Tempo di lettura: 2 minuti

"MarioE’ difficile non incazzarsi quando la vita si accanisce su di te e non vuole lasciarti andare come qualsiasi altro uomo affetto da quel terribile male che è il cancro. E’ difficile non incazzarsi specie di questi tempi dove tutto soggiace alle leggi della banalità e della demenza. Deve aver sentito questo Mario Monicelli in queste ore di dolori lancinanti e di ottusa ricerca di un perché. Rabbia. Dev’essersi davvero incazzato a non poter essere ancora in campo, con la sua ironia, con la sua poca, davvero poca, disponibilità verso le idiozie del prossimo. Dev’essersi incazzato ad accorgersi che la gente continua a dire scempiaggini, continua ad infinocchiare l’altro, ma senza più la furbesca bontà dei suoi personaggi, senza più l’eroismo cialtronesco della sua sua armata Brancaleone, mentre lui non può più muoversi, non può più denunciare con il suo splendido occhio filmico i difetti e la generosità, a volte talmente scabrosa, del suo popolo martoriato.Ho conosciuto Monicelli a Bari, al Fortino, qualche anno fa, in occasione della presentazione del suo ultimo lungometraggio Le rose del deserto. Terribile, un uomo terribile. Burbero, asciutto nei suoi commenti, agile nella mente, così come agilmente ti mandava a quel paese se dicevi una corbelleria o esageravi con la piaggeria. Assolutamente allergico agli autografi. Ma lucido, straordinariamente lucido, nel guardare la realtà sociale che gli era attorno e denunciare senza più mezzi termini, senza nemmeno la metafora del cinema, la degradante situazione culturale, economica, sociale e spirituale a cui il paese si stava riducendo per colpa del sistema politico dei "soliti noti". Lucido fino al termine dev’essere stato, nel prendere quella per noi incomprensibile decisione di spiccare un ultimo volo, nient’affatto virtuale, verso l’ignoto della morte.Questo commento, perché altro non è, nasce esclusivamente dalla mia emotività, e per questo chiedo perdono. Nasce dalla sensazione di rabbia e frustrazione che ho provato ad apprendere che Mario Monicelli ci ha lasciato.E’ difficile non incazzarsi all’idea che questa "grande guerra" la combatteremo, d’ora innanzi, senza il nostro grande regista.