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"MichelQualcuno ci provi ad essere alto poco più di un metro e a fare anche solo la metà delle cose fatte da Michel Petrucciani essendo pienamente felici. Non solo. A nascere, proprio come è capitato al jazzista francese, con una malattia come l’osteogenesi imperfetta (ovvero ossa fragilissime, Ossa di cristallo) che ti condanna non solo a una vita breve (36 anni nel caso di Petrucciani), ma anche a un invecchiamento precoce. Nonostante tutto questo il documentario ‘Michel Petrucciani, Body and Soul‘ di Michael Radford (Il postino) è più che un film musicale, un inno alla vita, una vera sferzata di ottimismo. «Non è un film sulla musica – ribadisce oggi lo stesso Radford a Roma per presentare il film che sarà nelle sale dal 22 giugno distribuito dalla Pmi -, ma casomai su chi ha talento per vivere. Una lezione di vita non solo per gli handicappati, ma per tutti nel segno che ognuno di noi può vivere al 100% e quasi mai lo fa». Già passato fuori concorso all’ultimo Festival di Cannes, ‘Michel Petrucciani, Body and Soul’ racconta la storia di un genio che già a 13 anni faceva il suo primo concerto da professionista. Di un musicista che ha venduto oltre un milione e mezzo di lp non essendo una pop star, ma un pianista di jazz più che raffinato. Di uno dei pochi musicisti europei, se non l’unico, ad aver suonato negli Usa con tutti i grandi del jazz come Roy haynes, Jim Hall, John Abercrombie, Wayne Shorter, Joe Lovano e Dizzy Gillespie. Ma la genialità del pianista Petrucciani è anche inferiore a quella dell’uomo.

Ebbe infatti tre relazioni significative, due matrimoni (il primo con la pianista italiana Gilda Buttà finì con un divorzio) e due figli. Uno dei quali, Alexandre (oggi a Roma in conferenza stampa) ha ereditato la sua stessa malattia. Nel documentario la vita di questo uomo così piccolo da dover essere portato in braccio, attraverso la testimonianza dei suoi tanti amici, delle sue molte donne, dei suoi ammiratori per un ritratto «non morale» di Petrucciani in cui si mostra un uomo capace di divertirsi, di consumare ogni sorta di droga ed alcool, di apprezzare freneticamente ogni minuto della sua vita (che sapeva breve) fino all’atto finale della sua precoce morte. «In questo film – ha spiegato Alexandre Petrucciani molto simile al padre, ma poco più alto (122 cm) – ho scoperto molte cose di mio padre che non sapevo. Lui resta il mio eroe, uno che era cosciente di essere una persona straordinaria. Io che ho 21 anni non ho una vita così straordinaria. Provo vergogna solo all’idea di competere con lui, ma comunque suono la chitarra e ho scelto di fare musica elettronica, una cosa che ti dà molte possibilità di creare un’infinità di suoni».