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"ViniciusSin dalle prime note il mondo ispanico di Vinicius Cantuaria e Bill Frisell ci appare decisamente meno posticcio della Cuba deliziosa, ma da cartolina, tratteggiata anni fa dall’ironico Marc Ribot e dai suoi Cubanos Postizos.

Prima del concerto Cantuaria ci spiega nel corso di una breve intervista di aver ricercato con il grande chitarrista statunitense delle sonorità latine perché influenzato dai suoni e dai colori dei tanti cubani, colombiani, portoricani, venezuelani e messicani che come lui hanno scelto la città di New York come luogo di adozione, tuttavia il malinconico Messico offerto al pubblico del Teatro del fuoco di Foggia non si presenta come un paese desunto, ma come uno realmente vissuto, un luogo certo astratto, ma non per questo meno vero, quasi una dimensione immaginaria dell’America situata a metà strada tra la Nashville dell’uno e il nordeste brasiliano dell’altro.

Non è forse casuale che questi straordinari e visionari musicisti si siano trovati a suonare per la prima volta assieme nel 1996 in “O corpo sutil” di Arto Lindsay, altro grande artista dalla complessa identità (anch’egli newyorchese di origine brasiliana) che peraltro lo stesso Vinicius Cantuaria ci indica ancora oggi come suo nume tutelare.

Va aggiunto che curiosamente anche i personali percorsi di Frisell e Cantuaria potrebbero risultare a posteriori quasi speculari. Bill Frisell, uno dei chitarristi più influenti e geniali degli ultimi decenni, dopo gli esordi nell’europea ecm (periodo di cui memorabili restano soprattutto le incisioni con il trio di Paul Motian che egli sorridendo definisce un padre) ha poi intrapreso soprattutto un originalissimo cammino di ricerca e di reinvenzione del folk nordamericano. Vinicius Cantuaria, dopo gli splendidi contributi in qualità di polistrumentista per alcuni dei più grandi esponenti della Mpb (Caetano veloso, Gilberto Gil..) ed una carriera solista all’interno del proprio paese, si è dagli anni ’90 sempre più internazionalizzato ospitando nei suoi lavori personaggi come Ryuichi Sakamoto, Brad Mehldau, David Byrne, Arto Lindsay e tanti altri tra cui ovviamente Bill Frisell.

"ViniciusIl set con cui promuovono “Lacrimas Mexicanas” è estremamente essenziale. Frisell ha come di consueto la telecaster che ormai adotta da diversi anni e Cantuaria giunge sul palco soltanto con la semiacustica (che, ci rivela, preferisce suonare dal vivo solo per comodità, ma alla quale confessa di preferire la classica) e, accompagnati dal bravo e sensibilissimo percussionista brasiliano Marivaldo dos Santos, i due si divertono a cercare più che virtuosismi un interplay mai prevedibile utilizzando raramente loops e campionamenti. Lo stile personalissimo di Frisell nella realizzazione degli arrangiamenti è facilmente percepibile e Cantuaria encomiando il suo collaboratore e amico ci dice di sperare che ciò risulti il più possibile evidente anche nel disco. I nuovi brani che il pubblico foggiano dopo quello di Roma ha modo di ascoltare in anteprima nazionale sono proposti sin dall’inizio, intervallati da altri presenti soprattutto negli ultimi dischi di Cantuaria che per l’occasione appaiono però letteralmente destrutturati (non solo la dolcissima “perritos”, ma anche “quase choro” che già era stata impreziosita dalla chitarra di Frisell in “Vinicius” del 2003 suona ancora più eterea per il pubblico di Lacrimas Mexicanas).

Non manca la cover di Gilberto Gil “Procissao” che già Cantuaria aveva eseguito in “Intercontinentals” di Bill Frisell e ovviamente immancabili sono i bellissimi tributi a Jobim (“Vivo sonhando” e “Ligia”), che Cantuaria ha celebrato quasi in tutti i suoi dischi e, che ci rivela, continuerà ad omaggiare in quelli futuri. La musica brasiliana del passato è stata eccezionale e, come afferma Vinicius Cantuaria, che oggi ne è uno dei suoi protagonisti, continua ad esserlo anche quella del presente.

 Le foto sono di Carlo Coppola