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"aula"
Bari
è una città strana, ha due anime opposte. Da una parte vive sorretta dalle leggende feudali e dalle bellezze intricate del suo centro antico, agglomerato di edifici di epoca, bellezza e destinazione miste, che nei secoli si sono sorretti l’un l’altro. Questo è, direbbe Lotman, anche il “centro semiotico” della città, il punto più intenso e irrazionale, da cui si irradiano tutte le energie (soprattutto sacre e certo dovute alla presenza delle spoglie di San Nicola) per poi disperdersi tra le diverse geometrie della città che si affaccia sul mare. Dall’altra parte sta il mondo dell’ufficialità amministrativa, quello laico e civile delle direzioni dritte e logiche: questa parte di Bari incarna l’anima razionale della città, le strade perfettamente lineari del quartiere di Murat, i binari della ferrovia che dividono la città, le monumentali, esatte architetture del lungomare di Crollalanza.
Nessuna delle due anime può stare senza l’altra e il forestiero che arriva a Bari non potrebbe percepire il senso di unità di questa città se non ammirando la parte Vecchia che resta ancorata al passato con un occhio a quella nuova, che vola verso un futuro da costruire.
Credo che il “Processo Spettacolo alla Traslazione di San Nicola” (primo appuntamento della rassegna Giustizia a Teatro), che ieri sera si è svolto al Teatro Petruzzelli con grande successo di pubblico, il pubblico barese delle grandi occasioni, abbia voluto mettere in scena anche questa dualità. Da una parte l’officio dei tribunali, che poggia sulle idee importanti, ma non modificabili, di giustizia e ragione, dall’altra il cuore di Bari, che sempre e comunque, con i suoi umori, le sue passioni, la sua imprevedibile natura, si volge al santo e reinterpreta tramite la sua presenza anche le pagine dei codici legislativi.
L’idea mi è parsa di grande suggestione. Inscenare un processo al corpulento marinaio Matteo Sparro, impersonato con simpatia e disinvoltura dal sindaco Michele Emiliano, che dieci secoli fa guidò la spedizione a Myra intrapresa per “prelevare”, forse con metodi non del tutto democratici ma efficaci, le ossa del santo e portarle a Bari. Su di lui ora pendono due capi d’accusa: rapina pluriaggravata e violazione di sepolcro con sottrazione aggravata di cadavere. Alla fine l’accusa, pur sostenuta con grande maestria e bravura dal Procuratore Corrado Lombardo, anche dopo aver chiamato a deporre il priore della Basilica Padre Bova e lo stesso Matteo Sparro Emiliano, niente ha potuto contro la passionale arringa difensiva del noto penalista Aurelio Gironda. Il difensore infatti ha saputo dall’alto della sua esperienza ricondurre i reati ipotizzati a deboli ipotesi, messe in dubbio dal principio della presunzione d’innocenza e dalla necessità di agire contro i turchi in difesa del cristianesimo. Un’occasione in più per ribadire (lo fa lo stesso Emiliano chiedendo alla giuria popolare del pubblico di essere graziato) il principio della giustizia di tutte le cose, che sempre deve stare alla base dell’amministrazione della città.
Il pubblico, che ha svolto quindi un ruolo attivo, ha potuto allora votare l’innocenza dell’imputato, ufficializzata alla fine dal Presidente della Corte, l’illustre docente di Storia del Cristianesimo Giorgio Otranto. Il tutto condito con gradevoli digressioni su fatti giudiziari (e ce ne sono tanti) della nostra contemporaneità italiana. Insomma, Bari città duplice, ma le sue due nature, per una sera, si sono armonizzate.