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"Vegliando
Alcuni mesi fa, in occasione di un importante incontro e alla presenza di autorevoli giornalisti, mi colpì moltissimo una affermazione – ampiamente condivisa – secondo cui oggi ad un cronista non occorra più varcare con la propria penna i confini della fantasia perchè la stessa cronaca quotidiana riesce ad offrire elementi che quasi sempre vanno ben oltre ogni acuta aspettativa dell’estro.

Fermiamo il tempo per qualche minuto nella calda estate di quattro anni fa nelle rigogliose campagne al confine tra la provincia del nord barese e quella foggiana; proviamo ad immaginare una villa immersa in quel verde, in totale stato di abbandono abitato da tre sorelle, immaginiamo poi che due di quelle sorelle siano morte da oltre un anno e che quel sinistro rudere sia il loro sepolcro custodito dall’unica sorella ancora in vita.

Sembra il delirio di una lucida follia eppure questa appena descritta è la scena che si è presentata agli occhi della Polizia Municipale dei Vigili del Fuoco di Barletta nell’agosto del 2007, quando nel corso di un sopralluogo, scoprirono che una anziana signora di 69 anni – Stefania Tupputi – conviveva da molti mesi con i cadaveri delle due sorelle – Angela Teresa e Carla – all’interno della stessa casa. Una cronaca agghiacciante fatta di veglie, di fede e misticismo, di dolore e follia, di un numero imprecisato di carcasse di animali rinvenute un pò ovunque, di escrementi e urine sparsi dappertutto.

Uno dei giornalisti più attenti che ha seguito per molto tempo la vicenda, tracciandone contorni che superano le aspettative di cronaca, è stato Gianpaolo Balsamo de “La Gazzetta del Mezzogiorno”, il quale da questa esperienza di vita vissuta ha tratto l’ispirazione per il suo esordio letterario: “ Vegliando oltre il cancello”, edito da Secop Edizioni di Peppino Piacente di Corato.

"VegliandoL’attento lavoro di Balsamo che giunge al capolinea dopo ben tre anni di meticoloso lavoro giornalistico, si pone esattamente l’obiettivo di consegnare al lettore un racconto-reportage di una inchiesta chiara e trasparente; un racconto che comincia molto lontano, dal cancello della villa Tupputi e che tuttavia in quel cancello serrato con un lucchetto racchiude la dicotomia, il distacco da una vita terrena per arrivare quasi ad uno step ultraterreno seguendo le orme di un indecifrabile misticismo.

Raccontare una storia fatta di vivi che decidono di convivere con i cadaveri dei propri cari non è cosa facile; soprattutto quando – come nel corso delle indagini accadrà – la unica protagonista viva spiegherà agli inquirenti che eri lì vigile e presente per assolvere ad un preciso compito: quello di assistere alla resurrezione delle sorelle defunte, non volendosene separare neppure nella inesorabile contingenza della morte.

Questo fatto di cronaca ebbe – al tempo – una importante cassa di risonanza mediatica; e proprio mentre i riflettori affievolivano la luce sulla vicenda (alcuni ricorderanno nei giorni a seguire l’incendio doloso che distrusse la villa “degli orrori” – ulteriore contorno poco chiaro), Balsamo ha deciso di indagare, studiare, approfondire.

Ho avuto la netta sensazione che il suo scritto sia andato “oltre” quel cancello non tanto per dissetare le velleità voyeristiche del pubblico quanto per analizzare meticolosamente aspetti più profondi della vicenda: cosa può spingere tre sorelle – dalle apparenti vite normali – a chiudersi non solo idealmente al mondo esterno? Cosa può aver spinto una di quelle sorelle a non volersi dividere dalla morte delle altre due?

Le risposte sono affidate alla acutezza giornalistica di Balsamo; il quale ha ripercorso una strada impervia fatta dai visionari contenuti dei diari ritovati e scritti da Stefania Tupputi e da quel senso della vita al quale tutti noi tendiamo; le sorelle Tupputi hanno deciso di rimanere insieme e di chiudersi dietro un cancello nella solitudine, per sfuggire alla indifferenza generalista e pensando di poter – in quel lucchetto chiuso – trovare una forza per continuare a vivere. Poi una delle sorelle ha cercato nel misticismo e nella fede la forza per custodire quella solitudine sino al paradosso, arrivando a credere in una risurrezione terrena che non c’è stata.

E’ evidente che la sconvolgente vicenda offre diversi spunti di riflessione nella narrazione e nel collage di articoli e testi menzionati da Balsamo.

Il libro è arricchito dalla postfazione del criminologo Francesco Bruno e dalla prefazione del sostituto procuratore Scimè; ed è stato lo stesso Bruno, in occasione della presentazione del libro presso il Circolo Unione di Barletta, a sottolineare come tra sorelle esista una sorta di legame atavico, un cordone ombelicale impossibile a recidersi anche oltre la stessa vita.

Balsamo dedica il suo libro a Stefania Tupputi, alla quale dopo il misterioso saccheggio-distruzione della villa è rimasta la curiosità di un “pubblico indifferente”; onore al merito – invece – della onestà intellettuale di un giornalista che ha varcato i confini della “redazione” per scrivere andando oltre la deontologia professionale e ricordandoci che spesso l’umana pietà – nei fatti – non è poi cosi umana.