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"GoDaiGoDai washi fabric è un eco-tessuto che combina la tradizione preziosa della carta giapponese washi con la fantasia e il design tutto made in Italy.
Un filato organico e rivoluzionario fatto per l’80% di carta washi (wa: Giappone + shi: carta) e per la parte residua, in base all’uso del prodotto finito, di cachemire, seta, cotone, lana o lino. «L’aspetto singolare della carta nipponica è la duttilità», ha spiegato Micaela Metri, amministratore della GoDai Group, la società di design di interni che ha messo a punto il tessuto fabbricato al 100% in Italia dopo uno studio di quattro anni sviluppato nei due Paesi, mettendo a fattore comune «la tecnica millenaria giapponese e l’aspetto ricercato del gusto italiano».
La carta può essere ricavata da canapa e gelso, «ma noi – ha aggiunto – utilizziamo una speciale radice, tororo-aoì, diffusa nel Sol Levante, con proprietà salutari intrinseche del filato washi, fatto di trame inedite e consistenze esclusive».
Al tatto, ma anche alla semplice vista, il GoDai washi fabric appare tutto tranne che carta, sia pure seguendo la concezione sofisticata giapponese: tra le principali qualità, promette di mantenere l’umidità naturale della pelle, di assorbire l’80% dei raggi ultravioletti, di essere antibatterico e di prevenire la formazione di sgradevoli odori, assorbendo il sudore e tenendo la pelle idratata anche in ambienti umidi.

Proprietà tanto speciali che la Jaxa, l’agenzia spaziale nipponica, ha voluto confezionare alcuni capi da far testare alla mamma astronauta Naoko Yamazaki, durante la sua recente missione alla Stazione spaziale internazionale.

La prima collezione di ‘Godai washi fabric’, ribattezzata Wabi-Sabi, è stata presentata presso l’Istituto Italiano di Cultura a Tokyo e è stata aperta al pubblico fino al 26 maggio, caratterizzandosi per i suoi toni neutri del bianco e delle tinte naturali, seguendo i cinque elementi guida della filosofia giapponese: terra, aria, acqua, fuoco e spirito.
Sono quattordici, invece, gli artisti/designer internazionali che hanno voluto dare una personale ‘interpretazionè del filato seguendo i concetti che hanno ispirato il nome della società GoDai, i ‘Cinque Grandì.
Il prossimo appuntamento sarà in Italia (16-28 novembre), grazie alla collaborazione con il Fai, il Fondo ambiente italiano, con Villa Necchi Campiglio che ospiterà a Milano la collezione. Un modo per rilanciare i legami tra i due Paesi: a Tokyo, infatti, il responsabile dei capitoli internazionali del Fai, Luigi Moscheri, ha espresso il desiderio di lanciare presto il ‘Japan Friends of Fai, sull’esempio di quanto fatto dieci anni fa negli Usa. «Ci aspettiamo – ha spiegato Moscheri, nel corso della presentazione dell’iniziativa – un aiuto anche dal Giappone per conservare l’imponente quantità di beni artistici italiani anche per le generazioni future».