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"GiovannaGiovanna Betto, giornalista pubblicista e professoressa di italiano agli stranieri, ci racconta, in una intervista esclusiva a noi di LSDmagazine,   la sua  opera prima,  “Paulina” (ed. Portaparole), ambientata nella Sicilia degli sbarchi clandestini, in occasione della presentazione del libro al Caffè d’Arte di Bari il prossimo 8 giugno ne discuterà con Vito Amoruso.

“Relegati per sempre nel passato i giochi infantili con la compagnuccia di Gradet, Paulina, col tempo, aveva imparato a creare con la fantasia un mondo parallelo. Nelle lunghe ore che trascorreva da sola, o anche quando si trovava in compagnia dei silenziosi clienti vestiti di grigio, si raffigurava in storie buffe e fantastiche, popolate da un folto stuolo di personaggi di cui era l’incontrastata eroina.”
Vibrante e coinvolgente. Le 124 pagine, accompagnate in appendice dai coloratissimi disegni di Amerigo Lorini, scorrono sotto gli occhi, scivolano tra le dita, si consumano velocemente. Non si riesce a provare distacco, spesso e volentieri sentiremo un brivido attraversarci la schiena, gli occhi inumidirsi, il cuore accelerare. Giovanna Betto in “Paulina” si e’ prefissa l’arduo compito di parlare dell’infanzia negata di una piccola clandestina albanese, incosapevole osservatrice del proprio destino, moderno personaggio Verghiano del ‘ciclo dei vinti’. E la tenera amicizia con Lucia, la bambina italiana, l’intreccio delle due vite, diventano paradigma per parlare di donna, di soprusi, di profughi.
Spesso per tutti noi, parlare di Albania, Libia, Tunisia, e’ scontrarsi su diverse posizioni politiche, sul drammatico e urgente problema degli sbarchi clandestini, sulle strategie internazionali da adottare e sui rapporti di potere e di equilibri tra stati. Si parla anche di accoglienza, di tolleranza, di misure finalizzate a ingresso, soggiorno e permanenza. E, magari, si discute stando tranquillamente seduti nelle nostre case, negli uffici, nei caffe’ cittadini.
E, invece, Albania, Libia o Tunisia hanno significato e significano soprattutto dolore e morte, sofferenza e vittime innocenti. E per le donne? Umiliazioni, discriminazioni, botte e violenze.
Narrata con l’intensita’ e la delicatezza che colpiscono dritto al cuore e con un linguaggio semplice, a volte incantato, “Paulina” e’ una drammatica storia di sfruttamento, prostituzione e poverta’ nell’opulenta e cattolicissima Italia, dove non mancano i politici colpevoli e i loro corrotti servitori, gli insospettabili uomini d’affari, nonche’ mariti devoti, e i loro ‘amici vestiti di grigio’. Ma c’e’ molto di piu’ in queste pagine. Giovanna Betto, ci fa precipitare, attraverso la storia di abusi e di miseria di Paulina, tra le pieghe della Storia di un paese tormentato, l’Albania, per noi occidentali ancora misterioso. In fuga in massa verso il Belpaese, dove i sogni si scontrano presto con l’intolleranza e i pregiudizi e si infrangono contro ‘un mare che erige muri altissimi’, il romanzo diventa un coraggioso atto di denuncia contro il sistema, le arroganze, i pregiudizi, il perbenismo, il malcostume ‘tutto italiano’.
Tuttavia, il coraggio, l’amicizia e la solidarieta’ che tengono unite le due piccole amiche, diventano la forza attraverso cui Paulina, con le sue gambe esili, “in equilibrio sulle scarpe con il tacco troppo alto”, camminera’ verso una nuova vita. Doveroso, allora, come in tutte le ‘favole’ che si rispettino, anche se apparentemente artificioso e banale, il lieto fine.

"GiovannaOltre che scrittrice, lei insegna italiano agli stranieri: e’ stata questa una postazione privilegiata per narrare la storia di Paulina?
Lavorare in un Centro Territoriale Permanente (CTP), mi ha consentito di osservare da vicino giovani immigrati di diverse culture ed etnie e di constatarne la sensibilita’ e l’intelligenza. Seguendone il percorso formativo ho potuto conoscere frammenti delle loro vite che hanno alimentato parzialmente la storia di Paulina. Da 11 anni, queste voci costituiscono per me un coro di disperazione, che spesso mi porto a casa, la sera. A volte, mi ritrovo a cercare su Internet il villaggio di provenienza dei miei studenti, per dare una collocazione geografica alle loro famiglie e alle situazioni di cui mi parlano.

Pedofilia, prostituzione, immigrazione: temi molto sentiti e controversi, in questo momento storico, per un’opera prima. Temi difficili da affrontare.

Spero di essere riuscita a farlo con il dovuto pudore e rispetto, frapponendo un velo di nebbia davanti alle scene piu’ crude, ma anche descrivendo, senza enfasi il crimine perpetrato e il danno ricevuto dalla vittima. Inutile nascondere che Paulina, oltre alle storie vere di baby prostitute albanesi, ha attinto abbondantemente ad altri fatti di cronaca.

La delicatezza della protagonista si scontra con il ritratto spietato degli italiani di oggi. “Paulina” diventa, dunque, una denuncia al malcostume ‘tutto italiano’?

Gli abusi e lo sfruttamento dei minori, e dei deboli in generale, non sono prerogativa soltanto del nostro paese.In Italia, tuttavia, proprio la sacralita’ delle tradizioni con cui i nostri genitori ci hanno educato, rende piu’ evidente l’attuale svilimento dei valori morali. Non nascondo di aver voluto puntare l’indice su una certa categoria di persone e di politici che tendono a minimizzare e a favorire il malcostume dilagante e la consuetudine degli abusi. Paulina, infatti, non e’ vittima della criminalita’ organizzata, ma dell’abbassamento della soglia di moralita’ di gente comune: mariti perfetti e padri di famiglia affettuosi.

Forse un po’ prevedibile il ‘lieto fine’ con cui si conclude il racconto e che risolve artificiosamente l’eterna lotta tra Bene e Male?

Lo so, nulla in un romanzo e’ piu’ banale di un lieto fine, si dice. Ma non sono d’accordo. Ho voluto proiettare una luce di speranza sul futuro di Paulina e di tutte le vittime di violenza, assicurando, almeno virtualmente, il colpevole alla giustizia.

Belli e coloratissimi i disegni di Amerigo Lorini. Da cosa e’ nata l’idea di inserirli in appendice al romanzo?
Arricchire i libri con delle illustrazioni e’ una delle peculiarita’ della casa editrice italo-francese Portaparole. Non ho il piacere di conoscere personalmente Amerigo Lorini, un architetto che vive a Roma, ma lo ringrazio pubblicamente per la gioia che mi hanno dato i suoi disegni e per aver mantenuto l’identita’ di Paulina nella vaghezza: un volto solo non sarebbe bastato a rappresentarla.