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"AlfioIl designer barese Alfio Cangiani alterna al lavoro di grafico pubblicitario e web, visual merchandising, l’attività di poeta, artista visivo e fotografo. Nel campo della grafica ha creato campagne pubblicitarie per clienti pubblici e privati. Come consulente visual ha contribuito alla creazione di immagini aziendali, in tutti i principali settori merceologici, dall’abbigliamento alla gioielleria. Nell’ambito del design ha creato originali sistemi di illuminazione, sedute, tavoli, sedie, ceramiche, complementi d’arredo utilizzando materiali di recupero. Le sue poesie sono pubblicate in varie riviste, come Temporali, Escamotage, Versodove, Campimagnetici, e ha realizzato performances, readings, rassegne di poesia. Negli anni Novanta è stato anche direttore artistico del foyer del Piccolo Teatro di Bari.
Uno dei suoi esperimenti più recenti è una sorta di “fumetto” che ha per protagonista un’ entità vagamente umanoide che, da un mondo di cupa confusione, emerge a un certo punto, per prendere coscienza di sé e subito ritornare al proprio caos permanente. Una breve “illuminazione”.
Noi di LSDmagazine abbiamo voluto, un po’ provocatoriamente, rivolgergli alcune domande:

Cosa ha scoperto di essere prima: grafico, designer, artista visivo, poeta o fotografo?

Nell’ordine, prestissimo poeta, poi artista visivo, designer, poi ancora grafico, per ultimo, fotografo; ma i confini fra le diverse arti per me non sono poi così netti.

In quale di questi campi sente attualmente di esprimersi meglio?

In questo periodo forse nel design e nella grafica, che sono poi un po’ la stessa visione del mondo, una lente personale attraverso cui filtrare la realtà circostante, un modo di tirare o spingere le cose nella direzione in cui credi.

Una domanda materialista: quale settore rende di più?

Non posso generalizzare: nel mio caso, nell’ordine, grafica, design, fotografia, arte; la poesia non rende assolutamente nulla da un punto di vista economico, ma spesso ha reso me molto felice, e non è poco.

Quando ha formulato il suo fumetto, in che stato d’animo si trovava?

Volevo riflettere, fermare tutto per alcuni minuti, provare a guardare da una diversa angolazione: ero in una fase di passaggio, spero di crescita.

Il suo”omino” che visione della vita esprime?

Si tratta di un personaggio”minimo”, che in un tempo e in uno spazio bombardati da ogni tipo di messaggi, non vede, non sente, se non col cuore, appunto in una visuale diversa, credo decisamente da recuperare.

Da dove deriva il suo pessimismo?

Credo sia una cifra caratteriale, ma combatte continuamente con passioni, aspettative, nuovi progetti e programmi: spero che perda.

Quale può essere l’alternativa al “nulla” in cui ritorna il suo personaggio?

Non so se il nulla cui accenno sia uno stato negativo: potrebbe essere anche una zona di pensiero, di volontario isolamento alla ricerca della forza o dell’equilibrio necessari a ripartire; viviamo in un mondo molto complesso, in cui è sempre più importante pensare prima di agire.

Cosa vuole fare da grande? ci parli dei suoi progetti.

Vorrei continuare tutte le mie attività: amo molto quello che faccio, mi costa fatica, ma credo sia una sorta di privilegio, quello della”creazione”. Da grande voglio continuare a imparare, a sperimentare, a provare passione ed entusiasmo per quello che faccio.