Tempo di lettura: 2 minuti

"bikeSalvati dalla body art. Per sfuggire alle insidiose leggi cittadine sui costumi, non è ammessa l’integra nudità, l’allegro mondo dei partecipanti al primo Naked Bike Pride italiano è ricorso al colore, alla fantasia, al corpo come tavolozza viva che pedala per la città. Succede a Torino.
Forse attirati come falene dalle luci da dinamo emanate dal recente riuscitissimo Bike Pride, o dalla messa in funzione dell’agognato e nordeuropeo Bike Sharing, i naturisti si sono messi in sella e hanno fatto festa per le vie del centro in competizione con lo shopping delle scintillanti mise estive.
Festanti, orgogliosi, belli da fare invidia, i partecipanti hanno scampanellato nella compassata e austera capitale sabauda. Animati da un desiderio di pacifica e non insensata protesta contro il dominio del petrolio, lo spazio rubato dalle auto, il traffico e i suoi tragici effetti hanno fatto sentire il fruscio della catena.
Si sono dipinti per non cadere in una denuncia per “atti osceni in luogo pubblico” o nel borbonico “oltraggio al pudore”. Meraviglioso come il corpo, possa ancora essere oggetto di scalpore, di multa, di castigante articolo di legge. Ma se il corpo è dipinto? Allora tutto cambia. Un escamotage da gnosi gesuitica, un vero privilegio dell’ingegno utilizzare l’arte per poter dire o essere o ricoprire il “re nudo” di sempre. Ma rivendicare diritti per il ciclista, per un diverso approccio al mezzo, alle corsie d’uso è importante. Profetico e premonitore di una mentalità che in un futuro non troppo distante, si voglia o no, dovremo cambiare.
La città deve essersene resa conto ed è ricorsa all’ironia per pubblicizzare il Bike Sharing e scoraggiare l’uso dell’auto.
“Dicono che sotto Piazza Vittorio ci sia il Graal, forse perché sfuggire al traffico è uno sforzo biblico”; ”Nel centro storico ci sono tanti teatri, forse perché attraversarlo in auto è un dramma”; “Il museo è Egizio, forse perché trovare parcheggio è un’impresa faraonica”. Un po’ copy di provincia ma, tutto sommato, per la città dell’auto, è davvero una pedalata in avanti.