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"MarioContinuano gli incontri con gli scrittori di “Spiagge d’Autore”. Continuano gli incontri con gli scrittori pugliesi. Domenica 25 settembre, alle 18,30 al Park Hotel di Martina Franca, Mario Desiati, finalista del Premio Strega 2011, presentera’ il suo ultimo libro “Ternitti”, edito da Mondadori.  

“L’asbestosi era una peste non democratica, si era presa i disgraziati che avevano lavorato con l’amianto e non i suoi padroni che ci avevano campato, ma era pur sempre una peste, perche’ la peste la condividi.”

In un periodo non molto lontano dal nostro, verso gli inizi del novecento fino agli anni ’60 – ’70, noi italiani migravamo in altri paesi, alla ricerca di una vita e di un futuro migliore. Arrivavamo in barconi o treni strapieni. Venivamo accolti con frasi di aperta diffidenza, le stesse che usiamo noi oggi per accogliere gli immigrati nel nostro paese. C’e’ stato un tempo in cui gli emigrati eravamo noi…

Ancora una volta, nella scrittura di Mario Desiati diventa centrale un tema sociale di elevato interesse. E l’emigrazione dei salentini che negli anni ’60-’70 si sono recati in Svizzera per lavorare nelle fabbriche, ignari del male, dovuto all’amianto, che avrebbe segnato la loro esistenza, diventa il pretesto narrativo attorno a cui si snoda l’intensita’ del racconto di “Ternitti”.

Mario Desiati parte da qui. Da un fatto vero di cronaca,  rimasto nel silenzio e verificatosi tra il 1960 e il 1980. Da una vicenda dolorosa del nostro novecento, dalla piu’ grande e silenziosa tragedia dell’emigrazione italiana che ha coinvolto quasi duemila abitanti dei comuni del Capo di Leuca. E continua con la descrizione dettagliata delle condizioni di precarieta’ in cui i nostri emigranti vissero per decenni, con la lucida narrazione di un sud che da luogo di emigranti, si trasforma pian piano in luogo di aggregazione di industrie, servizi e turismo, pur conservando la tradizione secolare di feste patronali, sagre,  rapporto con il mare, la terra, il sole. Sono pagine intrise di storia, di morte, ma anche di amore, di vita. E la storia intensa che ha il suo centro in Mimi Orlando, eroina volitiva, anticonformista, simbolo di tradizione e di modernita’, che parla l’italiano e il dialetto salentino, costretta ad emigrare in Svizzera per sopravvivere e ad affrontare, dopo quindici anni, coraggiosamente il ritorno nella terra natia, si fonde al racconto di dolore che fa da piu’ ampio scenario.

La vibrante capacita’ narrativa, un linguaggio fortemente espressivo capace di raccontare la realta’ cruda dei personaggi, della Puglia, dell’emigrazione, dell’amianto, ma anche le visioni, gli odori, i suoni delle parole, rendono “Ternitti”, un romanzo a meta’ strada tra cronaca e poesia, tra verita’ e fiaba., tra realta’ e sogno, tra racconto e ricerca. La crudezza del racconto che parte dalle fabbriche mortifere in Svizzera si alterna e si fonde alla forza, all’amore, alla concretezza e alla capacita’ di riscatto della protagonista. ‘Ternitti’, vocabolo dialettale per designare l’eternit; ‘ternitti’ che significa anche tetto. Quel tetto sul quale, finalmente a contatto col cielo, Mimi riesce a riscattare la sua vita, il suo grande amore, la sua terra. Questo e’ “Ternitti” di Mario Desiati.

Nell’intervista che segue, lo scrittore si racconta a noi di LSDmagazine.

Scrittore, poeta, giornalista, direttore editoriale di Fandango libri. Come ci si sente, a soli 34 anni, con alle spalle un percorso cosi prestigioso?

A soli 34 anni? Penso siano gia’ abbastanza. Ci sono alcuni miei coetanei, che incontro alle fiere di Francoforte, che alla mia eta’ si sono gia’ ritirati. Hanno fondato case editrici, le hanno chiuse e si sono gia’ messi in proprio. E hanno gia’ iniziato una nuova vita. Al mio paese, nonostante tutto quello che faccio, direbbero: “Tutto questo, ma alla fine, cia’ fesc?”. In realta, io ho la fortuna di lavorare per la mia grande passione. Lavoro con i libri, con la scrittura, mia e di quella di altri. Come, infatti, molti che scrivono, svolgo anche un lavoro contiguo con quello della scrittura che e’ il lavoro editoriale. Sembra una grande contraddizione. Perche’, quando si scrive in prima persona e si conosce la sofferenza che accompagna lo scrivere, diventa difficile, poi, esaminare i libri degli altri, magari essere costretti a modificare delle parti scritte da altri. Tuttavia, quello che e’ importante e’ che quello che faccio mi piace, mi emoziona e mi diverte.

 “Ternitti” e’ piu’ un romanzo d’amore o di denuncia sociale?

E’ assolutamente un romanzo d’amore. Come tante ossessioni che incombono su di me, c’e’ quella dell’amore pazzo, difficile, contrastato. “Ternitti”, quindi, e’ molto legato a una delle mie ossessioni, quella dell’amor fu. In diversi miei libri mi sono occupato di amore: amore eterno, amore andato, amore non corrisposto. “Ternitti”  e’ il romanzo del primo amore. E dell’amore libero. Ad un certo punto, infatti, la protagonista vive fino in fondo, liberamente le sue storie. Ai suoi quarant’anni vive come se ne avesse quindici; a cinquant’anni come se ne avesse ventidue; e, viceversa a quindici anni come se ne avesse gia’ cinquanta. Insomma, lei vive un tempo interiore, piuttosto che quello segnato sulla sua carta d’identita’.

Come nasce in Mario Desiati, uomo e scrittore, l’idea di una figura femminile come Mimi, coraggiosa, volitiva, ma anche piena di grazia?

Io scrivo di una donna se mi innamoro del personaggio. E quando mi innamoro, di conseguenza ho voglia di legarmi, di fidanzarmi.e… Quando raccontavo Mimi, avevo voglia di fidanzarmi con Mimi. Ed ecco questo personaggio femminile del quale sono profondamente innamorato e del quale ho avuto la necessita’ di scrivere.

Quale funzione ha il dialetto in “Ternitti’ e nella sua produzione letteraria?

Il dialetto di “Ternitti”, in realta’, e’ un dialetto inventato. Nel senso che e’ un dialetto modificato da quegli emigrati che sono stati a lungo all’estero. Una specie di slang lontano da quel dialetto parlato da chi ha sempre vissuto nella propria terra. Infatti, il dialetto dei figli di emigrati in Svizzera, ha molti errori grammaticali. E’ un dialetto che mi e’ rimasto dentro, quando sono stato in Salento. Comunque, in realta’, il dialetto ha significati che cambiano da paese a paese, da caseggiato a caseggiato. Per questo, quando penso al dialetto, penso alla lingua dell’anima. E, quando parlo di dialetto, posso anche intendere il gergo. Insomma, una lingua che usa codici propri e che usiamo con le persone che amiamo. E in tal modo lo intendo in “Ternitti”. 

“Il paese delle spose infelici”, il suo precedente romanzo, e’ gia’ un film diretto da Pippo Mezzapesa. Anche “Ternitti” diventera’ presto un film?

Non so. I diritti sono stati presi dalla Fandango. “Il paese delle spose infelici” e’ uscito tre anni fa e il film sara’ in uscita a novembre, spero l’ 11 novembre perche’ e’ la festa patronale del mio paese. Insomma, i diritti di “Ternitti’ sono stati presi, ma i tempi per la realizzazione di un film sono lunghi. E, quindi, vedremo. Ho visto il film di Mezzapesa ed e’ molto bello. Mi ha emozionato perche’ le scelte del regista vanno in una direzione molto autoriale. Infatti, ho vissuto novanta minuti di deja’ vu.

E’ stato tra i finalisti favoriti del Premio Strega 2011. Cosa si prova ad essere cosi vicini ad un traguardo tanto ambito?

Be’, ho partecipato per tanti anni al Premio Strega come editor e alcuni dei libri presentati hanno anche vinto. Quest’anno ho partecipato, in prima persona, con un mio lavoro e mi sono molto divertito. La giuria del premio si chiama ‘Gli amici’. Ed io e gli altri finalisti, Arpaia, Nesi, ci siamo soprannominati ‘scrittori amici’. Abbiamo cominciato a divertirci molto tra di noi con scherzi, battute. Infatti, i giornalisti sono rimasti delusi dal clima goliardico che si e’ creato, abituati piuttosto ad una clima con tensioni e  polemiche.  Comunque, sapevo di non avere molte chance. E, poi, se si vince a 34 anni il Premio Strega, quali altri traguardi rimangono? Per ora ‘ho preso le misure’ di questo importante evento, tra qualche anno spero di vincerlo. Quello che conta e’ che, alla fine, sia andata bene a tutti. I libri, infatti, hanno avuto una bellissima estate. Insomma, sono stati contenti tutti. Quasi tutti.