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"GuitarSquadra che vince non si cambia. Carlos Santana è arrivato all’arena Delle Vittorie di Bari per festeggiare il suo compleanno (lo scorso 21 luglio) e la sua Honey Moon ovvero la sua Luna di Miele regalando a più di sette mila fans scatenati la sua musica ricca di patos. Il suo ultimo tour Guitar Heaven che è anche il suo ultimo disco aveva visto solo l’Umbria Jazz in Italia e con questo tour ripropone – almeno parzialmente – la formula che l´ha reso nuovamente una star, quella dei duetti con cantanti affermati. Il tutto sempre grazie a quella vecchia volpe della discografia, Clive Davis, il suo mentore da sempre; questa volta Davis l´ha convinto ad una variazione sul tema: non più pezzi inediti, ma classici rivisitati.

Guitar Heaven, un viaggio nei più noti ed amati standard del rock, da Smoke on the Water dei Deep Purple a Little Wing di Jimi Hendrix, da Can’t You Hear Me Knockin’ dei Rolling Stone a While My Guitar Gently Weeps dei Beatles, nei quali la sua chitarra si fa umana, piange e urla, graffia e seduce sostenuta da una band affiatatissima.

Ma Santana ha anche aggiunto dei classici: da Oye como va, a Maria Maria e persino A love supreme di Hendrix. E dopo il caldo infernale della mattinata pugliese, anche la notte di Bari si è fatta incandescente.

Già, ma il risultato com´è? Incantevole, e la musica suonata negli stadi ha un certo non so che di magico. Le ottime scelte: per dire, "Whole lotta love" la canta Chris Cornell, uno dei pochi in grado di reggere quella parte che fu di Robert Plant. E come trasformare "Back in black" in un rap con Nas. Nulla si può dire sulla parte musicale, (sullo sfondo sullo schermo gigante scorrevano i momenti salienti della carriera di Santana dei primi anni ’60 fino ai giorni nostri) e le canzoni che funzionano meglio sono quelle un po´ più liquide e meno granitiche. Quelle con meno riff e con più spazio al suo suono di chitarra. Tipo "Sunshine of your love", per intenderci: intesa perfetta con Rob Thomas – anche grazie alla sua voce in "Smooth" cominciò la rinascita di Santana a fine anni ´90. O ancora "Riders on the storm" dei Doors, in cui compare l´inconfondibile organetto di Ray Manzarek. O, ancora meglio, in "Little wing", affidata all´esperienza di Joe Cocker.
Insomma, questo concerto è la degna prosecuzione di un modello fortunato, quello iniziato con "Supernatural", rivisitato e applicato a grandi canzoni, interpretate con rispetto e originalità.

Una grande festa musicale, resa ancora più avvincente da una scenografia imponente e da una band dinamica e aggressiva con fiati e voci, ma soprattutto con la scatenata sezione ritmica formata da Dennis Chambers, Karl Perazzo, Raul Rekow oltre che dall’anziano Armando Peraza.