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"Logo"1710 – 2010: trecento anni dalla nascita a Jesi di Giambattista Pergolesi, il musicista che in soli 26 anni di vita contribuì a creare il mito della musica italiana e della teatralità napoletana, con la straordinaria intensità delle sue composizioni,  ma anche il mito della propria geniale personalità precocemente scomparsa.

E’ proprio Napoli ad aprire le celebrazioni, che prevedono per tutto l’anno rappresentazioni, esecuzioni e un tour  degno delle più quotate e affiatate compagnie settecentesche, con tappe declinate sulle corde della globalizzazione per cinque convegni internazionali: dopo Napoli, a Milano, Roma,  Dresda fino in Giappone, per chiudere nel 2011 a Jesi.

Il Convegno Sopra il gusto moderno: civiltà musicale a Napoli nell’età di Pergolesi, si è tenuto dal 28 al 31 Gennaio, in varie sedi, organizzato dalla Fondazione Pergolesi Spontini e dal Centro di Musica Antica Pietà de’ Turchini, grazie alle attenzioni organizzative e alla assoluta competenza di Francesco Cotticelli e Paologiovanni Maione, colti studiosi della realtà teatrale e musicale napoletana nella fenomenologia e nella effettiva declinazione sulle scene. Inaugurato, e concluso,  nella Chiesa di Santa Caterina, sede del centro di Musica Antica, il Convegno ha aperto i lavori con una sessione introduttiva, sulla situazione politico – culturale nel contesto primo settecentesco, e napoletano in particolare, in cui si muove Pergolesi. La giornata si è conclusa con l’intervento di Roberto De Simone, che con Riccardo Muti e Francesco Degrada contribuì al recupero alle scene moderne di opere come Lo frate nnamorato: il Maestro ha esordito con un avvio polemico nei confronti delle Istituzioni di Napoli e la loro scarsa sensibilità verso i grandi momenti della cultura napoletana. Ma si è poi soffermato sul suo lavoro in preparazione della Olimpiade pergolesiana, opera inaugurale della stagione 2011 del San Carlo. E al teatro San Carlo,  appena inaugurato dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo la ristrutturazione, nel foyer scintillante di stucchi, specchi e velluti di settecentesco splendore si è tenuta la seconda sessione del Convegno, che nel pomeriggio del 29 si è spostato a Pozzuoli, la città dove Pergolesi morì a soli 26 anni.

I temi della mattinata hanno sviluppato gli aspetti di religiosità e ruolo delle Istituzioni ecclesiastiche e dello stato della musica sacra a Napoli al tempo di Pergolesi; nella sessione pomeridiana, la presentazione dei  risultati della ricerca su documenti amministrativi dei Banchi per recuperare informazioni teatrali, voluta 20 anni fa da Francesco Degrada, pergolesologo. Lo spoglio sistematico presso il Banco di Napoli ha realizzato il vecchio sogno di Francesco Degrada e di Franco Carmelo Greco, primi a intuire la messe di notizie e di scoperte sulla prassi teatrale settecentesca racchiusa negli atti e nei registri amministrativi. Il gruppo delle studiose che si sono dedicate alla ricerca ha illustrato, attraverso sondaggi per temi, i risultati che nel complesso costituiscono 10.000 voci e informazioni sulla prassi esecutiva. A loro e ai due coordinatori il compito di sottolineare il metodo e le modalità di lavoro sugli archivi di Napoli, una ricerca complicata, condotta su tutti i giornali di cassa per gli anni d’interesse, quelli pergolesiani appunto. Un grande lavoro di gruppo da cui emergono le grandi individualità dei due studiosi e coordinatori, Cotticelli e Maione, da anni impegnati nella documentazione e dimostrazione della idea di fondo sottesa alla loro ricerca: ossia la connaturata teatralità della città di Napoli e la imprescindibile centralità della prassi esecutiva sul coté letterario e autoriale.

"Caricatura"Le due giornate seguenti sono state dedicate a una sessione più squisitamente musicologica, sulle tecniche di apprendimento e insegnamento nei conservatori e ad alcuni aspetti e opere di Pergolesi, come cantate e sonate per violino; alla genesi e sviluppo del  mito “Pergolesi”, e, nella giornata conclusiva, ad aspetti librettistico – testuali.
Ma un altro momento straordinariamente fedele al fare musica del Settecento a Napoli, alla magia che non solo i musicisti e i poeti librettisti potevano comunicare, ma anche la energia emotiva e fisicamente trascinante delle canterine  e virtuose, così fascinosamente ammalianti e desiderate dal pubblico dei teatri, è stato il Concerto offerto dal Centro di musica antica “Pietà de’ Turchini” in apertura della stagione 2010, con Simone Kermes, e “Le Musiche Nove”.

Dedicato all’occasione celebrativa, il Concerto “Lieto così.  Affetti napoletani di primo Settecento” ha proposto le straordinarie doti vocali ed espressive della Kermes, definita “un soprano fuori dagli schemi”, ma, o forse proprio perché, così vicina allo spirito che animava i protagonisti del teatro musicale settecentesco e che portava gli spettatori a teatro.