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"AlSi è chiusa la 4a edizione del Festival Internazionale del giornalismo a Perugia che quest’anno ha attirato un numero inaspettato di visitatori e partecipanti in un’atmosfera pacata ma fervida, distribuita tra Piazza Morlacchi e Piazza Italia con snodi sul Corso Vannucci della bella città umbra, tra teatri e sale troppo spesso piccoli per accogliere tutti gli ospiti.

A partire da mercoledi 22 e fino alla sera del 25 numerosi sono stati i temi trattati dai panelist, specialisti di web e community, bloggers, scrittori, esponenti governativi e della comunità europea, giornalisti e docenti universitari.

Nomi prestigiosi del giornalismo italiano e straniero che hanno di professionalità femminile nel mondo dei media, di Europa, di Islam, di giornalismo di precisione e di guerra, di relazioni pubbliche, di credibilità e trasparenza del giornalista, del diritto del lettore di conoscere la verità non filtrata. Il tutto in presenza di una platea eterogena di ragazzi volontari che ogni anno collaborano alla macchina del festival, di giornalisti esordienti, pubblicisti e professionisti, direttori di testata, fondatori di prestigiosi quotidiani italiani e stranieri, studenti di scienze della comunicazione, relatori pubblici e comunicatori.

Tutti a interrogarsi sul futuro di questa professione, odiata e sofferta da chi la pratica da anni, ambita da chi vede in essa una chimera di professionalità a tutto tondo.

Diverse sono le realtà venute fuori dai racconti degli studenti di questa professione che non si riconoscono in alcuno dei sistemi attuati nel mondo del lavoro; le esperienze di stage presso alcune testate restano fini a se stesse, il più delle volte per mancanza di tempo per affrondire un aspetto o l’altro delle diverse mansioni svolte all’interno della prima redazione, nè si riesce a trovare un modello di giornalismo al quale ispirarsi. I maestri di un tempo sono lontani  e i professionisti di oggi  fanno fatica essi stessi a conservare il ruolo di giornalista fedele alla ricerca della vera notizia. Gli esperti di giornalismo di cultura si sentono sollecitati più che altro da un sistema di case editrici intente a promuovere questo o quell’altro autore. Le pagine della cultura a fatica conservano una propria identità di comunicatori di novità in campo letterario e delle arti, in genere. Nel migliore dei casi si commemora l’anniversario della nascita o della morte di un autore già famoso; le novità stentano a essere diffuse.

Oggi la notizia arriva sui nostri pc, valanghe di informazioni sono a disposizione di tutti e tutti possono usare quelle notizie per comunicare con tanti. Twitter, Facebook, Youtube diventano piattaforme di distribuzione e di acquisizione di informazioni per milioni di lettori. Tutti possono pubblicare tanto, tantissimo.  Da qui nasce, dunque, il problema della fonte delle notizie e della loro veridicità. Le redazioni ricorrono sempre più a queste fonti e spesso non riescono a verificare la notizia per mancanza di tempo. Un video acquisito da Youtube, per esempio, viene trasmesso nell’edizione più importante dei tg nazionali, sicuri dell’audience che raccoglierà. E allora anche il giornalista, suo malgrado, si ritrova imbrigliato nelle maglie dei dati di ascolto che quello scoop assicura al suo notiziario.

Una domanda ricorrente di questo festival è stata : “Morirà la carta stampata?”   Vero è che le redazioni vivono un periodo di grande sofferenza occupazionale e piuttosto che assumere , oggi si licenzia. Dunque si cercano nuove mansioni per i redattori, tutto ciò che prima andava solo sulla carta stampata, ma soprattutto tutto ciò che accade dalla fine dell’ultima rotativa e che non uscirà sulla edizione del mattino, viene messo in rete. E allora, perchè comprare il quotidiano all’edicola se posso avere tutto sulla pagina web di quella testata? E qual’ è realmente il pubblco che acquista ancora il quotidiano? Sicuramente il quotidiano attrae poco i giovani, più agevoli ad usare il web, ma resta ancora una preferenza e la prima fonte di informazione quotidiana degli over-40.

Si è parlato anche di radio in questo festival, la mamma di tutte le all news. “Uno strumento di comunicazione estremamente moderno, attuale e vivace – dichiara Antonio Preziosi Direttore dei TG Radio e di Radio 1 media sul quale conviene investire per la sua molteciplicità di fruizione.” La radio trasmette via cavo, via etere, in digitale, via web e anche in tv;  si può ascoltare dovunque, sempre e attraverso dispositivi sempre più semplici e attuali. “Con la radio si può scrivere leggere o cucinare. Non c’è da stare immobili seduti lì a guardare. E forse è proprio questo che me la fa preferire  cantava Finardi. E’ sicuramente in controtendenza in termini di investimenti pubblicitari che registrano segni in negativo inferiori rispetto a stampa e tv,  a fronte di ascolti in aumento, un numero maggiore di fonti di ascolto e di canali radiofonici; basti pensare che solo in USA esistono 2500 webradio, come racconta David Willey della BBC. E, soprattutto, in un’era di immagini e video onnipresenti e dominanti, la radio lascia spazio ancora ad una componente molto importante per chi comunica: l’immaginazione dell’ ascoltatore. Suoni e parole diventano essi stessi veicoli di comunicazione, suscitando immagini ed emozioni diverse. Pensiamo al potere evocativo di una canzone: come ci immaginavamo fosse la California quando i Mama’s&Papas cantavano “California dreaming”?  Com’è cambiata la percezione della musica dall’avvento dei primi videoclip? In poche parole il potere della radio è nel “non  visto”, in quella dimensione misteriosa dove la fantasia vince sul limite di un’immagine che accompagna la notizia trasmessa in video.

Viene fuori da questo festival un quadro della professione del giornalismo vivo e vario, ma in bisogno di cure per sanare le falle che il mondo del lavoro, sempre più veloce, provoca nella comunicazione. Il ruolo del giornalista è, quindi, chiamato a trovare un suo assestamento, nel turbinio dei cambiamenti repentini,  nell’ottica costante di tre concetti imprescindibili : completezza, affidabilità ed imparzialità. L’ efficacia della  notizia certa non lascia spazio al pensiero dell ‘informatore evitando il rischio di essere faziosi e di creare un solo pubblico di riferimento. La notizia deve arrivare a tutti, indipendentemente dall’appartenenza politica di chi trasmette e di chi riceve, i fatti servono al lettore per conoscere la realtà, l’opinione deve rimanere spontanea e libera da qualsiasi persuasione. Il rischio presente del giornalismo moderno è quello di non ricercare più la notizia, soffocare la curiosità, dimenticare di raccontare la vera realtà. Il mondo e i numerosi avvenimenti non possono ridursi ad una mera trasposizione in parole delle immagini prese da un’unica rete. Questi sono i vari concetti espressi dai tanti che si sono avvicendati sulla scena di questo festival, da Mentana ad Al Gore, da Saviano a Javier Moreno.

Il Festival si è chiuso domenica 25 aprile con il dibattito – racconto tra Eugenio Scalfari, Walter Veltroni e Giuseppe Tornatore, moderati da Michele Serra, sulla memoria del passato e la speranza del futuro. Ma questo evento meriterebbe un articolo a sè per essere degnamente raccontato.