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"Arte-aborigena"Arrivano da una cinquantina di tribù australiane e da collezioni pubbliche e private, raccontano in tripudio di colori e segni astratti il Tempo del Sogno, gli uomini delle stelle, la ricerca della patata buona o gli spiriti del Lago McKay: sono i capolavori dell’arte aborigena contemporanea in mostra a Roma, nei grandi spazi di Palazzo Incontro.

Visitabile fino al 7 marzo, l’mportante esposizione, organizzata dalla National Gallery di Firenze, raccoglie 220 opere, dipinti e sculture tra le più significative di un linguaggio espressivo che non ha uguali nel mondo. «Questi quadri appartengono in massima parte alle tribù aborigene – ha spiegato il curatore Luca Faccenda, che ha condiviso tre lunghi soggiorni con quella di Djabugai – sono i loro racconti, perchè gli indigeni non conoscono la scrittura e affidano ai colori i riti e le storie su cui fondano un’antica e ricchissima cultura». Per questo è così difficile ottenere dei prestiti, farsi affidare opere che parlano di un passato perso nella notte dei tempi, capaci di restituire con incredibile freschezza miti e leggende che ancora regolano la vita quotidiana nella tribù.
"Arte-aborigena"L’espressione artistica è dunque la connessione più diretta con radici altrimenti perdute, perchè, ha proseguito il curatore, gli aborigeni non sono popolazioni stanziali, si muovono nella continua ricerca del cibo abbandonando nei loro spostamenti oggetti e manufatti.

Senza percezione del tempo, in totale simbiosi con l’ambiente naturale, le tribù affidano dunque ai linguaggi dell’arte l’infinito bagaglio delle loro esperienze e credenze, rigorosamente divise per sesso. Il mondo maschile e quello femminile sono infatti del tutto separati, non si parlano e anche le opere traducono questa realtà, che, precisa Faccenda, è comunque fondata sul reciproco rispetto. In Occidente, comunque, l’arte aborigena arrivata per prima è stata quella delle donne di Utopia, circa 70 artiste che hanno stupito il mondo allestendo i loro lavori nei principali musei. Sono presenti anche nella mostra romana con i meravigliosi batik di seta dove raccontano la ricerca del pomodoro, con le tele che evocano gli spiriti del Lago McKay. Solo Linda Syddick può farlo, è l’unica deputata a trasmetterne le storie e i poteri degli spiriti dell’acqua.

"Arte-aborigena"Così come Allan Kempa riproduce criptici rituali di iniziazione che solo uomini ormai anziani e di grande esperienza possono comprendere. Ma quello che si vede sono astrazioni di linee e colore bellissime e spiazzanti, di una vivacità che quasi assale il visitatore. Sembrano solo agglomerati di punti che avvicinandosi trasmutano in forme antropomorfe quelle che popolano le tele di Gay Simon Jagamarra. Un suo quadro è una sorta di Cappella Sistina, in cui sono riprodotte le fasi della creazione del mondo, quel Tempo del Sogno via via riproposto ai più svariati livelli di memoria, con le fanciulle-rane insidiate dall’iguana, che il Dio di Tutti impietosito salva portandole in cielo e trasformandole nella costellazione delle Pleiadi. Così bella e luminosa che anche l’iguana si pente dei cattivi pensieri e le vola accanto nelle sembianze di Orione.