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La Palestina è special guest al Salone del Libro di Torino che si inaugura oggi 12 maggio con la sua letteratura «come resistenza». Così la definisce l’arabista Isabella Camera d’Afflitto, autrice dell’antologia ‘Cento anni di cultura palestinesè (Carocci) che dal 2006 ha avuto diverse ristampe.

A Torino arrivano due tra i poeti palestinesi più significativi della vecchia e nuova generazione: il giovane Mourid Barghouti pubblicato in Italia da Ilisso Edizioni, e il più anziano Samih al-Qasim di cui da noi è uscito ‘Versi in Galilea (2006, Edizioni Q).

C’è anche la grande Suad Amiry che ha raccontato la vita sotto l’occupazione in Murad Murad (Feltrinelli) oltre a storici e sociologi come Ilan Pappe e Jamil Hilal e il segretario dell’Associazione scrittori Mohammad Ali Taha. Molto attesa Susan Abulhawa, nata da una famiglia palestinese in fuga dopo la Guerra dei Sei Giorni, cresciuta in un orfanatrofio di Gerusalemme, autrice di numerosi saggi sulla Palestina, che arriva a Torino con il suo primo struggente romanzo ‘Ogni mattina a Jenin’ (Feltrinelli) su quattro generazioni di palestinesi costretti a lasciare la propria terra dopo la nascita dello stato di Israele e a vivere la triste condizione di «senza patria». «Ci sono gli autori palestinesi che sono diventati cittadini israeliani, arabi della diaspora e quelli che stavano in territori occupati, nella striscia di Gaza e in una parte della Cisgiordania» ci dice la d’Afflitto che al Salone presenterà fra l’altro Elogio dell’odio (Bompiani) dello scrittore siriano Khaled Khalifa. «Sulla letteratura araba c’è uno sguardo di più ampio respiro. Sicuramente è una novità e sicuramente la prima volta che un siriano come Khalifa venga al Salone con un libro molto bello come Elogio dell’odio, storia di una famiglia lacerata tra figli che seguono l’integralismo e altri che lo rifiutano». In primo piano anche la libanese Hanan al-Shaykh con ‘Mio signore, mio carneficè (Piemme), «ormai un classico sulla follia della guerra in Libano» come ha sottolineato Simonetta Agnello Hornby.

«Se leggessimo tutti questi libri con più interesse potremmo capire meglio cosa ci raccontano i telegiornali. Siamo in una nuova fase della letteratura araba che affronta temi come il terrorismo, i problemi dell’integralismo, la situazione dei paesi arabi» spiega la d’Afflitto che ha fatto parte della giuria del Booker Prize, sezione araba, e in tutti i libri in competizione ha riscontrato la presenza di questi temi. Al Salone la d’Afflitto presenterà anche l’unico libro uscito in Italia sulla cultura dello Yemen, da lei curato: Lo Yemen raccontato dalle scrittrici e dagli scrittorì pubblicato nel 2010 dall’Editrice Orientalia di Roma.

Nella foto di Diaa Saleh lo scrittore palestinese Mourid Barghouti