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"Michela“Per molti anni ho creduto di essere monolitica”. Sono queste le parole con cui ha esordito la filosofa e scrittrice Michela Marzano, ospite assieme  allo scrittore Mauro Covacich della conferenza mediata dalla giornalista e scrittrice Anais Ginori, svoltasi nell’ex palazzo delle Poste della città di Bari.
Il tema prevalente dell’incontro è stato ovviamente quello delle frontiere, inteso come rapporto tra la persona che potenzialmente siamo e il personaggio che fingiamo di essere, come confini invalicabili tra pubblico e privato, come rapporto con il proprio corpo e ricerca d’identità.
Michela Marzano  ha  affrontato il tema “frontiere” prendendo in considerazione il rapporto tra pubblico e privato spiegando che quando si scrive o si parla di se stessi, generalmente si racconta di se fino ad un certo punto perché è necessario che delle cose rimangano nascoste.  Il fulcro del discorso si è poi focalizzato sull’anoressia e la scrittrice ha così  introdotto il suo ultimo libro “Volevo essere una farfalla” che appunto narra di come l’anoressia l’abbia accompagnata per anni.  In un silenzio tombale, la Marzano ha donato al pubblico un racconto autobiografico, insegnando come l’anoressia le abbia insegnato a vivere, ad accettare i difetti, il non poter tenere tutto sotto controllo. Il libro non è un documentario sull’anoressia, ma è stato scritto per dar sfogo alla sofferenza di chi come lei vuole tornare ad essere libero dalle oppressioni della vita quotidiana.
"MichelaL’ordine, la ragione, il controllo del cibo l’hanno portata, e portano tutti coloro che sono afflitti da questa malattia, a tenere a bada la fame, ad imporsi delle rigide regole. È per questo che in chiave filosofica Michela Marzano ha spiegato che dare voce al corpo significa ridargli uno spazio, un posto del mondo, dimostrare di avere voglia di ricominciare a vivere, di essere liberi di dire ciò che si pensa.
A differenza sua, lo scrittore Mauro Covacich, di origine triestina, nato al confine tra Italia e Croazia, ha parlato di frontiere come motivo d’ispirazione e ha spiegato come queste possano essere non solo sinonimo di barriera geografica, ma anche e soprattutto di ricerca di se stessi : questione d’identità.
Durante la stimolante e delicata conferenza, ci sono stati molti riferimenti a personaggi di grande rispetto, quali Kant, Virgina Woolf, Camille Claudel e proprio con una citazione di quest’ultima, letta in francese e tradotta poi in italiano, si è concluso l’incontro: “C’è sempre qualcosa di assente che ci perseguita”, accettare questa realtà significa cominciare a vivere.

Michele Traversa

Fondatore di LSDmagazine. Esperto di turismo, spettacolo, gastronomia e tecnologia. Attento alle strategie social media e preparato all'interazione tra gli strumenti che questi offrono e la diffusione dei loro contenuti. Collabora con le principali riviste del settore turistico, italiane e straniere, autore di libri e documentari di viaggio e di mostre fotografiche.