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"LaLa mostra La vigna di Dioniso. Vite, vino e culti in Magna Grecia, che resterà aperta fino al 20 novembre a Palazzo Simi a Bari, è già stata presentata presso il Museo Nazionale Archeologico di Taranto nel 2010, in occasione del 49° Convegno Internazionale di Studi sulla Magna Grecia. L’esposizione è stata realizzata dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia in collaborazione con l’ Università degli Studi del Salento, l’Università degli Studi di Bari, l’Università degli Studi di Salerno e il Centro Jean Bèrard.
La versione barese della mostra ha lo scopo di consentire a un pubblico più vasto la fruizione di importanti contesti archeologici d’ambito pugliese spesso poco noti.
In mostra 137 reperti, fra cui ceramiche figurate d’importazione corinzia, attica a figure nere e a figure rosse, ceramiche di produzione italiota, ceramica a vernice nera e ceramica indigena; armature, contenitori in bronzo, monete, oggetti votivi in terracotta. I luoghi di provenienza dei manufatti sono soprattutto Taranto, Rutigliano, Ceglie del Campo, Cavallino. Di tutti i reperti, l’unico a non provenire dal MARTA (Museo Nazionale Archeologico di Taranto) è il gruppo fittile policromo raffigurante un banchetto, prestato dal Museo Nazionale Archeologico di Egnazia. Gli oggetti, tutti di grande importanza storica e scientifica, sono destinati all’esposizione permanente nel MARTA, riaperto al pubblico solo di recente e non ancora completato.
La mostra è incentrata sulla figura complessa e poliedrica di Dioniso, il dio dalla “doppia porta” o che nasce due volte, e sui riti in suo onore. Divinità ambivalente nata da Zeus, re degli dei, e da Semele, da questi incenerita, egli viene estratto dal grembo materno dallo stesso divino genitore che lo cuce nella propria coscia, dalla quale Dioniso nascerà una seconda volta. Ad illustrare l’episodio, accoglie i visitatori un cratere apulo a figure rosse, proveniente da Ceglie del Campo.
"LaRaffigurato barbato e d’aspetto solenne o imberbe e androgino, Dioniso (Bacco) è soprattutto il dio del vino e il suo culto è misterico, può essere praticato solo da iniziati, ed ha un aspetto salvifico, che gli permetterà, in età tarda, di contaminarsi con culti di altre religioni. Il culto dionisiaco è multiforme come il dio stesso, e viene attuato in molte maniere: il sacrificio di animali e la danza orgiastica, accompagnata da sistri e tamburelli, praticata dagli adepti nelle ore notturne nel folto dei boschi, sono il tramite per entrare in contatto col dio, così come lo è la bevuta nel simposio, l’agone dell’atleta, il rito funebre, la rappresentazione teatrale, che trae origine dai riti in suo onore. Il culto di Dioniso è diffuso in tutta l’antica area mediterranea, perché il dio promette la salvezza e la felicità ai suoi seguaci. Un messaggio di speranza che differenzia Dioniso dal resto delle divinità olimpiche.
Il percorso espositivo è diviso in più sezioni tematiche, supportate da un ricco apparato illustrativo e didattico, che documentano, attraverso un gran numero di reperti figurati, i molteplici aspetti del culto e la diffusione della coltivazione della vite nel bacino del Mediterraneo.

La prima sezione è dedicata alla coltivazione della vite e alle sue più antiche origini. Se ne analizza la diffusione insieme alle tecniche produttive del vino e al suo commercio. La sezione successiva è dedicata alle feste religiose, che hanno il vino per protagonista. L’uso del simposio è testimoniato dal corredo della Tomba degli Atleti, proveniente da Taranto, i cui reperti documentano la diffusione della pratica del simposio fra le classi emergenti della colonia laconica, in età tardo-arcaica. L’esposizione comprende i vasi, dai nomi e dalle forme diverse, destinati al consumo del vino durante il simposio: oinochoai, kantharoi, kylikes, rhyta, spesso raffiguranti scene del culto di Dioniso, e cortei di Menadi e Satiri.

"LaNelle zone pugliesi della Messapia e della Peucezia, si ritrovano modelli culturali propri del mondo greco, relativi al culto funerario e al consumo del vino. I corredi provenienti dalle necropoli di Rutigliano e Cavallino testimoniano il collegamento della cultura indigena col mondo greco.
Lo splendido cratere proto-italiota del “Pittore delle Carnee”, proveniente da Ceglie del Campo, raffigura Dioniso che assiste alla frenetica danza di una Menade in preda a delirio. L’ultima parte della mostra riguarda quindi il tema dell’ebbrezza come “porta di comunicazione” col dio. Meravigliose terrecotte figurate riproducono i personaggi del corteo dionisiaco, danzanti o addormentati dopo la danza orgiastica. Notevole per originalità espressiva il banchetto policromo da Egnazia.
La riuscita dell’edizione barese, oltre che alle professionalità della Soprintendenza, è dovuta alla sensibilità di sponsor come Ance-Sezione Costruttori edili di Bari e Barletta, Andria, Trani, il Rotary Club- Bari, Morfimare, la Fondazione Taranto e la Magna Grecia, la Scorpione editrice.

LA VIGNA DI DIONISO.
VITE,VINO E CULTI IN MAGNA GRECIA

Fino al 20 novembre 2011
Palazzo Simi, Strada Lamberti, BARI, Città Vecchia.
Aperto tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.
Ingresso gratuito. Infotel: 080 527 5451