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"WolfgangViola è il punto di vista disilluso, sarcastico e per nulla compiacente dei Wolfgang Shock. La band abruzzese cattura input dall’attualità, ammucchia ed elabora la cruda autenticità e spesso evidenzia la poesia celata dietro gesti quotidiani. La musica si esprime attraverso passaggi rock, solo a tratti si sollazza nel pop, e in rari momenti apre parentesi acustiche per sottolineare liriche di peso: un dardo proiettato al cuore insensibile di una società dalle tendenze egocentriche e dai caratteri decadenti.
I Wolfgang Shock sorprendono alla prima prova in studio per autoritario senso dei propri mezzi, per cura negli arrangiamenti e attenzione ai testi. Hanno grinta, emanano buone vibrazioni e indicano le crepe di un sistema che mira a minimizzare lo sfacelo che precorre la catastrofe.

Viola compendia intimismo e pluralità. Episodi personali dal linguaggio filmico (“Connie stringe i denti e chiude gli occhi […] balla con successo un vecchio brano dei Clash”, Loop Day), si alternano a sventagliate rivolte ai mestieranti del potere (“inetti, falsi e vigliacchi, frenetici e distratti, sempre turbati e mai sazi”, Un Colossal), mentre preoccupazioni sfociano nella caotica discarica emotiva che accumula scarti buoni per Anomalie Monumentali (in cui vale la pena notificare che “tutti i giorni è carnevale/ tutti i giorni con un gran finale”).

Giovanni Smarrelli e Domenico Guardiani (promotori del gruppo) esaltano, con morbido canto e circolare arpeggio di chitarra acustica, Il suonatore di ghironda, mesto racconto tratto dal “Viaggio d’inverno” scritto da Wilhelm Muller. Riferimenti alla letteratura dell’800 si rinnovano anche in 1857, pezzo ispirato dai versi de la “Cantica di riconoscenza” di Domenico Stromei, amara constatazione di un diffuso e ancora attuale individualismo. Tipicità dickensiane, invece, si delineano nella title track Viola, tesa tra musica dagli echi sinistri e robusta ritmica gestita da Adriano Di Gregorio (batteria) e Gianluca Di Toro (basso). Ritmica che spinge i graffianti acuti à la Rino Gaetano di Giovanni che urla rabbia e frustrazione in Super Market. E poi l’ipocrisia che affiora in Al Lavoro, tra rassegnazione e accusa diretta, nell’amara prospettiva di un impiego conteso tra necessità di sbarcare il lunario e desiderio di successo.
Tra Orchi e Serpenti sputa rifiuto e provocazione in piena musica ribelle e suggella questo primo valido album dei Wolfagang Shock.

I ragazzi sembrano capaci di cavalcare una foga creativa in direzione affine alla propria attitudine. Il loro avvio ci consegna conforto. E un bel disco.