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"televisione"Ormai da diversi anni gli Stati occidentali sono soggetti ad una nuova forma di “santa Inquisizione”: quella mediatica. Spesso ad essa si unisce un’attività non proprio genuina da parte del Potere Giurisdizionale (secondo la tripartizione dei Poteri dello Stato teorizzata dal Maestro della Libertà Montesquieu), troppo spesso intesa più alla condanna mediatica che a quella giuridica.
I casi in Italia, e non solo, non si contano più. Si passa dal caso emblematico e drammatico di Enzo Tortora, assolto perché non una prova tangibile fu data della presunta colpevolezza del giornalista-presentatore.
Al caso di Edgardo Sogno, Randolfo Pacciardi e Cavalli i quali, dopo mesi di carcere preventivo, ottengono la piena assoluzione, ma la gogna mediatica soprattutto dell’Espresso non è mai cessata.
Altro caso risale addirittura al 1964 allor quando l’Espresso con i due giornalisti Eugenio Scalfari e Lino Jannuzzi denunciarono senza alcuna prova un presunto tentativo di colpo di Stato orchestrato addiruttura dal Presidente della Repubblica Antonio Segni  e dal Generale dei Carabinieri Giovanni De Lorenzo. Entrambi erano personaggi scomodi: il primo in quanto eletto alla Presidenza con i voti dei partiti centristi e della  destra (MSI e Monarchici) ed appartenente all’ala destra della Dc e pertanto poco incline a favorire i primi tentativi di Governo di centro-sinistra fortemente voluti dal Segretario nazionale della Dc Aldo Moro e da quello del PSI Pietro Nenni, il secondo in quanto uomo dello Stato e presunto conoscitore di segreti personali di molti uomini illustri. Dalla stampa con uno scandalo a pieni titoli di prima pagina si passò alle aule giudiziarie e parlamentari d’inchiesta. Segni fu colpito da ictus dopo un durissimo incontro con Aldo Moro (Presidente del Consiglio incaricato) e con Giuseppe Saragat (che sarà poi il più comodo successore a Segni stesso), e pertanto fu costretto a dimettersi dopo lungo periodo di malattia. L’altro fu destituito dall’Arma dei Carabinieri e dai Servizi Segreti e dovette farsi valere in sede civile sia nei confronti dei calunniatori e sia dello Stato stesso. Con una soluzione all’italiana, i due giornalisti furono eletti Deputati del Partito Socialista Italiano, al quale avevano reso grandi servigi evidentemente, e, pertanto, riuscirono ad evitare il carcere derivante dalle condanne penali per “Diffamazione”. Lino Jannuzzi addirittura ha dovuto vivere per anni in Francia per evitare di dover scontare la condanna, fino alla Grazia concessa dal Presidente della Repubblica.

Altro caso analogo fu quello di cui fu vittima il Presidente della Repubblica Giovanni Leone, anch’egli eletto nel 1972 con i voti del MSI-DN, e coinvolto in uno scandalo mediatico Lockheed, senza prove di colpevolezza, costretto a rassegnare le dimissioni, solo così lo scandalo si sgonfiò immediatamente.

Nel 1990 si cercò di fare lo stesso con il Presidente Francesco Cossiga ed il caso Gladio, ma il tentativo non riuscì, anche se fu il vero inizio, la prova generale, dello scandalo più giornalistico che giudiziario rappresentato da “Tangentopoli”. Ma Cossiga a quel punto non era più Presidente e quindi era cessato l’interesse a colpirlo.

Non dimentichiamo il caso Marco Pantani. L’accanimento giornalistico da parte, in particolare di un Direttore di un noto quotidiano sportivo, ma anche di un Procuratore della Repubblica. Tutto come per incanto si è placato con la morte del giovane ragazzo ormai ridotto alla disperazione e abbandonato a se stesso. Altri ciclisti stanno subendo in questi anni la stessa sorte: Jimenez, Van den Broucke. La cosa anomala è la disparità di trattamento tra altri sportivi, si veda il recentissimo caso Cannavaro giustamente archiviato, e quello di tanti ciclisti Di Luca e Rebellin su tutti messi alla gogna mediatica e non solo.

Altri ciclisti ugualmente coinvolti in casi sospetti sono stati “perdonati” dai poteri forti dello sport. Clamoroso la scoperta della positività al doping di Lance Armstrong nel Tour de France del 1999 per ben due volte, il Tour dal quale Pantani doveva essere escluso ad ogni costo, eppoi invitato al Tour ed al Giro d’Italia del 2006 con tutti gli onori. A Marco Pantani, ma anche a tanti altri, tanto garantismo non è stato concesso dalla stampa nazionale ed internazionale.

Infine, il caso Michael Jackson. Dal 1995 in poi di Michael Jackson si scriveva e si parlava solo in termini negativi, ironici. Le qualità musicali ed artistiche erano largamente dimenticate. Dopo l’incredibile morte alla vigilia del suo grande rientro anche per festeggiare i quarant’anni di carriera, cosa che pochissimi personaggi dello spettacolo possono vantare a soli cinquant’anni, si sono scoperte le incredibili, indiscutibili qualità artistiche ed anche umane del personaggio. Vittima del sistema che era più forte di lui. Solo oggi ci si ricorda quanta beneficienza ha fatto, devolvendo gli introiti del grande brano “We are the world”, o di altri pezzi “Heal the world”, ecc.

Situazioni analoghe si sono verificate all’estero nei paesi occidentali. Jacques Chirac è stato nel corso del suo secondo mandato da Presidente della Repubblica francese oggetto da un fuoco di fila di inchieste. Terminato il mandato presidenziale e ritiratosi dalla politica, tutto si è spento. Altro che immunità del Presidente e rinvio delle inchieste alla fine del mandato, il ritiro dalla vita politica rappresenta la forma di immunità più efficace. Stessa situazione per i molti sportivi. Terminata l’attività non vi è più alcun interesse all’inchiesta sia mediatica che giudiziaria.

Emblematico il caso di Bill Clinton e di Monica Lewinski.

Diceva Alessandro Manzoni in “Storia della Colonna infame”: “giacché è men male agitarsi nel dubbio che riposare nell’errore”.