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"Matteo
Laureato in Design e Arte all’università di Bolzano, Matteo Sandrini, 25 anni, e’ finalista de Accademia Apulia Art Award 2010. L’artista ha incentrato il suo progetto sull’osservazione delle dinamiche sociali all’interno di un quartiere etnico della città di Brescia, dove la comunità di immigrati si confronta con la gente del posto preoccupata di perdere la propria identità locale. In diversi giorni e sempre alla stessa ora, Matteo si è posizionato sulla strada principale fotografando le persone al loro passaggio. Al di là delle singole inquadrature, Matteo ha creato un’immagine composita con persone dal background multietnico allineati uno accanto all’altro, come in un collage di integrazione sociale.

Cosa l’ha portata a diventare fotagrafo?

Ho iniziato a fotografare alle scuole superiori, la possibilità di sviluppare fotografie analogiche nella camera oscura dell’istituto mi fece innamorare della fotografia.

Che tipo di attrezzatura usa?

Uso generalmente una Canon digitale. Per il lavoro del quartiere storico di Brescia ho utilizzato una Nikon.

Qual è la parte più impegnativa della sua professione?

Credo che la sfida più grande sia realizzare un progetto fotografico con un preciso obiettivo da raggiungere. La metodologia e il rigore compositivo è fondamentale e forse la cosa più complicata da portare a termine.

Per il concorso Accademia Apulia Art Award 2010 ha presentato una serie di immagini che riprendono la vita del quartiere ‘Carmine’ di Brescia. Cosa ha motivato questo progetto?

Il progetto mira a comprendere le dinamiche sociali all’interno del quartiere, a verificare quanto l’immagine, spesso negativa, veicolata dai media locali corrisponda al vero. L’idea più diffusa è che il quartiere abbia perso negli ultimi anni la propria identità e la propria cultura “originaria”, assumendo un carattere multietnico. Convivere non è semplicemente coesistere in uno stesso luogo, ma è un lento processo di interrelazione tra diverse realtà. Le strisce fotografiche dedicate a questo concorso tentano di mostrare come le persone prediligano ed evitino alcune zone rispetto ad altre. La coesistenza è evidente, ma la convivenza multietnica può dirsi raggiunta?

Che cosa cerca in un luogo?

Quando ho iniziato il progetto sul quartiere del Carmine mi sono organizzato in tre fasi: prima la ricerca di materiali storici, documenti e articol, poi l’ osservazione sul campo con interviste. L’ultima fase l’ho dedicata completamente alla fotografia, quando tutto mi era più chiaro e potevo scegliere la metodologia di scatto e lo stile più adeguato.

C’è un fotografo passato / presente che ammira in particolare?

Amo la semplicità e la morbidezza delle fotografie di Luigi Ghirri. Mi stupiscono sempre le enigmatiche fotografie di Joel Sternfeld.

Qual è stato il momento più gratificante della sua carriera?

La prima mostra fotografica come studente alla Bauhaus Universität, dove realizzai un progetto sulle case degli studenti di Weimar in Germania.

Qual è il suo prossimo sogno?

Il mio più grande sogno è di continuare a realizzare i miei progetti di ricerca e sopratutto ricordarmi come diceva d’Annunzio di osare sempre – Memento audere semper.

Cosa consiglia ai dilettanti che vogliono diventare fotografi professionisti?

Siate originali. In ogni caso è solo continuando a fotografare che ci si appassiona davvero.