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"renoir"Tra il 1906 e il 1907 Pablo Picasso dipinse, dopo molti schizzi preparativi, il celebre “Le Damoiselle d’Avignon”; considerato uno tra i più importanti dipinti del XX secolo.Raffigura in modo sconvolgente e nuovo per l’epoca, tassello originario del cubismo picassiano, cinque prostitute in un bordello. 
Nessuna sorpresa, quindi, se moltissimi appassionati sostano a lungo con ammirazione davanti a questo quadro conservato al Moma di New York. Contemplazione ammirata per un soggetto che in arte possiede storia antichissima.
Più spesso di quanto si possa immaginare le donne magnificate dall’arte erano meretrici. Un sillogismo di banale semplicità potrebbe indurre a pensare che da secoli il nostro sguardo, persino il nostro concetto di bellezza, è costruito sulla rappresentazione visiva delle donne di cosiddetto malaffare.
Eppure, per un carnoso roseo di Renoir, spenderemmo milioni, avendoli.
Le damoiselles d’oggi raramente vengono assunte sul piedistallo dell’arte, sempre che si escludano le foto sui giornali scandalistici prima, sui quotidiani nella sezione politica poi. Per il paese dell’arte non un gran giubilo.

Perciò, risulta fin troppo facile passare dall’Avignone città dei Papi, alla nostra padanietta di papi, giusto per mettere in scala prospettica gli eventi. Il surplus di tristezza del presente è che persino i termini sono sfavorevoli: dal vezzeggiante damoiselles al banale excort; dal possibile romantico riscatto, per chi mai di loro lo avesse davvero ambito, dalla perpetuità estatica dei dipinti al book fotografico standardizzato d’agenzia, fatto in economia e infelicemente ammiccante.
Difficile immaginare pittore o scultore odierno che desideri celebrarle, senza schernirle, le cocotte arcoriane. Così finte e omologate dal trend della chirurgia. Così poco poetiche alla fin fine. Ecco il lato tragico di questa commedia, non c’è nemmeno un acino di poesia, in queste ragazze avide e tristi, nessuna luce che illumini la scorza dall’interno.

Per i dispiaceri tardivi di damoiselle Minettti, consigliata la lettura del barbogio Proust, tra le moltissime pagine della Recherce, alberga l’istruttiva storia di una “mantenuta” che con astuzia e calcolata durezza di cuore riesce a sposare un uomo d’eccezione, conquista una posizione sociale e dà vita ad un salotto.
Il marito, certo Swann, vedi il caso nelle mani di Marcel, si dilettava d’arte, possedeva una discreta collezione e chissà cosa doveva aver intravisto in quella donna per spingersi a tanto; pur sapendo.