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Federico II
– del Sacro Romano impero della famiglia degli Hohenstaufen, Re di Sicilia Duca di Puglia, Principe di Capua, Re di Gerusalemme, Imperatore dei Romani, Re D’Italia e Re di Germania – è stato uno dei più grandi Imperatori della Storia di tutti i tempi, tanto da guadagnarsi per sempre il titolo di “stupur mundi” o invece è stato un dittatore sanguinario e senza pietà? Lo decideranno ben tre verdetti (tecnico-popolare-mediatico) al termine di un Processo che sarà celebrato sabato prossimo, 5 febbraio, alle 20.30, sul palcoscenico del Teatro Petruzzelli.

Si tratta della seconda rappresentazione giuridico-teatrale che viene organizzata nell’ambito della rassegna “Giustizia a Teatro”. Un’iniziativa nata per volontà del Comitato Scientifico “Organizzare la Giustizia” – presieduto dal procuratore di Bari Antonio Laudati, in collaborazione con la Fondazione Teatro Petruzzelli – e che mira ad avvicinare i cittadini all’esercizio della Giustizia e, quindi, al Processo che è decisamente la massima espressione democratica per l’accertamento della verità: tutte le parti hanno la possibilità di dimostrare la propria tesi.

I protagonisti del processo a Federico II sono:

il presidente della Corte: prof. Franco Cardini, Docente ordinario di Storia Medievale presso l’Istituto di Scienze Umane di Firenze;

il pubblico ministero: dott. Franco Roberti, Procuratore della Repubblica di Salerno;

l’avvocato difensore: dott. Michele De Pascale, Penalista;

l’imputato: sen. prof. Gaetano Quaglieriello, Vice presidente vicario del gruppo Pdl al Senato;

il teste chiave: sen. prof. Ortensio Zecchino, Docente ordinario di Storia delle Istituzioni Medievali presso l’Istituto Suor Orsola Benincasa di Napoli.
L’ “imperatore” Quagliariello sarà giudicato “colpevole” o “innocente” dal prof. Cardini che emetterà una sentenza “tecnica”; dal pubblico presente in sala, al quale all’ingresso saranno consegnati due cartellini (uno di condanna e uno di assoluzione), che emetterà una sentenza “popolare”; dai direttori delle principali testate pugliesi che emetteranno una sentenza “mediatica”.