Tempo di lettura: 2 minuti

"Ambiente"Per la prima volta i Paesi del G20, che si riuniscono questa settimana a Pittsburgh, sono messi a confronto sulla loro competitività in un’economia globale a basse emissioni di gas serra, e sui loro ritmi di miglioramento, in un rapporto commissionato dall’ente di ricerca australiano Climate Institute e pubblicato nei giorni scorsi.

Lo studio «G20 Carbon Competitiveness» rivela che la maggior parte dei Paesi sono al di sotto dei miglioramenti di produttività e di competitività a basse emissioni, necessari per stabilizzare le concentrazioni di gas serra a 450 parti per milione (ppm). Ai primi cinque posti nell’indice di competitività si piazzano Francia, Giappone, Gran Bretagna, Corea del sud e Germania. L’Italia si assicura un onorevole 8/o posto grazie al tasso alto di riforestazione e, per un Paese sviluppato, per il basso uso di spedizioni via aerea, oltre ad avere raffinerie di petrolio efficienti, esportazioni a bassa intensità di emissioni e carburante costoso. Ha tuttavia un’alta proporzione di autoveicoli, e bassa proporzione di energia rinnovabile.

Nonostante alti livelli di benessere economico e di spesa per l’istruzione, segni di prosperità futura, l’Australia è solo 15/a su 20, a causa dell’alta intensità di emissioni nelle esportazioni e nella generazione di energia, e dell’elevata proporzione di autoveicoli. Riguardo al miglioramento della produttività a basse emissioni, solo Messico e Argentina sono sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo di 450 ppm di gas serra entro il 2020, seguiti da Sudafrica e Germania.

«Il rapporto sottolinea l’urgenza di prevenire ulteriori concessioni ai grandi inquinatori, di attuare ampie riforme economiche con robusti schemi di riduzione dell’inquinamento da CO2, e di misure di efficienza energetica più decisive», scrivono gli autori. «Mette in luce inoltre – concludono – l’importanza che i leader mondiali, che partecipano la prossima settimana a riunioni dell’Onu e del G20, aumentino gli incentivi finanziari e di investimenti per tecnologie pulite».