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"IoLeonardo Pieraccioni e Medusa guardano sempre più al cinepanettone e con Io & Maryilyn mettono, in sala da oggi, venerdì 18 dicembre, in 650 copie, il film forse, non a caso, meno toscano del regista che però Pieraccioni preferisce chiamare prima cine-digestivo e, poi definire solo come «il mio film di Natale» (evitando sempre di nominare il termine cine-panettone). Di fatto Io & Marilyn, al di là di ogni dichiarazione di intenti, va a sfidare direttamente Natale a Beverly Hills, il cine-panettone doc della Filmauro di Neri Parenti che sarà nelle sale, sempre lo stesso giorno, con oltre 800 copie.
In Io & Marilyn, Pieraccioni è Gualtiero Marchesi (sì proprio come lo chef), un uomo che vive riparando piscine, dividendosi tra ex-moglie (Barbara Tabita) che lo ha lasciato per un domatore di circo supernapoletano (Biagio Izzo), e i due amici gay (Massimo Ceccherini e Luca Laurenti) che gestiscono una pasticceria.

Ma una cosa accade nella sua semplice vita. Durante un’improvvisata seduta spiritica, Gualtiero invoca la donna più bella del mondo Marilyn Monroe, che davvero ad un certo punto comparirà, prima nella sua cucina, e poi sempre più spesso durante le sue giornate (ad interpretarla la sosia inglese Suzie Kennedy). In realtà a vederla e sentirla sarà solo Gualtiero che confiderà alla star-fantasma tutti i suoi segreti ricevendo da quest’ultima preziosi consigli per riconquistare l’amata moglie (e tutto questo con scene simili a quella tra Allen e Bogart in ‘Provaci ancora Sam’).

Dalla parte del manutentore di piscine solo un amico (Rocco Papaleo) che crede alle sue incredibili visioni, e uno psichiatra (Francesco Guccini, ormai presenza fissa negli ultimi film di Pieraccioni) che proverà ad aiutarlo. «Sono contento del risultato – esordisce il regista-attore -. In questo film si parla di tante cose, di famiglie allargate, del mondo gay e sicuramente d’amore». Ma Pieraccioni non è invece troppo d’accordo a chi vede una sua svolta intimista in Io & Marilyn. «Non credo sia vero – dice -. Non posso dire che questo sia un momento triste nella mia vita. Certo ho 45 anni e mi sento sicuramente più fragile e meno spavaldo di quando facevo I Laureati. A quei tempi certe microansie non le avevo».

E’ vero – aggiunge poi Pieraccioni – «questa volta non volevo fare un film toscano per i soli toscani. Era tempo per me di misurarmi con altri dialetti altrettanto comici come il napoletano». E mentre Pieraccioni continua più o meno a glissare la domanda se il suo si possa considerare davvero un cine-panettone o meno, Giampaolo Letta di Medusa non nasconde come ci sia ormai una «tradizione di confronto al box office che dura da dieci anni, dai tempi de Il principe e il pirata. Solo – aggiunge – la sfida tra Pieraccioni e Parenti è biennale».