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"cinemaA pochi giorni dall’apertura della 66/ma Mostra del cinema di Venezia (2-13 settembre) il direttore Marco Mueller traccia il ritratto dell’edizione 2009, «ricca, trasversale, piena di contrasti e soprattutto divertente» e respinge le accuse di provincialismo che sono cominciate ad arrivare per la grande presenza dei film italiani, 16 nuovi sparsi in tutte le sezioni, ben quattro in concorso. «Provinciali noi? Allora anche troppo americani, sei film, troppo internazionali con un record di 32 paesi rappresentati, troppo cinema femminile, troppo cinema di genere, troppe opere prime e seconde. Tra questi ‘troppì ci sta pure troppo cinema italiano», replica Marco Mueller.

E aggiunge: «Controcampo italiano, la nuova sezione del nostro cinema, non è stata un’operazione politica, non abbiamo accontentato nessuno anzi sono tante le sfuriate subite da registi, produttori e distributori che volevano un posto al Lido. E invece la selezione è stata durissima».

Mueller parla di una Mostra «inventario dei modi di fare cinema in tempo di crisi, cinema che ha imparato a resistere come gli americani del cinema indipendente ad esempio o come Claire Denis che ha inseguito per anni il sogno di un grande film africano e si ritrova con White Material in concorso con Christophe Lambert e una Isabelle Huppert in stato di grazia».

Mueller, alla vigilia di quella che definisce «un’apnea lunga 11 giorni» sottolinea come il cartellone 2009 sia «altamente panoramico con un cinema di qualità inseguito in tutti i meandri in cui si era andato a cacciare, per esempio tra il cinema di genere come quello horror».

Un orgoglio della vigilia è quello «dei tanti nuovi autori scovati, opere prime e seconde ancora senza distribuzione, ufficio stampa e apparati, che solleciteranno agli spettatori deviazioni stimolanti e percorsi trasversali per una Mostra dedicata ad un pubblico attento, curioso, vorace di cinema».

Una tendenza certa è il cinema in bilico verso il documento, dal Capitalism di Michael Moore a Between two worlds di Jayasundara sulla guerra civile in Sri Lanka fino a Green Days di Hana Makhmalbaf sulle proteste iraniane di giugno, «un cinema che sa essere spirito del suo tempo, il che non vuol dire instant movie, ma film che con la necessaria distanza di tempo, contengano sintesi emotive dei segni delle grandi trasformazioni sociali che stiamo vivendo».

Alcuni titoli sono per Mueller da «innamoramento immediato» e cita Lebanon di Samuel Maoz girato in un carroarmato israeliano, Bad Lieutenant di Herzog, Life during wartime di Todd Solondz e Lourdes dell’austriaca Hausner. Per gli italiani non si sbilancia sul concorso ma cita alcuni titoli di Controcampo italiano come Marco Filiberti del Compleanno (il nuovo Tummolini), l’apertura Dieci Inverni di Valerio Mieli (opera prima che già vola alto) e Cosmonauta di Susanna Nicchiarelli.