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"Benoit
Nata dall’idea di Alain Sabatier, un ragazzo parigino da qualche anno residente in quel di Bari, la B.B.E. (l’acronimo significa: Bari Bici Express) è una piccola, nuova realtà imprenditoriale. Essa è composta da un gruppo di giovani volenterosi, amanti delle biclette, che scorazzano per le vie della città noncuranti di freddo, caldo, e pioggia. La loro missione? Consegnare a prezzi modici pacchi come un qualsiasi pony express ma, in più, potendo assicurare ai propri clienti di non dovere temere ritardi nelle consegne causa traffico, ingorghi e quant’altro, e di dare giornalmente, con dedizione, il proprio contributo alla causa dell’ambiente – come tutti sanno le due ruote sono al 100% ecologiche -. Così, mossi solo dalla forza delle proprie gambe, questi intrepidi lavoratori consegnano plichi, pacchi, locandine, armati solo di caschetto e giacca a vento. Presso la sede in Bari della B.B.E., in via De Nittis 42, noi di LSDmagazine abbiamo avuto il piacere di conoscere due infaticabili ciclo turisti canadesi, Benoit Charra e Michèle Titcombe. Da quasi un anno (precisamente il 24 maggio 2010) hanno iniziato il loro tour per l’Europa, partendo dalla fredda terra dei gayser: l’Islanda. Scarponi da trekking, giaccone anti vento, occhiali da vista con montatura nera -modello Rayban- e corti capelli biondi, per Benoit, mentre: scrpette ginniche, cappellino in payle su caschetto biondo cenere, e l’immancabile pioggia di lentigini su guancie arrossate (vedi: scottate), donano a Michèle il classico look dell’inglese in vacanza al mare, la quale ha purtroppo terminato la crema solare protezione mille. Benoit è un simpatico franco-canadese (la piacevole conversazione si è tenuta infatti in lingua francese), di professione informatico, "colorato" dal sole di Canarie, Marocco, e della "Bassa Italia" (attraversata rigorosamente cost to cost da Napoli a Bari, per intenderci), lei invece è nata nel centro del Canada inglese e di mestiere fa la professoressa di "mats", matematica (ricordate le rotonde professoresse di mezz’età della scuola? Benissimo, non centrano nulla).

"AlainPartendo da Montreal, dove risiedono, i due sognano di concludere la loro avventura in montain bike, toccando l’altro capo del mondo, in terra neozelandese. Nulla però è stato fissato, nessuna scadenza, nessun "road map" (itinerario), nessuna tappa è stata studiata a tavolino, neanche la durata del viaggio stesso, che "di certo non sarà inferiore ai due anni" dicono entrambi, aggiungendo lapidari: "amiamo l’impovvisazione". Ai due simpatici gitani su due ruote ho chiesto dove dormissero, e quanto tempo si fermassero nelle città che visitavano. La risposta è stata che quando possono, cioè freddo permettendo, dormono dove capita in tenda, amano il "Camping sauvage" ("campeggio selvaggio", letteralmente). Solo se costretti, ripiegano su convenzionali strutture ricettive, quali ostelli e quant’altro: "in genere, restiamo il meno possibile nelle grandi città", aggiunge Benoit, fiero di sentirsi un pò come il Buon selvaggio di Rousseau. Ho domandato loro a che ora fosse la sveglia la mattina: "le sette, quando fa luce, perchè senza luce non si pedala" ha risposto Michèle. Poi ho chiesto quanti chilometri percorressero più o meno ogni giorno: "Una settantina, circa, ma c’è gente che ne macina molti di più, anche 150. Il nostro record è stato di 130 km, lo scorso novembre in Marocco. Lì a differenza dell’Italia (dove siamo stati accolti splendidamente) o delle altre nazioni che abbiamo visitato, non ci hanno trattato granchè bene… a volte i ragazzini ci lanciavano addirittura pietre, ed inoltre ci chiedevano sempre soldi", dice Benoit mentre Michèla fissa il suolo, rivivendo, forse, nella mente quei momenti di paura. Visto che percorrono così tanti chilometri ogni giorno il pensiero è volato al peso di bagagli trasportati quindi a quello della bici stessa. Mi chiedevo se avessero mai forato ed, inoltre, ho ritenuto opportuno conoscere qualche particolare tecnico sui velocipedi incriminati, come ad esempio: di che materiale fossero fatte le bikes, che tipi di ruote montassero, quante velocità avessero i cambi; insomma qualche consiglio utile per chi progetta di fare "ciclo turismo", o semplicemente per i nuovi curiosi del mondo delle due ruote. "Il peso dei bagagli, contenuti in uno zaino capiente ed in due sacche ai lati delle ruote posteriori, è di 28 k ciascuno, piu 16 chili di peso per ogni bici. Le migliori sono in accaio, e non in carbonio come si pensa in genere: se infatti qualcosa dovesse rompersi o piegare, e il materiale del pezzo in questione fosse il carbonio, sarebbe impossibile raddrizzarlo a mani nude o cambiarlo in breve tempo, cosa invece possibilissima se il materiale dell’oggetto in questione è l’accaio. In tutto il viaggio non ci mai capitato di forare, è un’inconveniente che capita soprattutto a chi è alle prime armi. Per restare in tema di ruote, montiamo quelle da montagna dello spessore di 2,5 cm, ma per chi deve percorrere lunghi tratti in pista consigliamo ovviamente delle lisce. Infine il cambio monta 9×3 (ventisette) velocità: il meglio possibile per un viaggio in tutta tranquillità". "Prossima tappa?" domando infine, "Ci imbarchiamo da Bari per l’Albania. Poi di là vedremo." I due bike-world-tourist posseggono un propio sito internet dal quale seguire i vagabondaggi di Benoit e Michèle, www.vagamonde.net. Anche la B.B.E. possiede il proprio sito internet attraverso il quale contattare gli efficentissimi fattorini in bici: www.baribiciexpress.it