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"PianoIn questi giorni gli Stati Uniti d’America si preparano alla commemorazione del decennale di quello che è considerato il più grande attacco terroristico di tutti tempi consegnato alla storia esattamente l’11 settembre  del 2001: 3064 morti all’appello ma soprattutto una superpotenza colpita nel simbolo della sua modernità alle Torri Gemelle e nel marchio della sua potenza al Pentagono. I dieci anni successivi sino ai giorni nostri sono stati “quelli” del controaltare in cui ad ogni costo la evoluta cultura occidentale  ha dovuto con grande affanno affermare la libertà della democrazia: in tal senso la fine della dittatura di Saddam Hussein e la morte di Bin Laden hanno in parte sostenuto questa forte affermazione storica.

Tuttavia questo decennio non è stato solo foriero di conferme, tutt’altro; ancora oggi si cercano delle verità nascoste e che piuttosto che diradare le nubi attorno a quel “NineEleven” contribuiscono in grande misura a fomentare nuove ipotesi non già su come sia stato possibile il manifestarsi cosi violento di un attacco quanto come e da quanto tempo quell’attacco fosse stato preparato.

Un libro straordinario e d’inchiesta che cerca per mano del suo autore – un importante giornalista – di offrirci qualche chiarimento a riguardo è “Piano Bojinka – Come fu organizzato l’11 settembre”, edito da Alpine Studio per la collana “A voce alta”; 240 pagine scritte magistralmente da Franco Fracassi, giornalista da 23 anni e che ha seguito i più importanti eventi internazionali della storia contemporanea, dalla caduta del muro di Berlino, ai colpi di Stato a Mosca, ai conflitti in Bosnia, Croazia, Kosovo,Sri Lanka, Angola e Iraq.

Il testo è frutto di un lavoro giornalistico davvero importante e imponente sotto il profilo della analisi, della raccolta di materiali e soprattutto – dato rilevante – con riferimento alla veridicità di quanto sostenuto, quasi sempre supportata da documenti reali.

"PianoL’antefatto è un arresto clamoroso, datato 1995 (siamo quindi a sei anni prima dell’attacco alle Torri) nella parte sud della città di Manila: la polizia fa irruzione in un appartamento, quartier generale di una cellula islamica estremista: vengono rinvenuti, sequestrati e iscritti agli atti materiale informatico, Pc, floppy disk, foto, disegni e analisi scritte che portano impresso un preciso marchio: “Piano Bojinka”. Si tratta di una precisa “architettura” criminale che ha il compito di colpire gli USA lanciando contro edifici del potere aerei di linea; “bojinka” che in serbo croato significa “grande botto” presagisce infatti che venga preso il comando di diversi aerei di linea e che gli stessi vengano scagliati contro obiettivi quali Twin Towers, the White House, il palazzo del Congresso. Il libro di Fracassi non si ferma alla cronaca ma rappresenta – e per questo degno di pregio giornalistico – una raccolta che costruisce la strada che ha condotto alla strage dell’11/9: una sorta di giro del mondo che è una inchiesta sul terrorismo internazionale, che spiega cioè i legami tra terroristi, politica, servizi segreti e mondo bancario. Fracassi racconta delle storie ma tutte queste storie nella loro crudità giornalistica, nelle lunghe interviste e nelle importanti consultazioni internazionali delineano una rete fitta di rapporti che sembra dipingere la tela di quel tragico episodio.

Quasi due anni dopo la scoperta del piano “Bojinka” – e siamo alla fine del 1996 il Congresso lancia un dispaccio “aperto” all’ FBI per allertare su un possibile attentato a firma Al Qaida, solo quasi nel 1999 viene istituita una Task Force anti terrorismo guidata da John O’Neill: nasce la più grande macchina poliziesca del mondo.

Arriviamo –  nel percorso del testo –  nel 2001; gennaio, Florida. La polizia ferma un uomo arabo ubriaco e in preda a stupefacenti; è iscritto nella black list stilata dal Pentagono ma ha un visto rilasciato dalla CIA; svolge lezioni di volo in un piccolo aeroporto statunitense utilizzato dalla Agenzia per “voli segreti”; l’uomo sarà rilasciato di li a poco con annesse scuse da parte delle Autorità.

"PianoQuesta è la chiave che “chiude” un baule che contiene i nove anni di inchiesta condotti  da Franco FracassiWorld Trade Center