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"Dignità"Le chiamano aziende. Ed uno pensa che nascano dall’iniziativa privata, cioè che c’è uno, un po’ più coraggioso di altri, che si sforza di accumulare capitali per produrre un bene o un servizio, assumendo personale a cui fornisce un salario e la possibilità di una vita dignitosa, per ricavare alla fine un utile che remuneri gli sforzi compiuti.
Te la raccontano così, ancor oggi,  la favola dell’imprenditoria, ma poi superi una certa età e ti accorgi che non è tutto vero, almeno non per la maggior parte degli imprenditori, specie i più grandi. Anzitutto, l’iniziativa non è privata, anzi più pubblica che privata. Non nasce azienda o ramo d’azienda senza il contributo dell’ente pubblico. Se una società per azioni apre una sua sede in qualunque parte d’Italia, riceve una buona parte dei soldi dalla Regione o dallo Stato, ed un contributo anche dalla Provincia, senza contare gli sgravi fiscali sul personale assunto, ovviamente con contratti ad hoc. Se poi una big è in crisi, vedi Fiat, allora ecco che per la paura di mandare a spasso migliaia di padri e madri di famiglia, lo Stato si cala le brache e con i nostri soldi mantiene la prossima ristrutturazione del prossimo capitano d’industria, che si guadagnerà quasi certamente la copertina di Panorama. Qualcuno dice, che in realtà l’Italia sia l’ultimo paese comunista rimasto al mondo; per inciso: a me va bene la partecipazione dello Stato nell’economia (gli ammortizzatori sociali sono per me una grande dimostrazione di civiltà), ma che sia un intervento che porti benefici a tutti e non solo a Confindrustria o ai liberisti che ancora sostengono il "laissez faire" che c’ha portato, eliminando i controlli sulla finanza, alla crisi economica.
Oltre all’aiuto economico pubblico, le imprese possono contare anche su un aiuto legislativo concreto e che rientra nel tanto acclamato "sostegno all’imprenditoria"! Partiamo dai famosi contratti a tempo determinato, e quelli a progetto, e quelli di apprendistato, e i cocopro e quelli che lavori un mese senza paga e poi il contratto non ti viene rinnovato perché l’imprenditore non ha il vizio di pagare il personale. Alcune aziende stanno fallendo perché, dopo una circolare dell’ultimo governo di centrosinistra e dopo il decreto Damiano, una modesta percentuale di contratti è stata trasformata al tempo indeterminato. Ma le possiamo chiamare aziende queste che nascono con soldi pubblici e che pur avendo commesse importanti, non riescono a stare in piedi solo perché non più del cinquanta per cento del proprio personale è a tempo indeterminato? Ma chi sono i dirigenti di queste aziende, cosa meriterebbero? Non certo i lauti stipendi che negli ultimi tempi si sono dati.
Senza contare che, oltre alle leggi scritte, a favorire questo stato di cose ci sono poi  i vuoti legislativi, ove si inseriscono presi dalla febbre di profitto, gli azionisti. Ad esempio parliamo del sistema delle "esternalizzazioni", un sistema i cui effetti si stanno facendo sentire soltanto ora. Come funziona l’esternalizzazione. Facciamo un esempio. C’é un a grossa azienda, una spa che produce servizi e ha bisogno di un servizio telefonico di assistenza tecnica per i suoi clienti. Dovesse aprirlo lei, direttamente, spenderebbe diciamo 10: pagando il giusto i suoi dipendenti, acquistando il capitale necessario, disponendo una sede a norma. Invece decide di esternalizzare, verso quelle che si chiamano aziende "outsourcer" (e che, se al tg dessero notizie sul lavoro, molti di voi saprebbero che stanno fallendo una per una). Queste aziende offrono lo stesso servizio a 7 e alcune addirittura a 6. Alla grossa società conviene e se il servizio clienti è pure a pagamento, ci guadagna cospicuamente. Ma l’outsourcer come può pagare 6 un servizio, che a tenerci stretti costerebbe 10? Nei primi tempi si può capire che, essendo già specializzata in quel tipo di servizio, non ha costi d’avvio, e poi ci sono gli sgravi fiscali, i finanziamenti pubblici se si porta questa attività magari in una parte depressa del paese o dove la regione offre aiuti economici. C’è pure chi prende i suoi operatori e li mette in un sottoscala o in un garage, senza fornire nessuna garanzia di sicurezza. Ma poi alla fine, l’effetto dell’abbattimento dei costi iniziali, svanisce ed un servizio che costa 10 e ti fai pagare 6 ti manda, come si suol dire, con i piedi all’aria, e il peggio è per i tuoi dipendenti.
In Italia non c’è una legislazione che gestisca e limiti le esternalizzazioni, a parte la legge Bersani, che, in caso di mancata corrispondenza dei salari agli operatori, dispone che l’azienda appaltatrice sia solidale e quindi paghi per l’azienda outsourcer, se questa è insolvente.
In Italia non c’è nemmeno una legislazione che impedisca quelli che io definisco i "giochetti di prestigio" delle aziende. Prendiamo ad esempio, senza fare nomi (ad esempio l’ex-Eutelia, poi Agile, poi…), un grande gruppo, che tra le società controllate ha appunto un outsourcer che nel tempo si è indebitata. Cosa fa il gruppo? Vende la società indebitata con tutti i suoi debiti. Ma come fa a trovare un’altra società interessata all’acquisto e soprattutto disposta a farsi carico di debiti, talvolta abissali? Semplice, la crea appositamente. Poche persone del gruppo, mettono a disposizione un piccolo capitale sociale tale da creare un srl, che, per chi non lo sapesse, ha una responsabilità limitata qualora dovesse fallire. E questa srl acquista la società indebitata. Poi, la srl vende l’acquistato ad un’altra srl, creata appositamente e controllata da una finanziaria straniera i cui proprietari sono sconosciuti. L’outsourcer viene lentemente portata al fallimento, senza che il gruppo societario originale abbia più alcuna responsabilità. Con il fallimento della società, tante persone sono costrette alla disoccupazione, o, nell’ipotesi migliore, agli ammortizzatori sociali, pagati dal pubblico. Morale, il sistema delle esternalizzazioni non funziona, a pagarlo, sono stati i lavoratori dipendenti, primi per quanto riguarda il dovere di rimpolpare il fisco, ultimi per quanto riguarda il diritto al lavoro. Ed in tutto ciò, il Ministero del lavoro ha le mani legate, perché molto più sacro del diritto all’occupazione, in un paese come il nostro, è il diritto alla proprietà!
Le chiamano aziende e non funzionano come noi credevamo.