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Un film urlato apre la 2° giornata del Bifest 2011. E’ La Nostra Vita di Daniele Luchetti che non ci è piaciuto. Il regista solitamente molto attento alla qualità e al dosaggio dei toni dei propri interpreti realizza una direzione decisamente sopra le righe che contiene a fatica una storia di per sé decisa con una trama molto forte. Un operaio edile perde la moglie mentre questa sta dando alla luce il terzo figlio e contemporaneamente si trova al centro di affari illeciti legati a responsabilità criminose in ambito lavorativo. Con tali proventi si sentirà in obbligo di risarcire i figli per la perdita della madre, affidandoli sul piano affettivo alla famiglia quale unico ammortizzatore con cui elaborare il lutto. L’interpretazione di Elio Germano nonostante il premio come migliore attore a Cannes, delude decisamente con i suoi toni urlati restando affidatario del messaggio di un personaggio troppo dolente e troppo poco sfaccettato psicologicamente. Il giudizio di severa critica non si rivolge, invece, all’indirizzo di Raul Bova e per Stefania Montorsi che danno prova attoriale di grande serietà riuscendo a non forzare la mano a ruoli misurati che riescono ad esaltarne le capacità interpretative. Di tutt’altro genere è La Passione di Carlo Mazzacurati con una sceneggiatura di cui è autrice tra le altre la barese Doriana Leondeff. E’ un film di buona qualità, come pochi se ne vedono nel nostro paese, in grado di far ridere e piangere alla lacrime o di suscitare emozioni tutte con la sobrietà del gesto e dei toni: dalle musiche, alla scenografia, passando per fotografia assolutamente congrua di un ottimo Luca Bigazzi. E’ un film sull’arte del cinema e sulla frustrazione del non poterlo fare, sulle preferenze imposte da mercato che sembrerebbe prediligere sempre un fare cinema legato a generi di pura evasione. E’ un film sull’amore verso i propri ideali, incarnati spesso da uomini che non sono in grado di farsene carico o che li perdono per strada, quando il sentiero della loro vita per varie ragioni si fa oscuro e incerto.Ultimo lungometraggio della seconda giornata è infine Una sconfinata giovinezza di Pupi Avati in cui, accanto alla grande prova registica del maestro bolognese ve ne è una rigorosissima e di eccezionale intensità di Fabrizio Bentivoglio. Il morbo di Alzheimer colpisce precocemente il protagonista Lino, un noto giornalista sportivo, che in un finale aperto cerca se stesso attraverso i luoghi della propria infanzia, finendo anche egli per perdersi definitivamente tra le nebbie della sua stessa coscienza di uomo e di ciò che ne resta. A farla da padrone è il tema della dissoluzione, le donne sfiorite e pesantemente ritoccate come la memoria, il senso di appartenenza e quello della famiglia in cui si sprecano momenti di affettata socializzazione chiarificano, infine, il senso del reale. Tra gli interpreti minori della pellicola è giusto ricordare il barese Damiano Russo nel ruolo del nipote e Vincenzo Crocitti nel ruolo del fratello prete e co-protagonista di molti film italiani degli anni ’70 da Giovannona Coscialunga disonorata con onore al celeberrimo Avere Vent’anni, fino ad importanti pellicole di Mario Monicelli come Romanzo Popolare o Un Borghese piccolo piccolo, in cui interpretava il figlio di Alberto Sordi.