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Pubblicato da Fazi Editore esce in questi giorni Standing Army un film, con acclusa monografia, che affronta “un viaggio alla scoperta dell’universo delle basi militari americane”. Un’ora e quindici per documentare una tra le realtà più potenti e meno esplorate ai nostri giorni.
Dormireste sonni tranquilli su una polveriera? Mandereste i bambini in una scuola posta a due passi da un arsenale?
E se la vostra casa fosse regolarmente investita dal boato di caccia-bombardieri?
I cittadini delle 130 nazioni che oggi ospitano 716 basi militari americane, devono sopravvivere a minacce del genere. A Vicenza, Ginowan (Giappone) e Uroševac (Kosovo), solo per citare tre esempi, da anni si consuma una riluttante coabitazione tra residenti e truppe statunitensi.
A dimostrarlo è Standing Army (Esercito permanente), il film che esamina, con il piglio del miglior giornalismo d’inchiesta, lo spinoso tema degli insediamenti militari americani disseminati per il globo.
Ma non solo. Thomas Fazi ed Enrico Parenti, giovani autori del DVD in vendita con un’appendice cartacea, pongono quesiti fondamentali per comprendere la geopolitica odierna: perché gli USA continuano ad installare basi militari in Paesi sovrani? Perché la nazioni sconfitte durante la II guerra mondiale – Germania, Italia (con ben 20 basi) e Giappone – “ospitano” ancora centinaia di avamposti? Come mai il governo americano mantiene un dispiegamento di 250.000 soldati nel mondo? Perché il Presidente pacifista, nonché Premio Nobel per la Pace, Barack Obama ha battuto Bush nella spesa (in tutto 680 miliardi di dollari) agli armamenti?

Secondo il pensiero di Noam Chomsky, linguista, saggista e docente al MIT, “le basi militari sono l’impero”. Un’immensa ragnatela indispensabile per tenere saldi i confini di una smisurata colonia. Gore Vidal, romanziere, saggista e autorevole voce dell’America del dissenso, afferma che “avere una rete globale di basi militari vuol dire avere i mezzi per combattere una guerra perpetua”. Una guerra che ricompensa l’America con un incalcolabile bottino. La sterminata infrastruttura militare, infatti, serve a controllare la maggior parte delle risorse energetiche mondiali. I combustibili fossili (tra cui il petrolio e il gas naturale) sono oggi in esaurimento. Ed è fondamentale l’acquisizione – con ogni mezzo – di giacimenti di greggio che servono a soddisfare la domanda di un Paese che assorbe, ogni giorno, un quarto della produzione mondiale di petrolio.

Anche la zona del Mar Caspio è ricca di oro nero e, nel 1999, dopo i bombardamenti della NATO sull’ex Jugoslavia, precisamente a Uroševac, è iniziata la costruzione di quella che oggi è nota come la più vasta e costosa base militare USA all’estero dai tempi del conflitto in Vietnam.
Tutte storie poco note che Standing Army diffonde attraverso scrupolose interviste, riprese dal vivo, acquisizione di scomodi documenti, immagini amatoriali di soldati e attivisti, e ricostruzioni grafiche. Storie ignorate e, per questo, ancora più inquietanti. Come la rottura, avvenuta poco più di un anno fa, dell’oleodotto interrato nelle viscere di Vicenza. Operante in gran segreto da anni, la struttura collegava la base vicentina a quella di Aviano. Il 9 marzo del 2008, una perdita delle condutture ha provocato insanabili danni ambientali nonostante la (tardiva) bonifica ad opera delle autorità. Migliaia di metri cubi di cherosene si sono infiltrati in falde acquifere e fiumi. Tuttavia le proteste dei veneti, ostili all’edificazione di una nuova costruzione militare, non hanno sortito l’effetto sperato. Anzi, al danno è seguita la beffarda esternazione del noto politologo americano Edward Luttwak: “Non me ne frega niente dei cittadini di Vicenza. Sono tutti degli sporchi comunisti”.
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