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"Gabbiano"E’ sicuramente uno degli uccelli più eleganti del pianeta, la sua livrea candida nella parte inferiore e grigia sulle ali, i contorni degli occhi ben delineati, come truccati, il becco sottile ma possente allo stesso tempo, rosso o nero a seconda
della specie e quell’espressione corrucciata fa del Gabbiano un autentico esempio di come "l’abito non faccia il monaco".
A dispetto del suo aspetto pulito e quasi aristocratico, stiamo parlando di un uccello esperto in adattamento, la sua velocità nel cambiare le proprie abitudini è a dir poco sorprendente. La forza e la tenacia con cui ha saputo modificarle,
sia quelle sociali che quelle alimentari nel corso dei decenni fanno di lui un esempio di evoluzione in tempo reale unico.
All’inizio era un uccello marino, specializzato nel vivere in completa simbiosi col mare, come i suoi cugini maggiori Albatros, Sule, Urie e via dicendo, e come loro ama dormire in alto mare in gruppi numerosi, lasciandosi cullare dalle onde, si nutre prevalentemente di pesce, piccoli gamberetti, molluschiavvoltoio", gira in ampi cerchi in cielo in prossimità di siti favorevoli e contende a rapaci, ratti e addirittura cani, i bocconi più prelibati.

Il gabbiano reale mediterraneo, comune nella nostra penisola, da adulto è in grado di mettere in fuga qualsiasi rivale raggiungendo dimensioni ragguardevoli ed avendo un carattere combattivo, carattere che mette in mostra anche nelle dispute con i suoi simili per problemi di territorio o di prede, dispute che non di rado finiscono in modo cruento. Nel tempo poi ha iniziato a colonizzare i fiumi, le sue sponde e quindi si è "infiltrato" nel cuore di grandi città come Roma su i suoi storici tetti, tra le sue millenarie mura. Lì tra statue, acquedotti secolari e colonne ha avuto un’altra illuminazione. Si è accorto di essere circondato di prede facili come il pacifico piccione o come i rumorosi storni, fino a mettere nel suo menù anche rondini e rondoni che a loro volta hanno cominciato a cercare (al momento con pochi risultati) le contromisure. Conclusione, sui tetti di Roma è facile incontrare a spasso pulli di gabbiani intenti a passeggiare a caccia di cibo o semplicemente in cerca di avventure; nei cieli di tante città si possono scorgere gli inseguimenti tra gabbiani e rondoni, oppure all’imbrunire interi stormi di nostri amici attendono pazientemente il rientro in città degli storni per tendergli imboscate e rimediare un bocconcino fresco. Come testimonianza personale ho visto l’inverno scorso su un campo di calcio in prossimità del mare una violentissima disputa tra un gabbiano ed una gazza (altro animale opportunista), disputa conclusasi con una zuffa a colpi di becco ignorando che altri gabbiani avevano provveduto a fare fuori l’oggetto della contesa. L’impressione era strana, era come vedere un esquimese fare a botte con un masai, in campo neutro… Come strano è vedere nei pomeriggi estivi, nelle piazzette all’ombra, gatti, piccioni e… gabbiani che aspettano insieme con pazienza che qualche buona signora scarichi dal balcone qualche gustoso avanzo del pranzo, per poi scatenare la bagarre con esiti sempre incerti… Altro dato incredibile è come questa specie di adattamento avvenga in più parti d’Italia in maniera quasi sincronizzata, è come se si passassero la notizia, i primi attacchi agli storni sono stati segnalati quasi simultaneamente da nord a sud e gli inseguimenti ai rondoni, avvenuti quest’anno per la prima volta, sono stati contati in più regioni.

In un mondo dove ciò che serve oggi può essere inutile domani, sembra che questi uccelli abbiano scoperto il segreto della sopravvivenza, segreto che non è da considerare scontato, visto che altri volatili, come il passero ad esempio,
non sono riusciti ancora a svelare, infatti insieme a lui, pettirossi, usignoli, ed altri piccoli animali di città un tempo abitatori stabili di esse sembrano calare di numero ogni anno, ormai incapaci di competere con i nuovi ingombanti coinquilini. Forse chissà, la loro possibilità resta quella di invertire le posizioni, di occupare loro la nicchia ecologica un tempo dei gabbiani… anzi ora che ci penso… forse sta già accadendo.