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"Incanti
La mostra intitolata Incanti e scoperte. L’Oriente nella pittura dell’Ottocento italiano, curata da Emanuela Angiuli e Anna Villari, è visitabile fino al 10 luglio a Barletta, presso la Pinacoteca “De Nittis” a Palazzo Marra. Il percorso espositivo presenta un’ottantina di opere, divise in quattro sezioni: Al di là dell’Adriatico, Paesaggi, Le città e gli incontri, Sognando le odalische.
Gli echi della spedizione napoleonica in Egitto, i resoconti degli esploratori e dei viaggiatori, che parlavano di piaceri proibiti, di odalische, harem e hammam, avevano infiammato la fantasia del Vecchio Continente. Contemporaneamente, dalle Colonie giungevano elementi d’arredo esotico, divani, paraventi, ventagli, pipe turche, che andavano a ruba presso la borghesia europea. Questi e altri oggetti, servivano a costruire nell’immaginazione di scrittori e artisti luoghi incantati quanto inesistenti. La donna orientale è oggetto delle fantasie di artisti e letterati, sia che abbiano visitato i luoghi esotici, sia che non abbiano mai viaggiato.

Nel XIX secolo, alle immagini caste e sublimate della donna occidentale si contrappone la vagheggiata sensualità delle donne d’Oriente. Il tema del bagno, (ripreso da Ingres nel Bagno Turco del 1862), da abluzione rituale della religione islamica diviene momento di socialità dove le donne, e solo loro, si ritrovavano in un momento di intimità col proprio corpo, intimità che la donna occidentale non solo non conosceva, ma negava anche attraverso il castigato e costrittivo abbigliamento che la copriva quasi interamente. In pittura l’ambientazione delle scene di odalische nell’hammam è quindi fondamentale. Negli anni Settanta-Novanta dell’Ottocento, il pittore classicheggiante Lawrence Alma Tadema, trasponeva le vagheggiate scene degli harem nel mondo romano antico, con la stessa, preziosa ambientazione.
"IncantiLa mostra presenta l’interpretazione di questi temi da parte di artisti italiani, a cominciare dai veneti Francesco Hayez e Ippolito Caffi, per proseguire con gli emiliani Alberto Pasini e Roberto Guastalla, i toscani Stefano Ussi e Zampighi, Viotti, Molteni, per giungere a pittori meridionali come Morelli, Marinelli, Cercone, Netti.
Francesco Hayez non viaggiò mai, ma si lasciò influenzare dalla nuova moda pittorica, mentre Ippolito Caffi viaggiò a lungo fra Costantinopoli, Smirne, Efeso e il Cairo, che gli suggerirono opere memorabili.
Pasini e Guastalla percorsero carovaniere e città servendosi, per descrivere quei luoghi sconosciuti, oltre che della tavolozza, del mezzo fotografico.
Il fiorentino Stefano Ussi parte per l’Egitto subito dopo l’apertura del Canale di Suez e lavora per il Pascià prima di trasferirsi in Marocco insieme a Carlo Biseo. I due amici si ispirarono a questo viaggio per illustrare Marocco di Edmondo de Amicis.
Fra i pittori meridionali, solo Francesco Netti, nel 1884, si imbarcò a Bari per raggiungere Atene e il Bosforo e rimanere due mesi in Turchia. Domenico Morelli, senza essersi mai recato oltremare, descrive figure di arabi, velate odalische e atmosfere cariche di misticismo islamico, influenzato anche dal movimento artistico detto fortunismo. Tale movimento trasse origine dal passaggio in Italia del pittore iberico Mariano Fortuny y Marsal la cui arte, nel secondo Ottocento, proponeva un modello orientalista, che in Italia, fra modelle in posa nello studio, figure reali viste o intraviste e proiezioni puramente inventate, resterà valido e sarà ripreso anche per una buona parte del secolo successivo.
La mostra è una delle indagini più dettagliate fra quelle allestite di recente sull’argomento.

INCANTI E SCOPERTE. L’ORIENTE NELLA PITTURA
DELL’OTTOCENTO ITALIANO

Pinacoteca De Nittis- Palazzo Marra via Enrico Cialdini 74,   BARLETTA (Bat)
Fino al 10 luglio 2011 – Orario 10-20, chiuso il lunedì