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L’ultima giornata del concorso principale del Bifest 2011 ha proposto tre film di sicuro valore. Vallanzasca gli Angeli del Male di Michele Placido con un Kim Rossi Stuart bellissimo e molto meno intenso del personaggio cui si ispira. Dopo le polemiche delle scorse settimane dovute all’uscita del film in sala, si intuisce non solo che manca l’apologia di qualunque criminale ma anche che il film sfortunatamente non esalta le capacità registiche di Placido o quelle degli attori Filippo Timi in testa nel ruolo di braccio destro del boss della Comasina che pur ispirandosi a Giammaria Volontè per il suo personaggio, non convince del tutto. Timi straordinario interprete e scrittore raffinato, necessità di essere maggiormente preso in esame dal mondo cinematografica essendo anche tra i pochi attori con una cultura cinematografica, teatrale, musicale e letteraria degna di nota. Una vita tranquilla di Claudio Cupellini è un film complesso che si regge principalmente sulle spalle e sulla comunicazione di Toni Servillo che non commuove, che non emoziona, che non indigna ma è. E’ un personaggio senza storia il suo, senza passato e senza futuro, un ruolo freddo, forse tra i più difficili in cui negli ultimi 10 anni l’attore afragolano si è cimentato, che in questo film supera se stesso recitando in un tedesco abbastanza pulito nei modi e negli accenti, una lingua formale, non rozza come quella degli italiani emigrati in Germania e anzi perfettamente integrato nella piccola comunità in cui vive. Notevoli sono le musiche composte da Teho Teardo se prese in sé e invece assolutamente ripetitive e noiose e paragonate alla filmografia del compositore di Pordenone che arruffiana se stesso e lo spettatore con violoncello e musica elettronica. Ultima pellicola è Noi Credevamo di Mario Martone. Un magnifico colossal sulla storia del Risorgimento italiano. Da rilevare è la grave mancanza compiuta dal festival che proietta la medesima copia in circolazione nelle sale baresi contenente un pesante difetto che ne guasta la fruizione. I giurati internazionali inoltre non hanno potuto comprendere quasi nulla del primo episodio del film perché alla copia mancavano i sottotitoli in inglese, soprattutto perché inizialmente e più volte nel film la lingua utilizzata è un dialetto cilentano stretto di difficile comprensione. Peter Schneider giurato tedesco ha infatti abbandonato la sala a metà film, seccato. Nel film microstoria e macrostoria si intrecciano mirabilmente in uno spazio di narrazioni che decreta il trionfo della regia rigorosa dalla prima all’ultima inquadratura. Martone conferma la propria raffinatezza culturale ed esalta ogni momento con un’estetica della forma in grado di spingere i contenuti. Gli attori tutti bravissimi riesco a creare una linea empatica con il pubblico, l’indignazione per le sorti dei personaggi che rappresentano, la tristezza per le loro misere sorti o per l’unica sorte possibile e catartica. E’ questo il caso di Valerio Binasco che in Noi Credevamo interpreta don Angelo Cammarota, uno dei tre ragazzi infarciti di idee rivoluzionarie che disperatamente muovono dal loro Cilento per giungere in Europa e cercare di fare l’Italia. Angelo è un personaggio dolente e affascinante intensissimo. il suo gesto minimo, la sua espressione facciale fatta di dolore, abbandoni e colpi di testa, conquista il pubblico alla lacrime. Bravi tutti gli attori. Ottimo Luigi Lo Cascio nel ruolo di Domenico Lo Presti, bravissimi i maestri del teatro di ricerca chiamati da Martone per ruoli piccoli ma significativi. Andrea Renzi interpreta Sigismondo di Castromediano, nobile e patriota leccese. Di lui l’attore napoletano di origine romana dà una caratterizzazione efficace e compiuta pur nei limiti del personaggio, da ricordare senza dubbio il barese Totò Onnis che interpreta un personaggio un po’ fanfarone legato bonariamente alla sua terra ma che non tradisce e non chiede la grazia al Re.