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"CoNPAss"Dal Coordinamento Nazionale dei Professori Associati dell’Università riceviamo e volentieri pubblicchiamo il comunicato stampa che hanno diramato a tutti gli organi di stampa italiani. Noi di LSDmagazine condividiamo la loro "battaglia".

Opponetevi o dimettetevi! E’ l’invito che, in coincidenza con la ripresa della discussione alla Camera del ddl Gelmini, giunge ai Rettori, ai Presidi e a tutti quei docenti universitari che, pur ricoprendo importanti cariche di rappresentanza nelle università italiane, fino ad oggi non hanno ancora dato voce al dissenso e alle controproposte che professori e ricercatori in tutta Italia stanno ormai da mesi esprimendo a proposito del ddl Gelmini.

Oltre 1600 adesioni in pochi giorni da 56 Università di tutta Italia! Tante ne ha raccolte ad oggi (ma il numero cresce di ora in ora) la "Lettera aperta ai Rettori, ai Presidi di Facoltà, ai Direttori di Dipartimento e ai Presidenti di Consiglio di Corso di Studio delle Università Statali Italiane" proposta dal CoNPAss – Coordinamento nazionale dei professori associati (http://www.professoriassociati.it) e dalla Rete 29 Aprile (http://www.rete29aprile.it/) e accessibile in rete all’indirizzo http://petizioni.conpass.it/.

Il documento viene presentato ufficialmente a tutti i Rettori, sollecitati in qualità di massimi rappresentanti delle Università a richiedere con forza e chiarezza l’arresto immediato dell’iter parlamentare del ddl Gelmini e la restituzione al sistema delle università statali delle risorse finanziarie sottratte.

Viene inoltre chiesto che le Università statali escano dalla CRUI, venuta meno da tempo al suo mandato statutario di rappresentare le università italiane facendosi al contrario strumento della politica governativa (come diversi Rettori hanno sottolineato negli ultimi giorni, dissociandosi dalle prese di posizione del presidente della CRUI). In ogni caso – in accordo con la petizione promossa dal Coordinamento dei Precari dell’Università (http://www.gopetition.com/petition/40360.html) – si chiede anche che ogni Ateneo non versi più alla CRUI il contributo annuale di alcune decine di migliaia di euro (soldi che fino ad oggi sono gravati sui bilanci delle università aderenti). Infine, si chiede che il dissenso nei confronti del ddl venga manifestato anche attraverso la sospensione delle attività didattiche e l’organizzazione di iniziative pubbliche.