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"Aquilialberg"Resta aperta fino al 10 Gennaio e non si può perdere la Mostra “La Città Fragile”, che in Triennale – nel centro di Milano, città emblematica della fragilità in mostra – apre in concomitanza con la tre giorni di “Milano si-cura”, un momento di riflessione e ripensamento del modello produttivo e della capacità milanese di produrre autoformazione individuale per affrontare le emergenze: la mostra è uno dei “trattini” di questo valore etico milanese.

Come sottolinea Davide Rampello, Presidente della Triennale, “La questione di fondo nel pensare la mostra, è stata rappresentare rapporti e situazioni, ossia temi astratti; la soluzione del curatore – Aldo Bonomi– e dei due architetti è stata la teatralizzazione dei concetti, di una riflessione sugli effetti della modernità sulle forme di convivenza, della sua tendenza all’erosione delle forme di relazione tradizionali e del bisogno di comunità. Non si è pensato allo spazio come a una mostra, ossia a un allestimento, ma a una rappresentazione, una messa in scena del tema”.

Attraverso documenti fotografici, video, illustrazioni, mappe, dati statistici emblematici, si vuole rappresentare alcune fragilità della città contemporanea, mettendo in scena il rapporto tra comunità del rancore, quella del rinserramento e della ricerca del capro espiatorio, comunità di cura, quella che cerca di farsi carico delle fragilità sociali, comunità operosa, quella che agisce in modo privilegiato nell’ambito produttivo e delle professioni.

L’allestimento traduce in chiave architettonica i contenuti secondo tre linee fondamentali: la fragilità, sul lato sinistro, interpretata come dei “cocci” frammenti scheggiati; la comunità della cura, sul lato destro, srotolata in un nastro continuo; e nella spina centrale 5 saette del rancore, la comunità rancorosa, che incombe con i neri 6 metri di altezza e con slogan disturbanti.

Come spiega Aldo Bonomi, nel tessuto urbano – milanese ma metropolitano in senso lato – a preoccupare sono le categorie che producono una società “rancorosa” nella città fragile. Le persone sole reagiscono o cercando un rapporto, oppure risolvono rinserrandosi, chiudendosi. Le cinque saette sono la traccia della fragilità nella comunità del rancore: la Società securitaria, che si rinserra (con un video di Telelombardia sulle ronde); Biscotto nero, il segno nella città fragile dell’Intolleranza, espresso dalla vicenda dell’immigrato ucciso a sprangate per aver rubato un pacchetto di biscotti; Femminicidi, in aumento a segnare una convivenza affettiva in crisi; Malaombra, i suicidi, altro fenomeno in aumento, senza volontà di intervento nella dimensione della solitudine e del malessere dell’individuo, soprattutto secondo le due polarità degli anziani e dei giovani; la Secessione dei benestanti , chiusi in Gate communities protette.
L’ultimo plastico del percorso schegge rappresenta La città infinita, ossia la dimensione della metropoli della quale Milano è simbolo ed esempio."Aquilialberg"

Da questa realtà angosciante nascono nel percorso della mostra – segnato dalle schegge, dai cocci, a rappresentare la fragilità, i segni di malessere e disagio, e, come contraltare sul lato destro, la speranza, dall’ombra, rappresentata dalle professioni delle inclusioni (il Welfare auto prodotto: comunità di cura – giudici dei tribunali dei minori: giustizia mite – professioni della cura- associazioni – volontariato – cooperative sociali).
Documenti fotografici, video, illustrazioni, mappe, dati statistici emblematici fanno scorrere esempi di questi “salvagente” lanciati nella realtà metropolitana verso “i diversi”, che portano i visitatori a due antesignani dell’idea di intervento verso la comunità, Primo Moroni e il suo “Calusca” e Elio Facchinelli: embrioni negli anni ’70 di una Milano della cura dei soggetti sociali, certo non incoraggiati dalle Istituzioni.
Inevitabile chiedere a Bonomi quale pensa debba essere il ruolo delle Istituzioni in questa realtà di disagio: “La mostra è un messaggio rivolto verso le Istituzioni: in queste Società securitarie, che al fondo hanno il rancore, le Istituzioni dovrebbero mettersi in mezzo, per contribuire a trasformarle in Comunità operose. La competizione sociale non esiste senza coesione sociale, ed è inutile profondersi per l’Expo 2015 senza una coesione sociale condivisa”. Per questo e come auspicio in mostra sono illustrate le azioni intraprese dalla Regione Lombardia, perché Imprese –terziario – la Milano economica si accorgano che devono prendersi cura dei soggetti sociali, perché non prevalga il rancore.

Conclude Bonomi: “Mi piace muovere dalle linee guida di Borgna. Credo che ognuno di noi debba partire dalla propria fragilità e riconoscere la fragilità che è nell’altro per non arrivare a una concezione di esclusivismo. La comunità di destino è per tutti destino di fragilità. La parte della mostra che mi è più cara è la rappresentazione della Speranza della società di cura”, che può portare allo spazio dell’illuminazione, un agorà finale che ripropone in un momento di riflessione i temi trattati nella mostra.

La mostra è costellata da citazioni letterarie, per esempio Nabokov –“ La solitudine è il campo da gioco di Satana”, Baudelaire –“La città cambia più rapidamente del cuore di un uomo”, la milanese Alda Merini –“L’unica radice che ho mi fa male”- quasi a sottolineare che il passato cartaceo ha riflettuto a lungo su un pensiero sociale che la mostra vuole riportare al centro di ogni esperienza individuale, perché (la frase- sottotitolo dell’allestimento è di Dostoevskij)
“Non è rinchiudendo il vicino che ci si convince del proprio buonsenso”.
La città fragile

20 novembre 2009 – 10 gennaio 2010
A cura di Aldo Bonomi
Progetto dell’allestimento e grafico, AquiliAlberg
Milano, Triennale
mar-dom 10.30-20.30 gio 10.30-23.00 lunedì chiuso
Ingresso gratuito