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"gunterpauli"“Smettiamola di rifiutare i rifiuti. Dedichiamo loro la giusta considerazione, capiamoli, reimpieghiamoli, offriamo loro una seconda chance. Farà bene a loro ma soprattutto a noi”.A parlare così è l’economista Gunter Pauli, “guru” di fama internazionale per quella bizzarra cosa definita “impatto zero”. Una interessante vicenda che riguarda cosucce come: il pianeta, la nostra eventuale sopravvivenza sullo stesso, l’ambiente, gli scarti o rifiuti che dir si voglia, la sostenibilità, l’energia, insomma: il futuro. Pauli è il fondatore di Zeri (Zero Emissions Research and Initiatives), una rete di 3.000 scienziati, studiosi ed innovatori che si occupano di trovare soluzioni innovative alle sfide del mondo e di riprogettare nuovi modi di produzione e di consumo.

L’iniziativa sul tema “Ecodesign e Innovazione” organizzata da Skillab, autorevole centro di formazione e sviluppo delle risorse umane, in collaborazione con Disegno Industriale Politecnico di Torino rappresentato dal prof. Luigi Bistagnino, Environment Park, il Team della Ricerca e Innovazione dell’Unione Industriale di Torino, e il Polo della meccatronica, è il primo di una serie di incontri dedicati a queste attualissime questioni, ribadendo il proprio ruolo di antenna di diffusione sul territorio delle tematiche più rilevanti e innovative per le imprese.

Il Direttore generale di Skillab, Licia Devalle, spiega l’importanza di questo incontro: “Ciò che ci ha spinto ad invitare qui il prof. Pauli è il fascino che ha avuto su di noi la filosofia che il gruppo di lavoro di Zeri sta portando avanti negli anni. Oggi abbiamo bisogno di un nuovo sguardo sulla realtà. Grazie a nuove ipotesi scientifiche, guidati da una serie di opportunità imprenditoriali, il gruppo Zeri offre spunti, individua i settori e le tecnologie che modificheranno i modelli di business del futuro”.

Ascoltare Gunter Pauli è istruttivo ma produce un effetto non prevedibile. Sa riportare in auge la possibilità di una fantascienza finalmente buona. Attenta alle cose che meritano attenzione, alle persone, al modo di vivere, agli ambiti lavorativi che si potrebbe generare. Saper preservare il pianeta in cui viviamo, imparare a non fare terra bruciata dove passiamo, e finalmente una prospettiva di prosperità non costruita unicamente sul Pil. A inspirare questo approccio nessun extraterrestre illuminato con le immancabili antenne o modaioli decoder, ma il più verde degli ispiratori. La natura. Dove niente viene cestinato e tutti hanno un ruolo attivo. Viene in aiuto al professor Pauli la fiducia nelle leggi fisiche, la loro prevedibilità, e l’utilizzo di queste magari in un aeroporto come quello svedese, che grazie all’utilizzo di una sorta di serra naturale riesce a non dover utilizzare flussi di gas per pulire l’aria. Di casi concreti ne cita a dozzine, e il sospetto che qualcosa si può fare davvero fa capolino in tutti i presenti.
Elemento da non sottovalutare e la cordialità di Pauli. Altissimo, elegante, ricorda un po’ Clark Kent e un po’ Chet Baker da giovane. Nessun esibizionismo, nessuna autocelebrazione, non vi è il tempo per queste cose, c’è troppo da fare. Là fuori, una marea di scarti attendono il loro turno per poter diventare risorsa; quella chimera o castello in aria che per convenzione chiamiamo sostenibilità, desidera che il castello scenda velocemente a terra.