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"Fete
E la luce fu. Nel 1999, a Lione, ebbero la grande idea di rendere ufficiale e sistematica un festa-ricorrenza antica di circa cinque secoli, in onore di Maria, che prevedeva un tributo di luce a base di candele, da parte della cittadinanza, in virtù di una leggenda e di una tradizione molto sentite da parte degli abitanti.
E’ allora che nasce La fete des lumières, una delle più sorprendenti kermesse urbane che possiamo immaginare e oggi diventato un appuntamento di rilevanza internazionale, fissato in un arco di quattro giorni: nel 2010 ha abbraciato dall’8 all’11 dicembre, lungo week-end che anche grazie alle felici condizioni climatiche – apertura, il giovedì, con 17 C° e aria primaverile – ha raccolto una straordinaria quantità di partecipanti. Si calcolano circa quattro milioni di presenze, per un brulicare ininterrotto, concentrato ovviamente dal tardo pomeriggio quando con l’arrivo del buio cominciano a susseguirsi le invenzioni di luce, ora più spettacolari e clamorose, ora raffinate e sottili, quasi minimaliste.
Tutto inizia con precisione cronometrica alle 18, nella maestosa Place Bellecour, una spazio immenso, rettangolare, che misura 312 metri di lunghezza per 200 di larghezza, dove sorge una grande ruota panoramica, che ricorda il Prater di Vienna. Sarà il punto di riferimento di una appassionante serata, che presto si popolerà di mimi, musicisti, strane creature sui trampoli o che appese a sorta di mongolfiere, volano sulle teste di decine di migliaia di astanti.
Tutto intorno, nel fitto reticolato delle vie del centro, spesso ampie, altrimenti più minuscole e raccolte, o lungo le sponde dei due fiumi che attraversano Lione, il Rodano e la Saune, sorgono bancarelle e spiccano brassèrie e ristoranti – se ne contano oltre 1500 in una città di circa mezzo milione di anime – che servono incessantemente da bere e da mangiare, ai turisti e ai locali.
"FeteE’ un dettaglio, quello alimentare, da non trascurare per diversi motivi: Lione è una delle capitali assolute della gastronomia, Paul Bocuse, cuoco esimio, è una gloria nazionale e agisce qui.
Tra le punte più qualificanti del gusto carni e salumi in quantità, ma anche formaggi, naturalmente, e l’arte ciooccolatiera: da considerarsi anche le cantine, c’è vino buono da queste parti.
Naturalmente essendo una festa di luci, tutto l’arredo urbano verrà investito dalle motivazioni di fondo: dunque le vetrine dei negozi, l’illuminazione dei lampioni e dei palazzi, le vie pedonali e le arterie che portano alla periferia, compresi parchi e giardini, risulteranno piegate alle esigenze della Festa, per coinvolgere fontane e facciate di teatri, cattedrali, del municipio e delle chiese.
La Festa delle Luci costa circa due milioni di euro, per la metà garantiti da sponsor privati, mentre il resto è a carico della municipalità e delle istituzioni regionali (non finanziano invece ministeri del turismo o della cultura): una spesa che pare non preoccupare nessuno, visto l’impatto dei numeri e l’accorrere da tutta la Francia e dai paesi limitrofi – italiani numerosi e contenti – che portano a un indotto dalle cifre trionfali, calcolato oltre il quadruplo del giro d’affari di altre simili giornate d’inverno.
Oltretutto, ci spiegano in Comune sotto l’egida di uno slogan azzeccato che ritroviamo in tutta la città, OnlyLyon, questa manifestazione ha caratteristiche varie, che superano il puro principio dell’entertainment: ad esempio si sottolinea la sperimentazione a cui aderiscono le scuole, come serva in funzione di risparmio energetico, o si lavori in un’ottica di riciclaggio per una più corretta disposizione delle fonti luminose. Il tutto nel solco di un lavoro condotto da un’amministrazione – a guida socialista – che ha già operato sul trasporto urbano elettrico, per una condotta ecologica e poco inquinante in generale.
Gli artisti e i performer della luce che convergono su Lione nei giorni della Festa sono ben conosciuti e stimati a livello mondiale e ogni anno il tentativo è quello di superarsi, di sorprendere i frequentatori che mostrano molto affetto per le diverse iniziative: e nonostante la marea umana che si riversa nelle strade, grazie a un controllo discreto, non si registrano problemi, incidenti, quei prevedibili guai fisiologici del sovraffollamento.
Con la tecnologia e la ricerca che si affinano, i ritrovati che le aziende mettono a punto, possiamo apprezzare le trasformazioni architettoniche, le fantasie multicolorate che intervengono anche nel quartiere vecchio a cui tanto hanno contribuito gli italiani, al punto che, ci dicono all’ufficio del turismo, “qui si respira l’aria rinascimentale di certi angoli di Firenze e della Toscana”.
La luce, dimensione immateriale e dispersiva per sua definizione, è l’ingrediente primo che si ripromette di animare Lione in quattro giornate fittissime di richiami e proiezioni: una Festa a cui bisogna assistere, anche perché nessuna fotografia o filmato potrà mai restituire lo stupore di quelle impalpabili creazioni, miscelato alla straordinaria densità umana che si riversa a celebrare la città.
Chi fosse comunque interessato a prendere visione di uno spaccato della festa, avrà a disposizione un dvd e troverà materiali vari sul sito, www.fetedeslumieres.lyon.fr