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"moschea"
Per i Turchi la moschea è sicuramente qualcosa di più di quanto i cristiani considerino la chiesa. In lingua turca si chiama cami e rappresenta un luogo di culto, ma anche di apprendimento e di incontro.
La moschea nasce sul modello della casa di Mohammed, quella che il Profeta, dopo la fuga da La Mecca, si costruì a Medina, secondo lo schema tradizionale della casa araba a cortile. Qui si radunavano i primi fedeli per ascoltare il Profeta, il quale, affinché tutti si riparassero dal sole, fece aggiungere una galleria sostenuta da tronchi di palma e coperta con foglie di palma rivestite d’ argilla. È così che è nata una delle costruzioni sacre dell’ Islam, la moschea a cortile: un recinto con lo scopo sia di isolare dal mondo che di assicurare la tranquillità nel momento della preghiera.
Anche nel deserto i beduini che vogliono pregare si isolano con delle pietre disposte a rettangolo: con lo stesso senso, sono stati creati i piccoli tappeti cosiddetti mihrab. Il mihrab è una nicchia, a volte semplice e povera, a volte impreziosita, che indica la qiblah, cioè la direzione de La Mecca verso cui pregare. A destra del mihrab si trovano uno o più minbar, in marmo o in legno, con una scala dai fianchi elaborati o scolpiti: è una specie di pulpito, da dove l’ imam predica durante la preghiera del venerdì.
Spoglio è l’ interno di tutte le moschee: bei tappeti sul pavimento, lampadari al soffitto e null’altro. Nel cortile, all’ ingresso principale della moschea,si trova l’acqua: una o più fontane consentono ai fedeli di compiere le abluzioni di rito, che devono precedere l’ entrata in moschea. La moschea ottomana è in genere circondata da un apparato di edifici annessi: le tombe dei sultani, le madrase, i caravanserragli, a volte i bagni o l’ imaret, l’ antico ospedale per i poveri. Il tutto è completato da almeno un minareto. Quello ad ago, eccezionalmente alto, esilissimo, scannellato e terminante con una punta, è un classico dell’ architettura ottomana. A volte, lo slancio del minareto, è frenato da uno o più balconcini. Dal minareto il muezzin (la parola significa letteralmente: colui che chiama alla preghiera) ricorda il dovere coranico delle cinque preghiere quotidiane, nonché la grandezza di Allah.

I giovani escono quasi sempre in gruppo, e le coppie tendono a non uscire in pubblico senza una chaperon , perché trascorrere del tempo da soli è considerato un comportamento estremamente licenzioso e compromette la reputazione della ragazza.
In genere il matrimonio richiede una certa misura l’approvazione della famiglia. Nei villaggi oppure fra le famiglie molto ricche (dove il matrimonio può essere un all’alleanza di interessi) hanno ancora luogo i matrimoni combinati. Fra i più conservatori i membri della famiglia hanno voce in capitolo nella scelta del patner. Spesso lo sposo è molto più vecchio della sposa perché, oltre a completare il servizio militare deve poi lavorare per mettere da parte un po’ di soldi in vista del matrimonio. I giovani turchi di ceto medio che vivono in città, invece, spesso si sposano per amore, a volte senza il consenso dei genitori.
In vista di un possibile matrimonio la famiglia prepara la dote per le figlie femmine (ceyiz), comprendente biancheria e utensili domestici. Quando una coppia decide di sposarsi ci sono dei passi da compiere: il sozlu , il nisanli e l’evli.
Il sozlu è un accordo pre-fidanzamento che autorizza la coppia a vedersi e a passare del tempo insieme, anche se non da soli. Si tratta di un impegno serio, e non rispettarlo è considerato una grave offesa all’onore.

Nisanli significa “fidanzati”. Il fidanzamento coinvolge tutti i membri di entrambe le famiglie. La famiglia del promesso sposo si reca da quella della futura sposa per chiederne la mano. Si tratta di una visita ufficiale: la famiglia dello sposo indosserà i vestiti più belli, quella della sposa offrirà rinfreschi migliori. Affinché lo sposo non perda la faccia in caso di rifiuto, la potenziale mogli non risponderà alla proposta direttamente ed esplicitamente , ma preparerà il caffè e, se desidera accettare la proposta (o se così vuole sua madre), metterà dello zucchero nella tazza di lui; se invece intende rifiutare ci metterà del sale.
Per celebrare il fidanzamento si dà una festa, organizzata dalla persona più anziana della famiglia.
Nel corso di una cerimonia si donano ai futuri sposi due anelli legati alle estremità di un nastro: ciascuno dei due fidanzati si mette un anello al dito, poi l’anziano taglia il nastro.
Evli significa “sposati”. La prima parte della celebrazione è festa dell’hennè (kina gecesi), un evento importante per il villaggio, organizzato per la sposa dalle amiche più intime, da una sorella sposata o dalle donne della famiglia. A un certo punto della serata le amiche nubili cominciano a camminare in circolo introno alla sposa, portando candele e fazzoletti contenenti l’hennè . La suocera invita poi la sposa ad aprire la mano e le offre una moneta, quindi la ragazza e le sue amiche si cospargono le mani con l’hennè , ballando e cantando canzoni tristi sulla perdita dell’amica, che se ne andrà in un altro villaggio. Le amiche sposate racconteranno poi tutta una serie di storie dell’orrore sulle suocere.
Il matrimonio ufficiale è una cerimonia di tipo civile. Ottenuta dal comune la licenza di matrimonio, la coppia si sposa davanti a un funzionario del municipio con una cerimonia relativamente breve e un po “meccanica”. Per questo motivo le famiglie ricche preferiscono pagare qualcosa di più e organizzarla a casa o in un albergo, dove si recherà il funzionario. Si può celebrare anche un matrimonio religioso, ma è un reato farlo prima della cerimonia civile. Anche la poligamia è vietata.
Durante la cerimonia tutti applaudono quando gli sposi entrano, quando pronunciano il “si” e all’annuncio che la coppia è sposata. Inoltre lo sposo e la sposa tenteranno di salirsi reciprocamente sui piedi: si crede che questo mostrerà chi comanderà in casa.

Il Vetro di Instanbul. Quella del vetro è un’ antica tradizione in Turchia, iniziata nell’ XI secolo con i Selgiuchidi, ed Istanbul, dopo la conquista, divenne il centro della manifattura del vetro turco ottomano. Una vetreria, situata sulla sponda asiatica del Bosforo, produceva quello famoso, opaco, noto come “cesmibulbul”. Nel 1934, 11 anni dopo la fondazione della Repubblica Turca, Turkiye Is Bankasi, un’ importante corporazione di banche, ebbe da Ataturk, il padre della patria, il compito di creare un’ industria vetraria per i mercati scientifico, industriale e domestico. Sempre in quell’ anno, a Beykoz-Pasabahçe, ad Istanbul, iniziò la costruzione della prima fabbrica. Oggi, quell’ industria, sinonimo di vetro in Turchia, comprende ben 31 compagnie, che coprono vari settori. Uno di questi riguarda il vetro artistico, ed una bella scelta dei migliori oggetti creati dalla Pasabahçe, si può ammirare nel negozio-museo, situato sull’ elegante, centralissima Istiklal Caddesi, la via principale di Beyoglu. Una delle collezioni è legata proprio ad Istanbul, ai suoi monumenti e bellezze artistiche. Si passa così dal candelabro “Hamam”, in vetro ambrato, di forma esagonale e decorato in oro, che ricorda gli hamam cittadini, simbolo di pacifica coesistenza, per passare allo specchio “Topkapi”, la cui cornice è decorata da miniature del cortile principale del più famoso palazzo di Istanbul, scrigno dei tesori di corte. Il vaso “Mari” (Gabbiano), in vetro turchese, su cui spicca in bianco l’ immagine stilizzata dell’ uccelo marino, è un omaggio ad uno dei simboli di Istanbul, insieme al mare, ai traghetti e al “simit”, la tipica focaccina cosparsa di semi di sesamo, mentre il vaso “Onikli Sutun” (Colonna incrostata di onice), in vetro viola, lavorato a mano con applicazioni di onice e perle di vetro, riprende nell’ elegante design i motivi di alcune magnifiche colonne del VI secolo, ritrovate durante scavi archeologici in diverse zone di Istanbul. Il piatto “çinili”, in vetro, sempre lavorato a mano, dipinto con delicati motivi astratti blu, ripresi dalla moschea di Rustem Pasha, è invece una coppa per i lokum, le dolcissime “delizie turche”, simile a quelle usate nelle cucine di corte durante l’ Impero Ottomano. Tutti questi splendidi oggetti, a cui se ne aggiungono molti altri preziosi ed unici, sono prodotti in edizione limitata di 1999 pezzi.

Info: www.columbiaturismo.it