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Dal 7 giugno al 28 agosto 2011, il Musée de l’Elysée di Losanna accoglie la straordinaria mostra «Fellini, la Grande Parade». Un’esposizione che esplora l’universo di uno dei Maestri del cinema mondiale del XX secolo, svelando quelle che furono le fonti d’ispirazione della sua geniale immaginazione ai limiti del mito. Una vetrina importante per il Musée de l’Elysée, le cui competenze, la cui professionalità nel campo della conservazione e valorizzazione del patrimonio, sono da tempo riconosciute a livello internazionale tanto da convincere anche la famiglia Chaplin che ha recentemente affidato a questa prestigiosa istituzione uno dei suoi tesori più preziosi: il Fondo fotografico Chaplin. L’acquisizione di questo archivio fotografico dal valore universale permetterà al Musée de l’Elysée di lanciare un ampio programma pedagogico mediante la creazione di una “école du regard”, oltre che esposizioni e pubblicazioni sul tema.
Sono passati cinquant’anni dalla comparsa sul grande schermo di uno dei capolavori più noti del cinema italiano, La Dolce Vita. Il che offre alla mostra « Fellini, La Grande Parade » lo spunto per un’analisi sull’attualità dell’opera del grande cineasta italiano.
Nell’arco di quarant’anni di attività, Federico Fellini è stato un uomo, un artista in costante evoluzione. Neorealista agli inizi della sua carriera, quando è assistente di  Rossellini sul set di Roma città aperta (1945) e successivamente di Paisa (1946), ne Il Miracolo (1948), di cui firmò anche la sceneggiatura veste anche i panni di un singolare San Giuseppe accanto ad Anna Magnani, sempre diretto da Rossellini. Passato dietro la macchina da presa, con La strada ( 1954) Fellini si è guadagnato la fama di cineasta cattolico subendo così le critiche della sinistra, toccata dal suo tradimento ideologico. Un’opinione ribaltata all’uscita de La Dolce Vita (1960): quando chi aveva lamentato il tradimento lo ha plaudito come un Genio, con grande dissenso della Chiesa. In realtà Fellini é sempre stato un uomo libero e ha modulato la sua carriera a dispetto delle correnti e delle mode. Nel 1963, «8 ½ », una nuova rottura degli schemi che spinge il Maestro a superare le frontiere del reale per esplorare il mondo misterioso dell’immaginario. I ricordi d’infanzia, il subconscio, "Géraldi sogni irrompono visibilmente nella sua opera e diventano un pretesto per mettere in scena la propria vita. Da allora, Fellini diventa uno dei soggetti ricorrenti del suo stesso cinema, un méta-cinema che non è alla base  della costruzione del mito felliniano.
La mostra presso il Musée de l’Elysée ripropone la nascita di questo mito, lo analizza e lo mette in luce. Un viaggio attraverso fotografie, disegni, locandine, giornali, documenti ma anche spezzoni di film inediti, provini, scene tagliate, filmati amatoriali, attualità d’epoca, interviste. L’esposizione esplora l’universo, svela le fonti d’ispirazione della geniale immaginazione di colui il cui nome ha creato un aggettivo, felliniano, sinonimo di mondo stravagante ai limiti del grottesco – che è entrato nel linguaggio comune.
Confrontando per la prima volta l’opera del cineasta a un’iconografia sino ad oggi inesplorata, ritrovando le tracce della maggior parte dei fotografi che hanno lavorato nel backstage dei suoi film, esplorando gli archivi dei collaboratori di Fellini, l’esposizione si distacca dall’approccio cronologico per concentrarsi sulle immagini che ispirarono Fellini, alimentando sogni e visioni che il regista ha poi trasferito sullo schermo. La mostra ha la doppia ambizione di contribuire a dare una nuova chiave di lettura dell’opera di Fellini e di proporre una riflessione sul cinema, come una sorta di laboratorio visivo. Prendendo talvolta le distanze dalla cinematografia del cineasta, si interroga più ampiamente sul XX secolo, secolo del cinema, ma anche dei media, della televisione, della pubblicità. In una parola: Il secolo dell’immagine o, più precisamente, il secolo della «fabbrica delle immagini ».
Losanna è la città che ha dato i natali a Gérald Morin, assistente di Fellini dal 1971 al 1977. « E’ in Italia che incontrai Fellini che mi parlava regolarmente della Svizzera, di cui apprezzava la tranquillità –dice- e sapendo che venivo da Losanna, me ne parlava facendo riferimento soprattutto a due persone che stimava molto e che vi risiedevano ». Sta parlando di Germaine Lefebvre, indossatrice e attrice francese, meglio conosciuta con il nome d’arte Capucine, che Fellini ingaggiò per il ruolo di Trifena del suo ‘Satyricon’. « Fellini sosteneva che Losanna non poteva che essere una bellissima città visto che  esaltava la bellezza di Capucine». L’altra persona era Georges Simenon. Il loro primo incontro risale al 1957 in occasione del Festival di Cannes dove Giulietta Masina aveva ricevuto il premio come migliore attrice per ‘Le notti di Cabiria’ e Fellini stesso una menzione speciale. « Si erano poi ritrovati nuovamente a Cannes nel 1960 quando Simenon era Presidente della giuria del Festival –spiega- e fu grazie a lui, contro l’opinione comune, che Fellini fu premiato con la Palma d’Oro per ‘La Dolce Vita’. Da allora, la loro amicizia non cessò di consolidarsi, in un continuo scambio di lettere e incontri a Losanna ». Dopo aver lasciato Roma, Morin si trasferì, nel 2001, a Losanna, la città della sua infanzia, « una piccola realtà dove ‘una vita  dolce’ è alla portata di tutti »
Per ulteriori informazioni sul Musée d’Elysée è possibile visitare il sito www.elysee.ch