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"AdidasAdidas e Puma sono forse i marchi più conosciuti al mondo, ma nessuno dei due esisterebbe se non ci fosse stata una accesa rivalità fra due fratelli in un semi-sconosciuto paesino della Germania.

I fratelli Adolf e Rudolf Dassler aprirono in società nel 1920 in Baviera, nella città di Herzogenaurach,  un laboratorio e un negozio per la produzione e la vendita di scarpe sportive artigianali. Adolf (Adi), appassionato di sport che passava ore a disegnare scarpe nel suo laboratorio, e Rudolf , esperto venditore. Quando però l’attività si stabilizzò, i due fratelli iniziarono a maturare una frustrazione reciproca: erano in disaccordo su tutto, dalla politica al futuro dell’azienda, addirittura alla scelta delle rispettive mogli.

Così, dopo essersi fatti le scarpe a vicenda, intorno alla metà degli anni ‘40, il laboratorio rimase al fratello Adi e prese nome di Adidas (fusione fra Adi e Dassler), mentre Rudolf, costruì un altro laboratorio per la fabbricazione di scarpe sportive e lo chiamò dapprima “Ruda”, da un suo soprannome, cambiandolo successivamente in Puma.

Spesso in seguito agli scioglimenti di attività a gestione familiare, si verifica una situazione di imparità: uno dei componenti raccoglie successi, l’altro cade in rovina. Il mito risulta sfatato nel caso dei due fratelli Dassler: entrambi hanno costruito un impero e le loro aziende sono entrambe di successo a livello planetario. Le due aziende ebbero un successo enorme da portare il brasiliano Pelè ad indossare scarpini Puma nei mondiali del 1970, mentre il nuotatore Mark Spitz indossava un paio di "Gazelle" Adidas durante la cerimonia di premiazione alle Olimpiadi del 1972.

I due fratelli non si sono parlati più fino alla loro morte. Nei giorni scorsi vi è stata una svolta che segnerà la storia dei due grandi “brand”, i due amministratori delegati delle due aziende, Herbert Hainer per l’Adidas e Jochen Zeitz per la Puma, in occasione della giornata mondiale per la pace, “ peace one day”, hanno organizzato una partita di calcio tra i dipendenti delle rispettive aziende, in un campo nella loro città natale, ponendo così fine ad una guerra che durava dal 1948!

"Noi siamo aziende pubbliche e siamo ovviamente focalizzate sui nostri interessi, ma oggi l’idea principale è quella di unire e di giocare insieme nel nome della pace", ha detto ai giornalisti Zeitz. Il tutto è raccontato in un libro di un’autrice tedesca, Barbara Smit, dal titolo: “Sneaker war”, ma non vi è un traduzione in italiano. Non è da sapere quanto ci sia di marketing dietro tutto ciò, ma siccome siamo dei romantici, gustiamoci il momento, aspettando che magari Nike e Reebok abbiano qualcosa da chiarire…