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"manuelaDopo aver lavorato come giornalista in Italia per alcuni anni, Manuela Mesco si è trasferita in Gran Bretagna nel 2005.
Attualmente lavora come giornalista freelance a Londra e scrive per pubblicazioni italiane e britanniche, tra cui l’agenzia di stampa Ansa, Finanza & Mercati, ICIS Heren e The Guardian.
Ha inoltre collaborato con organizzazioni come Unlock Democracy e Spinwatch , per cui si è occupata di libertà di stampa e diritti civili – i suoi articoli sono stati pubblicati anche sulla rivista Index on Censorship.
Accademia Apulia ha posto a Manuela alcune domande.

Lei lavora come giornalista per l’Ansa – un’agenzia di stampa nota per le sue pratiche etiche. Tuttavia, molti tabloid adottano tecniche ‘Yellow’ perché si traducono in vendite altamente remunerative per i giornali. Come potrebbe la stampa ‘educare’ le masse ad apprezzare di più le informazioni di qualità? Quali sono, secondo lei, le leve per tenere sotto controllo il sensazionalismo.

I tabloid nel Regno Unito hanno una tradizione antica e si rivolgono a lettori specifici. Affianco ai tabloid però, che pur vendono bene, il Regno Unito ha anche una forte tradizione di stampa ‘di qualità’. Finché esisterà la differenza tra tabloid e stampa di qualità, i lettori non si potranno confondere e saranno portati a comprare un giornale o l’altro, consapevoli del tipo di informazione che troveranno in ciascuno di essi. Questo è già un ottimo metodo di controllo: per mantenere viva la stampa di qualità, è necessaria anche la presenza dei tabloid, in modo che le cose non si possano mescolare. E di certo queste due anime del giornalismo non si mescolano in Gran Bretagna.
Il problema è diverso: la stampa sta attraversando una crisi finanziaria a livello mondiale, in Italia così come nel Regno Unito e in molti altri paesi. Questo è ciò che più ne mina la qualità. Il Guardian è un esempio perfetto: è un giornale di qualità ed è attualmente uno dei mezzi di informazione principali in tutto il mondo (in particolare con il sito web), eppure le sue entrate sono basse e rischiano di non essere sufficienti per pagare i professionisti che ci scrivono. Di questo passo, non potendo pagare professionisti validi, la qualità del giornale a lungo andare ne risente.
Per questo la questione finanziaria è quella che editori e proprietari di giornali hanno più urgenza di risolvere. Senza fondi non si può investire nelle risorse umane e in quelle di ricerca: i giornali ad esempio potrebbero non essere più in grado di investire nel giornalismo d’inchiesta e in ricerche approfondite, elementi essenziali per un’informazione di qualità.
Per ‘educare le masse’ in modo che apprezzino la stampa di qualità serve solo, secondo me, che la stampa sia davvero di qualità. Il recente successo di un nuovo giornale italiano, Il Fatto Quotidiano, dimostra che quando si offre ai lettori un’informazione valida, la gente la apprezza. Ma sono necessarie le risorse giuste.

Quali sono le qualità che un buon giornalista dovrebbe avere?

A mio parere, i giornalisti dovrebbero essere prima di tutto professionisti dell’informazione al servizio del loro pubblico. Devono essere in grado di capire cos’è una notizia, comprenderla per primi e poi esporre in maniera chiara i fatti di interesse pubblico. Devono essere in grado di interpretare i documenti, porre le domande giuste, trovare l’angolo giusto in ogni storia, ‘interrogare’ le persone giuste. Ovviamente dovrebbero essere abbastanza curiosi da voler sempre andare a fondo delle questioni che sono di interesse pubblico, chiedendo in giro finché non si tocca il cuore delle questioni. Più semplicemente, dovrebbero essere in grado di raccontare al mondo notizie comprensibili di interesse al pubblico.

Come si è evoluto il giornalismo negli ultimi 20 anni, secondo te?

In generale, la più grande evoluzione è Internet per la quantità e la velocità delle notizie prodotte dal web. Gli utenti possono ora assumere un ruolo più attivo nella creazione e la raccolta di notizie. Il Citizen Journalism è ormai una realtà interessante, i blog e social network sono strumenti nuovi per raccogliere informazioni che 20 anni fa non erano neppure immaginabili. Questo ha cambiato completamente il ruolo della stampa tradizionale, in particolare di quella scritta. I giornali adesso hanno bisogno di trovare un nuovo modello per la produzione di notizie per rimanere competitivi, poiché la concorrenza ora si fa sentire non solo dai media rivali, ma anche dal web.
Ciononostante, è importante sottolineare la differenza tra Citizen Journalism e giornalismo professionale: come ho detto, i giornalisti sono professionisti con competenze, conoscenze, contatti ed esperienze. Il Citizen Journalism è espressione di una parte della società civile che decide di raccontare le proprie opinioni, ma non di professionisti dell’informazione. È importante anche considerare che Internet è uno strumento non controllabile: poiché è assolutamente libero, non tutte le cose scritte e pubblicate sul blog e siti web di social network sono vere e affidabili.
Un altro grande problema peggiorato notevolmente negli ultimi anni è la concentrazione nella proprietà dei mezzi di informazione – problema grave in tutta Europa e negli Stati Uniti. Questo mina la qualità della stampa in quanto rischia di compromettere un mercato equilibrato, libero e concorrenziale.
Oltre a questo cambiamento generale, il panorama dei media è diverso in ogni paese. In Italia, per esempio, sembra essere peggiorato non solo per i continui attacchi alla libertà di stampa – o più correttamente all’indipendenza della stampa – ma ancor più a causa di una continua lotta tra ‘fazioni’, dove i giornalisti attaccano i loro colleghi nel tentativo di difendere il loro partito politico. Tanto che le due ‘fazioni’ sembrano essere un preciso riflesso preciso dei partiti politici, e addirittura a volte portavoce dei politici. Non è questo il ruolo dei giornalisti: dovrebbero dar conto solo e esclusivamente al pubblico non ai poteri, anzi dovrebbero sperare il più possibile di contrapporsi ai poteri forti.
La stampa italiana ha sempre subito interferenze dal mondo politico. Quindici anni fa, però, sembrava che si fosse generalmente più interessati a raccontare ciò che accadeva nel paese, mentre adesso sono davvero pochi i giornali disposti a farlo. Tutti gli altri sono affetti da un continuo conflitto di interesse e mancanza di imparzialità.

"manuelaPensando a casi come quello belga, dove il parlamento ha votato a favore di una legge che vieta alle donne di indossare il velo islamico in pubblico, qual è la sua interpretazione della libertà di espressione?

È vero che la libertà di espressione comporta molte cose. Eppure, non credo che ci possa essere un ‘«interpretazione» della libertà di espressione. È un principio abbastanza chiaro: è il diritto di ogni individuo di esprimere le proprie opinioni, di credere nella propria religione, poter protestare pubblicamente, scrivere e dire quel che si vuole (purché questo non abbia effeti pregiudicanti). Ed è sicuramente un principio imprescindibile delle società globali come la nostra.

Quali sono gli elementi che secondo lei non dovrebbe essere evidenziati da un giornalista?

Un giornalista deve riferire notizie che sono di interesse pubblico. Una storia sulla vita privata di un individuo (anche un personaggio pubblico) che non ha conseguenze sulla sua vita pubblica non dovrebbe essere una priorità.

Quali sono i vantaggi di essere un giornalista? Quali gli svantaggi?

Essere un giornalista è la vera ricompensa di questo lavoro. Oltre a questo, la ricompensa sta nel poter parlare di una storia, esporne i fatti, svelare un pezzo di mondo in più. Gli svantaggi sono ben noti a chiunque operi nel settore: è faticoso, molto competitivo e richiede molta dedizione e una disponibilità praticamente totale. Tutto questo generalmente per pochi soldi. Ogni giornalista può confermare che questo è un lavoro che si fa soprattutto per passione.

Come italiana residente all’estero, come vede l’Italia? Qual è l’opinione dei britannici sulla politica italiana?

Purtroppo, non credo che i britannici abbiano un quadro chiaro di quello che sta succedendo in Italia. Qui si sa chi è il Presidente del Consiglio italiano, si conoscono alcuni degli scandali che lo hanno coinvolto, ma non i problemi reali che riguardano la nostra democrazia (come i membri corrotti del parlamento o le interferenze degli industriali nella politica), così come i problemi più attuali, come ad esempio la disoccupazione, la crescente mancanza di tolleranza degli italiani nei confronti degli immigrati, la rilevanza del Vaticano sulle nostre questioni interne e molti altri. Penso che la società e la politica italiane siano troppo complicate per essere comprese da un osservatore straniero medio.
Quanto al mio parere sull’Italia, mi trovo certamente in una posizione privilegiata nell’osservare il mio paese: essendo italiana e avendo vissuto la maggior parte della mia vita in Italia, so come funziona, ma posso osservarlo da un punto di vista esterno, distaccato, e avere così un quadro più generale, privo di manipolazioni, che sono all’ordine del giorno in Italia. Ritengo che nel nostro paese non sia solo lo stato della politica che marcia male – qualsiasi parola a riguardo è ormai superflua – ma la cultura che ha consentito che si creasse una tale situazione. Una cultura basata sulla corruzione, una mancanza di senso dello stato, uno stato di diritto minacciato da continui attacchi ai giudici e alla stampa. È questo ciò su cui si dovrebbe riflettere, ma ci vorranno anni, anche dopo la fine dell’era Berlusconiana, per risolvere queste questioni.

L’Accademia Apulia mira a fornire i giovani con ispirazioni e modelli professionale di riferimento. E’ facile /difficile diventare giornalista nel Regno Unito? C’è un college per la formazione di aspiranti giornalisti – qual è il tuo messaggio per loro?

Diventare un giornalista non è facile. Né in Italia né in Gran Bretagna. In Italia il problema è la mancanza di opportunità. In Gran Bretagna, d’altra parte, il settore è altamente competitivo. Qui però ci sono molti corsi post-laurea che possono aiutare e sicuramente più opportunità di lavoro. Per gli italiani che desiderano lavorare come giornalisti qui in Regno Unito, è importante tenere a mente che non è facile per gli stranieri competere con l’inglese scritto di un anglofono ed è dura anche capire come funziona il mondo dell’informazione qui, che è molto diverso da quello italiano.
Il primo passo dopo l’università e dopo eventuali corsi post-laurea sarebbe cercare uno stage presso un giornale o una televisione, cosa che qui si trova con una certa faciltà, e così imparare il lavoro. È importante essere consapevoli che questa non è una carriera facile e veloce: richiede sacrificio e duro lavoro. Il mio consiglio è di pensarci due volte se è questo ciò che si vuole veramente: offre molto in termini di realizzazione personale, ma richiede anche un impegno grande.