit e ha scelto di insediare il gruppo in quel di Brooklyn, New York City. Posti dove la musica è ben più che una forma d’arte e dove le spiccate differenze grammaticali hanno lasciato il segno nel linguaggio adoperato dalla band. La promiscuità di elementi inusuali, quali banjo e arpa o violino e fisarmonica, con i classici arnesi della pop(ular) music, consente al quartetto di tracciare con originalità nuovi percorsi.

Dall’apertura ascetica, preludio di pochi secondi, alla coppia finale Safer One e Safer Two, Glass propone un fluire di melodie che esaltano le doti canore di Pamela e stabiliscono il valore dell’album. Difficile rimanere impassibili alla sontuosa What If I (proposta anche in una versione alternativa con titolo leggermente diverso, What If You) chiusa da una nenia pressoché stonata. Altresì coinvolgente risulta la drammatica intensità di John e un po’ sconcerta l’andatura vagamente dance di Gesso. Se ben ascoltato, non è un disco che lascia tiepidi.

Alex Topornycky (chitarra e banjo), Tim Cronin (basso, fisarmonica e cori) e Allan Mednard (batteria) completano il combo americano che annuncia, in caso di pregiudizio, di far riferimento a una musica affine: quella di Pj Harvey, Brian Eno e Radiohead, oltre alla già citata Björk. Tra il serio e il faceto, infatti, garantiscono che la proposta “è fondamentalmente la stessa”.